WARWICK COLLINS.
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IL MATRIMONIO DELLE ANIME.
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Parte 4.
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Titolo originale: The Marriage of Souls.
Traduzione di: Alessandro Peroni e Federica Rupeno.
2003. Ponte alle Grazie Editore, MILANO.
ISBN 88-7928-638-2.
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Trascrizione elettronica resa disponibile dalla
Fondazione Ezio Galiano onlus
 http:\\www.galiano.it
ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale realizzata da: Libero Giacomini, E-mail: libero.giacomini@gmail.com.
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99.
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Sulla banchina del Lymington, dopo aver comperato molti ippoglossi
freschi e una certa quantit di spezie alle bancarelle del
mercato, la signora Thompson si diresse verso casa. Quando
raggiunse la strada acciottolata su Quay Hill, si fece cautamente
strada attraverso una piccola ressa di clienti che si erano radunati
per comprare le pagnotte di un'infornata di pane appena portata
dal panificio di Gosport Street. Le pagnotte brune erano tutte
impilate sul bancone del chiosco e, attratta dalla loro meravigliosa
fragranza, la signora si ferm dietro alla folla mentre un uomo e
un ragazzino ritiravano denaro distribuendo pagnotte intere,
mezze pagnotte, quarti e fette. Attendeva in fila, con i soldi pronti
in mano, immersa nel piacevole profumo di pane fresco, quando
not una certa agitazione nella parte pi bassa di Quay Hill. Ci fu
uno strano brusio di attesa o allarme e poi diverse persone iniziarono
a farsi da parte come per lasciar passare un personaggio
importante. Chiunque si stesse avvicinando era ancora nascosto
alla sua vista. Fu pervasa dal lieve ma piacevole senso di attesa di
un qualche spettacolo, o forse di un cavallerizzo, una portantina,
oppure una processione di cittadini. La sua prima impressione,
quando il personaggio in questione apparve ed attravers quasi
immediatamente la folla divisa - poich pareva che ritenesse
che il loro farsi da parte fosse un atto dovuto e sembr quasi
ignaro della loro esistenza - fu il riconoscimento di una figura
familiare. Era estremamente alto, quasi due metri, e camminava
lesto e silenzioso, con il bastone da passeggio che penzolava da
una mano e la valigetta nell'altra, leggermente inclinato in avanti,
concentrato su qualcosa che aveva davanti a s. Era pi alto del
resto della calca di almeno una testa, chiaro, nitido e ben visibile,
e percorreva la folla come un coltello, quasi inconsapevole. Lei
avrebbe potuto gridare Dottor Grange! e cercare di attirare la
sua attenzione, ma egli l'aveva gi superata prima che lei potesse
prendere coraggio e parlargli, cos si trov a fissare costernata la
sua schiena che si allontanava. Sapeva bene che quella mattina era
uscito per degli impegni, riprendendo le redini della propria
professione, ma non si aspettava di vederlo. La folla si era raccolta
nuovamente attorno alle bancarelle del mercato e la signora
Thompson attendeva, stranamente turbata, che i suoi pensieri si
rivolgessero ancora una volta alla scarsa scelta di viveri che il suo
padrone aveva consentito per il proprio pranzo.
...
100.

Mio caro Leman,
inizio davvero a pensare che la mia salute mentale stia cominciando
a cedere. Io, che mi sono sempre vantato della mia forte
costituzione e dell'organizzazione delle mie facolt mentali, sono
stato raggiunto da una premonizione. Mi ha perseguitato un altro
sogno, talmente intenso da sembrare quasi una visione, sebbene si
sia svelata in uno stato di sonno.
Si  trattato di un evento diverso dagli altri non solo per la
situazione in cui  avvenuto, ma anche per la sua stessa forma. Avevo
trascorso qualche settimana di tregua dagli incubi avuti in precedenza
e avevo perso l'abitudine di tenere una candela accesa accanto al
letto perch il caldo bagliore mi confortasse quando mi ridestavo da
tali sogni. Questa volta mi svegliai nel bel mezzo della notte ancora
circondato dalla paura. Ed essendomi impossibile risvegliare la mente
e dissolvere lo spettro, il sogno persisteva con una tale intensit
che per uscire dallo stato di trance mi imposi di alzarmi, scendere da
basso per raggiungere la lanterna di sego appesa nell'atrio per le
emergenze e, da quella fiamma, accendere una candela.
Non sono in grado di spiegarvi l'enorme sollievo che provai nel
guardare la fiamma che passava sullo stoppino della mia candela,
come se ci significasse il ritorno alla vita vera o almeno a una non
immaginaria. Ver la mia mente quella fiamma era un minuscolo
precursore delle ore mattutine. Decisi di tornare a letto. Ma nonostante
la candela illuminasse quella mia oscurit, il mio equilibrio
non si era ancora ristabilito. Venivo perseguitato dal sogno, tanto
che il suo ricordo mi port a rimanere a lungo in piedi accanto al
letto, percorso dai brividi. Visto che non ero in grado di eliminarlo
decisi di annotarlo, forse per poterlo ricordare in sguito con maggior
distacco o, qualora alla luce del giorno si fosse rivelato qualcosa
di pi di un discorso insensato, persino per descriverlo a voi.
Con la mente affollata da questi pensieri indossai un altro
mantello contro il freddo e mi sedetti alla scrivania. Ancora influenzato
dalla paura iniziale ma rassicurato almeno dal fatto che la
scrittura richiede una concentrazione che avrebbe potuto aiutarmi a
dissipare ogni timore, tentai di delineare i contorni del sogno.
Come vedrete, le annotazioni sono tutte espresse al tempo presente.
Questo perch mentre scrivevo mi pareva di rivivere il sogno,
e forse anche perch, nonostante io non sia stato in grado di
rendere la portata e il potere della sua malignit, il tempo presente,
adottato in modo istintivo, mi ha permesso di trasmettere almeno
in parte l'impressione della forza immediata di quell'incubo sui
miei sensi. Queste, dunque, sono le parole che ho annotato e che
ora copio senza alcuna correzione o commento:

Apro gli occhi nella luce abbagliante, in un paesaggio inconsueto.
La mia mente  stranamente diversa. So, guardandomi intorno,
che questo paesaggio mi pervade e mi circonda al tempo
stesso. Inizialmente la luce mi acceca, facendo turbinare cielo e
terra.
Abbasso lo sguardo sulla terra e scorgo una pianura d'erba
palustre che raggiunge l'orizzonte. Odo il debole fischio del
vento.  un luogo vuoto.  una spiaggia, la terra  piatta, il
mare incontra il cielo. Non ci sono case, n fili di fumo, n alcun
segno di vita umana.
Sono mere sensazioni fisiche. Ma ne provo anche altre, di
natura pi spirituale. Sento un peso sul cuore, che mi impedisce
di parlare, e la vivida presenza del silenzio interiore.
Talvolta la luce si fa pi intensa, come una fiamma. Talvolta
si attenua. Porto la mano davanti a essa, per restringere il campo
visivo e proteggermi dalla bruciante sensazione agli occhi.
Nella calda terra in cui mi trovo, oltre all'intensa luce in
movimento, qualcos'altro si espone lentamente alla mia percezione.
All'inizio  un gioco di luce, un movimento simile a
quello dell'acqua. Ma man mano che cresce o si avvicina capisco
che  animato, che  vivo. Visto pi da vicino sembra, forse, una
mandria di animali. Rimango fermo in piedi, con il vento che
soffia, a guardare la visione che avanza. Attendo il suo approssimarsi
con calma timorosa poich qui, in questi spazi vuoti, mi
sento vulnerabile a qualsiasi cosa mi si avvicini. Aspetto un
tempo che pare un'eternit per vederli, ma qualsiasi cosa essi
siano, singoli individui o una comunit, avanzano e arretrano
senza una direzione apparente.
Ora li distinguo pi nitidamente. Sono graziose creature anche
se, essendo una collettivit, mi  difficile percepirne la natura.
Cavalli o gazzelle, direi inizialmente.
Mi si avvicinano, muovendosi qua e l, ed  solo quando sono
pi vicine che capisco di che tipo di creature si tratti. Sono
donne, donne in uno stato di grazia, ma non hanno voci umane.
Sembrano, piuttosto, animali o uccelli. Vi  qualcosa di naturale
ed allo stesso tempo irrequieto in loro. Girano la testa da una
parte e dall'altra in un'insolita eccitazione. Emettono suoni
simili a risa e, quando parlano, si esprimono in un linguaggio
a me sconosciuto.
Ora le scorgo distintamente. Sono tutte simili tra loro. Ognuna
di esse porta una maschera, la maschera della bellezza.
Provo l'intensissimo desiderio di trovarmi tra loro, almeno
per compagnia, perch  come se fossero le donne che ho sempre
desiderato, sono l'intero esercito e schieramento dell'umanit
femminile. Si muovono qui e l, in una perfetta seppur naturale
sincronia, assolutamente incuranti della mia presenza. Vorrei
gridare, ma quando inizio a esprimermi tutto ci che percepisco
 la lingua che colpisce il palato, il sibilo del mio respiro e il
debole mormorio e gorgoglio della mia voce. Lentamente, mentre
sposto lo sguardo verso il basso, la mia percezione viene
sorpresa da qualcosa di inaspettato e terribile che proviene dal
mio aspetto esteriore. Noto che le cosce, le gambe, i polpacci e
persino le caviglie sono coperti da una folta peluria o, meglio, da
una pelliccia. All' estremit degli arti irsuti i miei piedi sono
zoccoli fessi, simili a quelli di una capra.
Le creature iniziano ad andarsene, si allontanano, diventano
acqua o luce, abbandonandomi in quel paesaggio alieno. Tento
nuovamente di parlare ed ancora una volta la lingua asciutta mi
si agita muta in bocca.
Non ho mai provato un dolore cos forte.  come se tutta la
dolcezza mi avesse abbandonato. Queste creature, che talvolta
sono acqua e luce, si beffano della mia anima. La mia mente ed il
mio corpo sono completamente distrutti. Cado in ginocchio.
Colpito dalle ultime fitte d'angoscia posso udire me stesso, il
suono del mio dolore, un suono distorto e terribile, una specie
di ruggito nascosto, simile a quello di un animale.
L'aria che ho intorno si dissolve.  forse questo che le fa
indietreggiare come una marea che recede. Non si voltano e mi
abbandonano con infinita grazia, fino a non essere pi in grado
di udire il mio incomunicabile dolore.

A questo punto mi svegliai e quindi, nel ridestarmi, posi fine al mio
sogno. Poi scesi le scale e con la fiamma della lampada di sego accesi
una candela, che misi a tremolare debolmente sulla scrivania.
Scarabocchiai queste annotazioni su un pezzo di carta, posai la
penna e lasciai trascorrere molti minuti prima di riprenderla. Dopo
il sogno ritornai a letto e mi distesi, ma non riuscivo a prendere
sonno. Per un certo lasso di tempo, quasi un'ora forse, rimasi
disteso, un po' tremante. Una volta ripresomi a sufficienza, mi
alzai e mi diressi nuovamente alla scrivania e quindi affidai alla
carta queste ulteriori brevi frasi.
Cosa posso aggiungere al mio resoconto se non che sentivo
l'impulso di urlare, di comunicare con quelle anime al fine di
salvare la mia? Ma il mio stesso essere fisico me lo impediva.
Non ho la pretesa di capire la motivazione di tale sogno, ed essendo
ormai esausto per i suoi effetti vi risparmier ogni ulteriore riflessione
sulle mie visioni.
La malinconia passer. Proprio mentre scrivo, la luce inizia a
riempire la stanza e la fiamma della candela inizia a dissolversi
nella pi ampia percezione della luce mattutina. Credo che terminer
qui, signore, ora che il giorno  venuto a salvarmi dalle mie
preoccupazioni.
Vi riscriver, signore, quando mi sar ripreso in modo pi
completo.
Fino ad allora, sar sinceramente vostro
Hargood.
...
101.

Caro Leman,
sono trascorsi molti giorni dall'ultima volta che ho preso in
mano la penna, ma spero che possiate perdonarmi.
Questo pomeriggio, mentre camminavamo, ho reso partecipe il
mio giovane collega di gran parte di ci che sapevo riguardo alla
signora Quill, fino a poco tempo fa mi ero limitato, nel fornire
informazioni al mio amico, in quanto lo richiedevano i miei scopi.
Gli ho raccontato molto, se non tutto, degli intimi pensieri che ho
rivelato anche a voi. Gli ho parlato della storia della signora, degli
anni che trascorse come mia amante, della nostra discussione e del
motivo della sua partenza. In quest'occasione non ho risparmiato
alcun dettaglio. Anche se nell'introdurre l'argomento il mio cuore
ha sussultato, grazie a Dio sono riuscito a mantenere i nervi saldi e
a proseguire con il resoconto.
Passeggiavamo nel pomeriggio. Egli ascoltava in silenzio,
camminandomi accanto. Non l'avevo mai visto in una luce migliore. In
segno di considerazione, se non di rispetto, per il mio racconto, non
mi ha interrotto e quando giungevo a qualche esitazione o impasse
ha atteso paziente che continuassi.
Qualche volta ho parlato di lui in modo duro, ma ora constato
che nell'ombra della sua pazienza riesco a espandere i miei pensieri.
Dopo una lunga prevaricazione, non potevo che riporre la mia fede
in lui, nella persona contro cui ho peccato, se non altro per omissione.
Credo di non averlo trovato privo del discernimento e della
generosit che stanno alla base della sua tolleranza. Infatti mi
aspettavo (sapendo che dietro alla sua equanimit talvolta si cela
una rabbia selvaggia) un'altra di quelle dimostrazioni immediate ed
improvvise con cui sono stato messo alla prova in precedenza. Era
per questo che, mentre parlavo, tenevo d'occhio la sua ombra: per
avere almeno un istantaneo preavviso qualora vedessi il lungo
braccio di una giustizia individuale e personale levarsi nuovamente
per castigare un povero peccatore.
Camminavamo, il mio collega e io, in un paesaggio che pareva
diverso dal solito e i nostri passi sembravano farci piombare nel
tempo. Qualche volta, per parecchi minuti, nessuno dei due parlava
per la paura di sprofondare ulteriormente nei silenziosi momenti
che si formavano tra noi.
L'occhio si abitua sempre di pi alla piattezza e osserva la
geometria dell'orizzonte e del cielo con un certo distacco. Tutto 
orizzontale eccetto le verticali scie di fumo che si levano dalle
fornaci saline. Lo stesso vale per la storia della signora Quill. Lei
si  lasciata alle spalle un paesaggio piatto, ove non c'era nulla con
cui confrontarsi se non i sottili segni di fumo nel cielo.
Ma chi siamo noi, che ci opponiamo alla natura implacabile? Le
scie di fumo verticali delle poche fornaci saline attive anche nei
mesi invernali sembrano davvero deboli, incapaci di rendere giustizia
alla natura epica e arida della terra. Tuttavia  in questo
paesaggio piatto che ci muovevamo, il mio giovane collega e io,
impegnati nella nostra discussione, nel tentativo di far risuscitare,
con i nostri ricordi imperfetti, un senso di ci che  accaduto.
Talvolta, nel corso di queste passeggiate, sento di non essere pi
l, come se uno spirito mi avesse abbandonato, e ho la sensazione
che la mente - la parte pensante in me - si svuoti come una
conchiglia. Camminiamo finch i polpacci sono stanchi. Quando
lo spirito del nostro fervore  stato temporaneamente acquietato, ci
fermiamo di fronte al silenzio del sole del tardo pomeriggio. Ci
incliniamo come spaventapasseri. Quanta polvere c' ancora tra
noi, quanto distacco. Le nostre ombre si proiettano a strane angolazioni.
Le voci stridono.
Non posso continuare con questo strano umore e vi risparmier
il resto. Vi basti sapere che provo un curioso senso di vuoto,
persino nella roccaforte della mia casa. Infatti giunto sulla soglia
dell'atrio provo un senso di perdita, come se nemmeno questo
contenesse qualcosa che mi appartiene.  come se il mio spirito
rimanesse fuori, abbandonato sulla strada. Odo la signora Simmonds
che si aggira nei pi lontani recessi della casa sbattendo
coltellame, anche se ai miei occhi lei pare un pianeta che ruota su
una qualche orbita periferica.
Mi sono liberato del fardello del senso di colpa e il sollievo 
stato grande. Se vi  una ragione, per quanto piccola, per evitare la
condanna finale del mio comportamento, questa consiste nel fatto
che ho atteso che Grange avesse di nuovo abbastanza forza per
assimilare la verit.
Ringrazio il Signore e rimetto al Suo senso dell'ironia il fatto
che abbia deciso di mandare sulla terra un miscredente a farmi da
confessore.
Ma per il momento desister, come promesso, da ulteriori meditazioni
sull'argomento.
Finch, signore, non avr motivo di scrivervi nuovamente rimango
come sempre sinceramente vostro
Hargood.
...
102.

Mio caro Silas,
probabilmente sarete sorpreso da questa lettera, anche se spero
non eccessivamente infastidito o contrariato. Sono giunto a una
decisione e tutte le decisioni sono, in un certo senso, sorprendenti
persino per colui che le prende.
Sapete che negli ultimi mesi ho provato un senso di inquietudine.
 un'indisposizione, o forse un sintomo, che non sono riuscito
a dissipare con le mie abituali attivit. Il maggior ostacolo 
consistito proprio nell'incertezza del mio stato d'animo. Speravo si
trattasse di un malessere passeggero, di un qualche capriccio del
corpo o persino dell'avanzare degli anni. Quale che ne fosse la
causa,  stato difficile alleviarlo.
Sapete anche che certi eventi mi hanno portato a iniziare un'analisi
della mia vita passata, in particolare la parte che riguarda la
mia relazione con la signora Celia Quill. Vi prego, non dovete
credere o dare per scontato che sia questa la radice della mia
inabilit. Ma  stata, per cos dire, una delle mie diverse considerazioni,
una parte di una pi vasta totalit.
L'inquietudine si pu manifestare in molte forme. E in alcuni
individui pu concretizzarsi nel desiderio di visitare delle parti del
mondo di cui abbiamo sentito parlare e che vorremmo vedere di
persona, prima di morire. Vi confesso che ho poca, se non nessuna,
curiosit circa il nostro patrimonio europeo. Non sono tentato dal
Grand Tour. Anzi, preferisco affermare che questo patrimonio,
questa civilizzazione,  proprio ci che non mi interessa e che cerco
di abbandonare.
Sento invece che esiste un senso del passato antico e indefinibile
che mi insegue e che io a mia volta inseguir. Almeno ora so cos'
che mi perseguita. Anche se non sono in grado di acquietarlo,
almeno ora so che lo seguir fino alla sua antica e barbara radice
e forse l potr trovarmici faccia a faccia. Stranamente la conclusione
a cui sono giunto in sguito ai miei recenti dubbi e turbamenti mi
ha dato nuova vita e risolutezza. Una volta presa una decisione,
qualche giorno fa, mi sono svegliato di nuovo discretamente riposato,
di buon umore, in grado di sopportare le fatiche che so che mi
aspettano.  come se, nel giungere alla mia conclusione, la mia
salute e buona costituzione avessero fatto ritorno per approvare la
mia decisione e per prepararmi ai rigori che mi attendono.
Non dovete rammaricarvi per la mia partenza, mio caro signore,
n biasimare in alcun modo voi stesso per il mio allontanamento.
Al contrario, vogliate perdonarmi, direi che voi fate parte della mia
cura. Infatti ho avuto l'opportunit di assistere alla vostra guarigione
dall'oscurit di un malessere tanto personale quanto fisico.
Durante lo sviluppo della malattia vi ho osservato con una certa
curiosit, che  sconfinata nella sorpresa di fronte alla strana e
misteriosa natura della vostra guarigione.  come se aveste scoperto
un aspetto di voi stesso fino ad allora nascosto. Ciascuno di noi 
diverso dagli altri e quindi ciascuno di noi deve affrontare se stesso.
Per questa ragione mi sono meravigliato del fatto che d che
giova a voi  l'opposto di ci che giova a me. Infatti la prospettiva
del ritorno di una certa signora ha accelerato il vostro slancio,
portando me, invece, ad analizzare i miei inizi...
Io non sono voi, signore. Voi non siete me. So che  uno strano
punto di partenza per la ricerca di un terreno comune. Ma almeno
 preciso, e ora la precisione  ci che entrambi dovremmo auspicare.
 proprio questo, oserei dire, il motivo della grande amicizia
che ci lega, che terr sempre a modello di buone relazioni tra
persone dalle opinioni e dai caratteri opposti. Il mio discreto successo
in societ  stato certo una conquista secondaria, ne sono
convinto, di fronte al ben pi rilevante successo dell'esservi amico.
Non posso scrivervi del futuro se non con le espressioni pi
vaghe. Ma stiate certo che ho cara la vostra compagnia pi di quella
di chiunque altro. Continuer a scrivervi, se me lo permetterete.
Vi , forse, una strana simmetria nelle nostre vite: quando siete
arrivato, circa quattordici anni fa, scoprii che voi qui eravate un
girovago e che nonostante la vostra professione di medico potesse
prosperare negli anni, una parte di voi sarebbe rimasta assente. La
vostra anima, se mi  concesso di ricorrere a questa parola con un
miscredente come voi,  sempre parsa ondeggiare a una certa distanza.
Tuttavia quell'assenza di anima si  fatta ora una presenza
concreta. Ho visto che vi siete fatto carico di un terribile incidente
e che avete portato a termine il vostro lavoro con una dedizione
inesorabile. Non  solo opinione mia. Il vostro agire in questo
contesto ha confermato e sigillato la vostra gi considerevole reputazione
in questi luoghi. Ora credo di potervi cedere definitivamente
il mio ruolo nella professione, finch voi stesso vorrete cercare a
vostra volta un assistente o un erede del vostro lavoro, sicuro che
anche egli tratter i vostri pazienti con il dovuto rispetto.
Nel frattempo vi porgo i miei pi sentiti ossequi e vi saluto.
Credo e spero di poter rimanere il vostro affezionato amico
Hargood.
...
103.

Caro Hargood,
ho ricevuto la vostra lettera questa mattina e quando l'ho letta
ho dovuto lottare contro il desiderio di raggiungere casa vostra e
dissuadervi dal lasciare questi luoghi. Tuttavia se non altro ora vi
conosco abbastanza bene per capire che  improbabile che la mia
protesta vi distolga, una volta che la vostra mente ha preso una
direzione.
Non vi lascer partire, comunque, senza una qualche seppur
inadeguata espressione di gratitudine per ci che avete fatto nel
mio interesse.
Sin dal mio primo arrivo a Lymington avete trattato un giovane
medico, le cui opinioni spesso si scontravano con le vostre, con una
cortesia spontanea e piacevole. Mi avete aiutato a muovere i primi
passi in una professione talmente vicina alla vostra che avreste
potuto stroncare i miei sforzi a piacimento. Ogni moto o gesto di
consiglio da parte vostra  stato un atto di generosit aperto e
incondizionato nei miei confronti. Dalla vostra elevata posizione
di medico pi autorevole della contea avete supervisionato ai miei
poveri sforzi. Non ho mai incontrato anima pi nobile o persona
che desidererei emulare maggiormente. Non riesco a proseguire in
tutto ci, nell' esprimervi la mia gratitudine, senza le lacrime, quindi
per ragioni egoistiche desister dal continuare in tale direzione.
Nelle nostre passeggiate, siete stato tanto gentile da raccontarmi
il vostro passato e in una particolare occasione vi ho ringraziato per i
vostri cortesi sforzi con un atto di violenza contro la vostra persona
per cui d'ora in poi continuer a fare penitenza. Non posso scusarmi
a sufficienza per ci che ho commesso e quindi non inizier neppure.
Non essendoci alcuna possibilit di mitigare l'atto compiuto,
spero vogliate almeno considerare il dettaglio delle mie condizioni,
che forse possono spiegare la causa del mio comportamento, anche
se non ho alcuna intenzione di scusarlo o giustificarlo.
So che la mia vita vi ha lasciato perplesso. Io manco dei vostri
grandi e generosi istinti. I miei orizzonti sono pi circoscritti e il
fervore che ho messo nel mio lavoro talvolta ha causato in voi
un'emozione simile alla sorpresa o addirittura alla repulsione. Forse,
essendo cresciuto in povert, ho tentato di costruire un posto nel
mondo che non fosse soggetto cos facilmente ai capricci della
fortuna come lo  stata l'esistenza della mia povera madre. Ho
cercato di imporre i miei progetti sulla mia vita affidandomi alla
sola forza di volont.
Crebbi senza padre ed il mio nome, Grange,  quello di mia
madre, che mor in misere circostanze poco prima che io venissi
a Lymington, dopo aver messo da parte tutto ci che aveva potuto
per la mia istruzione. Mio padre, per quanto ne so, era un gentiluomo
che l'aveva messa in una casa per tenerla come amante e la
lasci quando lei ebbe il bambino.  un passato piuttosto comune,
come avete detto voi stesso, cos ordinario che un caso individuale
non merita commento. Comunque  stata la mia vita a risentirne e
quindi forse non posso fare altro che portare quelle circostanze
sempre dentro di me.
Forse potrete tenere conto di questo aspetto quando analizzerete
l'effetto che aveste su di me quando mi informaste del fatto che la
vostra amante vi aveva lasciato portando in grembo vostro figlio.
Le circostanze della mia vita passata iniziarono dunque a emergere,
a sopraffare la mia equanimit e a indurmi a quel comportamento.
Anche mia madre, credo, entr nel vasto mondo portando con s
solo un figlio di cui non avrebbe mai pi visto il padre. Furono solo
delle circostanze esterne a causare la mia perdita di controllo. Non
vi accuso dello stesso atto, poich fu la signora Celia Quill a lasciarvi
e non voi ad abbandonarla. Ma avendo vissuto la mia vita
come il prodotto di una tale unione e non avendo mai incontrato
mio padre, l'idea mi disturbava a sufficienza da farmi perdere il
controllo.
Il mio atto di violenza contro la vostra persona, sebbene atroce,
 nobilitato dalla qualit del nostro rapporto. Voi non siete stato
solo il mio collega, ma un vero padre per me, orfano persino nel
nome. A quanto pare, come gli angeli mandati da Dio (un Dio in
cui, lo riaffermo, in tutta onest preferisco non credere), uno 
entrato nella mia vita e mi ha guidato con le pi pure intenzioni.
Vi auguro ogni bene, signore, e i miei pensieri saranno per
sempre con voi. Spero che vorrete scrivermi quando potrete, poich
sar avido di vostre notizie finch vivr, ovunque vi troverete ed in
qualsiasi modo deciderete di comunicare con me.
Rimarr, signore, eternamente in debito,
Silas.
...
104.

Caro Silas,
vi ringrazio per la vostra lettera, per le cui parole vi sar eternamente
grato.
In questo periodo ho licenziato tutti gli inservienti della casa e
della propriet, ricompensandoli con quanto ho potuto, eccetto il
signor e la signora Simmonds che mi rappresenteranno durante la
mia assenza. Oltre al loro solito compito di prendersi cura della
casa, dovranno istruire la cameriera e il giardiniere, che lavoreranno
solo mezza giornata. Ho scritto a tre dozzine dei miei pazienti,
quelli pi influenti della comunit, per informarli della mia imminente
partenza e del fatto che li ho affidati a voi. Questi inoltreranno
il messaggio alle proprie famiglie e conoscenze ed in pochi
giorni la cittadina di Lymington sar a conoscenza della mia partenza
e la interpreter come desidera.
Nel periodo in cui ho tentato di sorvegliare la vostra guarigione
ho anche cercato di occuparmi di alcuni dei vostri pazienti, cos
come voi vi siete gentilmente preso cura di un certo numero, in
realt della maggioranza, dei miei dal giorno dell'incidente alla
fornace salina. Io ora affido le poche persone che rimangono a
voi e ai vostri metodi radicali, dopo aver loro ricordato (per il loro
bene, ovviamente) l'efficacia delle discipline tradizionali. Non credo
che vi saranno molte persone sorprese dal passaggio di responsabilit.
Durante le scorse settimane, in un modo od in un altro, non
vi siete solo accollato il fardello del vostro lavoro temporaneamente
sospeso ma anche di gran parte del mio, iniziativa che ho incoraggiato
e ammirato. Credo, signore, da vostro medico, che ora voi
siate nella posizione di ritornare appieno al vostro lavoro e che ci
paia ormai ovvio tanto a voi e ai vostri pazienti quanto a me.
Tra le cose che mi lascio alle spalle mi mancher la possibilit di
dissentire da voi su tutti gli aspetti della vita, non ultimi quelli
della religione, delle donne e della medicina.
Per quanto riguarda me, devo dire che mi sento in fuga, un
evaso, seppure pervaso da uno strano senso di liberazione. Alcuni
incubi che mi assalivano nei mesi passati non mi hanno abbandonato
ma sono divenuti invece come dei curiosi parenti. Infatti ora
che inizio a percepire il mondo in modo tanto diverso, paragonandolo
a un fragile involucro esteriore, i miei terrori mi paiono i suoi
legittimi messaggeri e forieri. Si dice che quando un fuoco arde
verso l'interno di un ceppo consumando via via il cuore del legno
sia possibile osservare una fiamma pi pura e costante. Ma proprio
nel momento in cui il fuoco raggiunge la parte interna, il mondo
stesso subisce un sottile cambiamento. Infatti il fuoco non ci sembra
pi fuoco se siamo fuoco noi stessi. Ora questi sogni, che erano
i corvi e i becchini della mia anima, le fonti della mia paura e del
mio sconforto, sono me guide e mntori.
Capisco in modo sempre pi nitido che il disagio o la malattia
che lamentavo, quel malessere dell'anima, rappresenta la cupa sorte
di un'esistenza confinata. Nei quasi quarant'anni di professione
credo di aver fatto le mie piccole genuflessioni di fronte al bene
umano e forse rientra nei miei poteri almeno di analizzare il mio
posto nel mondo e intervenire sulla mia situazione.
Prender una nave diretta a sud, che costegger tutta la Francia
ed entrer nel mar Mediterraneo dallo stretto di Gibilterra. A
tempo debito raggiunger Alessandria, dove sbarcher per poi intraprendere
il mio viaggio in quegli spazi vuoti, non pi affollati
dagli avvenimenti della mia vita. L, nelle terre desertiche, credo
che cercher una sorta di ritorno alle origini.
Rimango, signore, sinceramente vostro
Hargood.
...
105.

Grange appoggi la lettera sul tavolino da colazione e fu pervaso
da una strana commozione. La subitaneit e rapidit della decisione
di Hargood lo sorprendeva. Era come se ora che Hargood
si era assoggettato alla disciplina delle proprie pi profonde
angosce e terrori gli fosse stato concesso il dono del distacco,
della leggerezza e della rapidit.
Si alz e si avvicin alla finestra. Tra Hurst e le bianche
scogliere dell'Isola all'estremit occidentale del Solent pot scorgere
una linea di vento e di luce solare che attraversava la superficie
dell'acqua. Rimanendo l fermo in piedi tent di riflettere,
per molti minuti, su che cosa intendesse dire Hargood affermando
di cercare "una sorta di ritorno alle origini".
Ecco forse qual era la differenza tra loro due: Hargood aveva
deciso di perseguire non le risposte alle proprie domande, bens
forse le domande stesse. Per quanto attentamente considerasse la
situazione di Hargood, gli parve di non poter capire altro che
questo.
...
106.

Mio caro Leman,
due giorni fa mi sono recato a cavallo al porto di Greenwich, a
Londra. Il mio bagaglio arriver con la diligenza e presto mi imbarcher,
dando inizio al mio viaggio.
 curioso come in certe circostanze dell'agire iniziamo a riconoscere
il nostro carattere.
Ho il sospetto di essere profondamente inglese, signore, per cui
potrei affermare di essere pragmatico ed estremamente pacifico.
Aborro gli autori che con un linguaggio seduttivo incoraggiano le
illusioni dell'amore o il catastrofico mestiere che e la guerra.
Tuttavia  pur vero che quando su di me cala la notte, quando sento il
respiro del mio cavallo rimbombargli tra le costole e tiro la briglia
per dirigerci a nord-est, percependo il senso di me stesso e dell'animale
che cavalco, dentro di me vi  qualcosa di simile a un freddo
proiettile il cui obiettivo  Londra. In realt ho gi compiuto
questo viaggio, ma con finalit diverse: allora mi aspettava la
dissipazione, non la fuga. E cos attraversai la notte, sotto il fioco
alone luminoso della luna, con lo sprone e il dolore di una novella
autonomia. Osservai lo splendore della neve sulle pallide colline e
sui pendii. Non posso affermare di non aver provato un pacato
sollievo nell'uso della staffa e dello sperone o di non aver intuito
che la seconda mente di de Puysegur fosse proprio l'animale che
stavo cavalcando.
In quel breve viaggio attraverso la notte ripensai alla mia vita,
alla vita che mi lasciavo alle spalle ed a quella futura. Il mio viaggio
le attribuiva un senso di prospettiva che non avevo mai intuito
prima.
Qualche volta il cavallo rallentava e gli permettevo di andare al
passo. Una volta, per una o due ore, gli permisi di nutrirsi con della
buona erba che si trovava a lato del sentiero. La mattina presto,
dopo aver cavalcato per molte ore, mi fermai, lo impastoiai e
smontai. Mi misi disteso sull'erba accanto a un piccolo argine
che mi proteggeva da un lato e guardai le volute di fiato che si
levavano sopra di me. Ascoltai il richiamo dei nottoloni e il latrato
delle volpi sulle fredde colline nude. Dormii per circa un'ora, anche
se in modo discontinuo, mentre il cavallo continuava a nutrirsi e
muoversi nelle immediate vicinanze. Voi, una volta che fummo
entrambi riposati, rimontai e proseguimmo il nostro viaggio,
raggiungendo le colline. Nel percorrere i declivi in discesa allentavo le
redini, e insieme prendevamo velocit.
Alla mia destra vidi la vaga e spettrale protuberanza di Winchester,
ove i rari bracieri mattutini ardevano fievolmente per
strada e tutto era completamente addormentato. A un certo punto,
procedendo verso la cima di una collina, vidi la citt in qualcosa di
definibile come la sua interezza, al cui centro si ergeva la silenziosa
cattedrale, una nera massa di pietra. Attorno a essa vi erano le
indistinte fabbriche di lavorazione del pellame, i mercati deserti, i
macelli vuoti e pi all'esterno i domicili dei cittadini. Gli edifici e
le strade erano scuri e la vecchia citt pareva una macchia nera in
mezzo ai vuoti e candidi campi che l'attorniavano. Ricordo di aver
pensato all'oscura e limitante influenza della citt e all'elusiva
promessa di luce della campagna.
Al di l dei miei saltuari impegni a Londra,  Winchester rappresentare
una specie di periferia del mio mondo, essendo la pi
importante citt della contea e il luogo in cui ho partecipato ad
assise e processi come esperto di medicina e testimone. Mi parve,
signore, di poter persino scorgere il tetto spiovente della vostra
casa, assopito sotto la leggera rugiada, e sperai che voi foste l,
addormentato accanto a quella scura e antica cittadella, e persino
che da qualche parte nel vostro studio vi fossero alcuni fogli, le
lettere incoerenti di un conoscente di Lymington, da voi abbandonati
ad accumulare polvere ed incomprensione. Ecco quali furono i
miei pensieri mentre proseguivamo sul nostro sentiero, scalando il
debole tratto di luce sulla collina e lasciandoci la citt alle spalle.
Qualche volta, durante il viaggio, dovetti smontare e precedere
il cavallo per aprire una barriera di pedaggio. Una volta, siccome la
barriera era chiusa con un lucchetto e in giro non c'era nessun
sorvegliante, mi avvicinai e indicai la palizzata al mio cavallo,
perch in sguito la riconoscesse. Poi tornammo indietro al trotto
e ci voltammo. Credo, signore, che nella determinazione dell'animale,
nel nostro ansante e rumoroso avvicinamento alla barriera e
nel potente salto spiccato nella notte mi lasciai alle spalle parte
delle mie ultime tracce. Cosicch quando gli zoccoli colpirono il
terreno al di l della barriera e la nostra andatura torn normale
dopo l'impatto, mi risollevai sulla sella sotto la luce lunare percependo
il pesante, silenzioso potere dell'animale che avevo sotto di
me, sentii delle lacrime salate scendermi sul viso e compresi che
una parte della mia vita era ormai alle mie spalle.
Vi scrivo seduto qui, in una stanza della locanda Carriage Inn di
Greenwich, davanti a un piccolo scrittoio con cassetto posizionato
accanto a un letto singolo, mentre il mio cavallo riposa in una
stalla qui sotto e le mie bisacce sono le mie uniche compagne e
propriet. Quando l'animale si sar riposato per qualche giorno, ho
dato disposizioni a uno stalliere di riportarlo a casa, accordandomi
sul fatto che il pagamento avverr alla fine e solo nel caso in cui
l'animale arrivi in buone condizioni. Il signor Simmonds lo esaminer
in mia vece prima di accordarsi sulla somma. Ora sono seduto
allo scrittoio, intento a scrivervi queste poche parole prima di
coricarmi nel letto singolo e mettermi a dormire.
Ho un giorno e mezzo a mia disposizione prima della partenza.
Spero che il baule arrivi domani con la diligenza e che potr
rientrarne in possesso prima di imbarcarmi sulla nave, un vecchio
brigantino di nome Calastra che ora si trova al molo e sta per essere
caricato di grano da trasportare a Gibilterra, dove faremo scalo per
lo scarico prima di procedere per la destinazione finale di
Alessandria.
Mi sento pulito, signore, come se il passato mi stesse scivolando
via. La stanchezza del viaggio si fa sentire profondamente, come
l'onest del lavoro duro.
Con questo pensiero concludo la mia lettera e nel frattempo
rimango, signore, sinceramente vostro
Hargood.
...
107.

Il mercato di Winchester era gi affollato e impregnato del pungente
odore di carne e pesce. Lei sostava accanto a una bancarella
che vendeva pernici, piccioni, beccacce e lepri. Grange ne
riconobbe il portamento snello e percep qualcosa di pi profondo,
il senso di straordinaria bellezza che stava tra i due e che
sembrava, per, separarli. Jane?
Lei fece mezzo giro. All'inizio sembr non distinguere la provenienza
della voce tra i suoni confusi e il baccano del mercato.
Egli era consapevole di trovarsi dietro di lei, dietro alla sua spalla
destra, nell'area di penombra in cui lei non lo poteva scorgere ma
ove poteva intuirne l'approssimarsi. Il modo in cui si guard
intorno seguendo il suono di quel grido, con un'intrepidezza in
qualche modo simile a quella della madre, lo colp al cuore.
Ma lei parve aver riconosciuto quella voce o, forse, la sua
vicina presenza e dopo qualche momento di esitazione si volt
completamente e lentamente per guardarlo. Il suo viso, reso puro
dall'attenzione, si fece completamente immobile. La concentrazione
della donna su di lui fu tale da raggelarla, tanto che mentre
egli le si avvicinava la sua espressione sembrava quella di una
maschera. Fu solo quando la raggiunse che lei emerse da quel
rapimento. Silas.
Egli vide passare qualcosa in quegli occhi. Lei gli mise le
braccia al collo ed egli l'abbracci con forza e la baci su una
guancia, prima che lei si tirasse indietro per guardarlo
nuovamente.
Mia madre mi ha detto di avervi scritto.
Grange fece un cenno con il capo ma non parl.
Alle spalle della donna un venditore ambulante gridava:
Anguille, ceche, aragoste, trote, gobioni, granchi! Sulla strada
centrale che divideva le bancarelle passavano carri dai finimenti
tintinnanti. Egli l'allontan dall'irrequieto movimento delle folle
per poi trovarsi faccia a faccia con lei in una strada secondaria
pi tranquilla. Sul marciapiede era stata piazzata un'insegna che
pubblicizzava il nome della taverna adiacente, il Three Tuns Inn.
Sopra all'insegna vi era una maniglia che permetteva di spostarla
pi facilmente dentro e fuori dalla taverna. Su questa lei pos le
mani per poi analizzare l'amico.
Siete magro, come sempre. Lo guard con attenzione come
una sorella minore fa con il fratello maggiore, come se ne
condividesse il destino. Sembrate felice.
Quella che aveva notato non era, forse, una traccia di freddezza
od ostilit? Era molto tempo che sospettava che le emozioni
delle donne fossero pi pure nonch pi selvagge di quelle degli
uomini. Si rese conto dello scorrere del tempo. La sua diligenza
sarebbe partita di l a pochi minuti.
Disse: Spero che mi perdonerete se vi rivolgo una domanda
diretta.
Una domanda?
Ho promesso di porgervela per conto di un'altra persona
quando vi avessi incontrato.
Lei lo scrut senza paura ed egli esit a lungo, come per
raccogliersi. Alla fine disse: Avete mai avuto occasione di comunicare
con vostro padre?
Esitazione, interesse, perplessit, poi il viso che si risollevava e
la risposta diretta. Non ho mai conosciuto mio padre.
Grange annu. E la sua identit?
Mia madre ha evitato di comunicarmela.
Ora si sentiva meno sicuro del terreno su cui si trovava. Vi
erano delle implicazioni che egli poteva solo tentare di immaginare.
Non vi ha mai menzionato un nome...?
Jane sorrise. Mia madre  determinata. Non cambier idea.
Lo so bene.
Lei deglut, come se avesse la bocca asciutta, per poi proseguire
cauta: Dovete sapere che era decisa a farsi strada da sola,
senza fare affidamento su un uomo. Mi disse apertamente che se
avessi conosciuto mio padre e stabilito un qualche contatto con
lui, quell'uomo avrebbe imposto il proprio diritto su di me e, di
conseguenza, anche su di lei.  stata un buon genitore per me.
Ma il suo atteggiamento nei confronti della questione era sempre
cos calmo e acuto che non mi sono mai spinta nella ricerca...
A questo punto alz lo sguardo. Grange ebbe la sensazione
che la rabbia di quella donna per la propria situazione si rivelasse
come una specie di leggerezza.
Perch, Silas disse sottovoce, osservandolo attentamente,
credo che voi abbiate un'idea...
Ho un'idea, infatti.
Allora fece una breve pausa, senza distogliere gli occhi da
quelli di lui, credo che siate obbligato a dirmelo.
No disse Grange. Non sono obbligato a fare nulla che
non abbia scelto io.
Ora not che la freddezza si era riappropriata dello sguardo di
lei e che in lei stava emergendo un'altra emozione, una curiosit di
fronte a quella presa di posizione o, forse, alla sua frase ambigua.
Grange disse: Simpatizzo troppo con vostra madre. Anch'io
ho tentato di vivere al di fuori dell'influenza degli altri uomini.
State dalla sua parte, dunque?
Ci sono parti in questa questione? chiese Grange. Forse 
ora di risolvere la questione. Proprio come vostra madre vive
secondo la sua coscienza, io devo vivere secondo la mia. Fece
una pausa, poi prosegu: Se insistete su questo punto, per,
sar obbligato a fornirvi un nome.
Emozioni contrastanti le attraversarono il volto. Ma un momento
fa...
Dovete abituarvi alla cosa. Io non sono propenso a farmi
condizionare da nessuno a dire o non dire qualcosa. N da voi,
n da vostra madre.
Ma mia madre proibisce...
Non ha mai proibito una cosa di questo genere disse Grange.
E se lo facesse, temo che almeno in questa questione per me
non avrebbe alcun peso. La guard dritto negli occhi. Vi
chieder - visto che l'identit di vostro padre  una faccenda
che vi riguarda direttamente, indipendentemente dai desideri
altrui - vi chieder se desiderate conoscere il nome della persona
in questione. In tal caso, ve lo riferir.
Silas...
Credo di conoscerne il nome. Volete che ve lo sveli?
Lei osserv la sua espressione implacabile, la sua fredda volont
di fronte ai desideri della propria madre. Poi, cauta, annu.
Grange disse: Il nome, dunque,  dottor James Hargood.
Lei emise un urlo di sorpresa. Le sue piccole mani raggiunsero
la bocca. Si volt dall'altra parte. Perch mi dite questo?
Perch sta per andare all'estero. Egli osserv quel viso,
quelle mani che le erano crollate dal viso e che ora giacevano
bianche sulla maniglia dell'insegna. Perch  amico mio. Vi ha
guardato andare e venire dalla casa di vostra madre per molti anni
e il suo rispetto per il riserbo di vostra madre era tale che non le
avrebbe mai chiesto apertamente se voi poteste essere sua figlia.
Si ud un grido proveniente da St Margaret Street, dove la sua
diligenza era pronta a partire, ed egli estrasse da una tasca del
soprabito un orologio con catenella e lo guard. Disse: Se voi
sapeste che controllo egli dovette imporre ai propri sentimenti,
alla sua naturale curiosit e all'orgoglio per la sua unica discendente,
sareste gentile con lui. Se aveste intenzione di dargliene
l'opportunit egli desidererebbe, sopra ogni cosa, vedervi prima
di partire.
Lei lo guardava dritto negli occhi, con le dita che arrotolavano
e srotolavano il bordo dell'insegna. Poi espir lentamente.
All'estero?
Sta per partire per l'Africa.  un progetto, una sua ambizione.
Credo che ora si trovi a Greenwich, in attesa
dell'imbarco.
Dice di essere mio padre?
Lo crede.
Lei rimase in silenzio ancora a lungo. Si lasci sfuggire una
risatina sconcertata, poi si irrigid nuovamente.  sicuro di
essere mio padre?
Grange fece passare parecchi secondi. Volete che
continui?
Lei lo guard, sembr riprendersi e annu.
Mi ha detto rifer Grange, che vostra madre era la sua
amante. Per circa sette anni i loro rapporti furono stretti e vincolanti.
Quando egli la inform del fatto che avrebbe sposato
un'altra donna, lei lo lasci con la figlia gi in grembo.
La scrut rapidamente, per accertarsi di poter continuare.
Vostra madre lo lasci e scomparve senza lasciare tracce per
molti anni. Egli ritiene che la bimba che lei portava in grembo...
quella bimba siate voi.
Egli studi nuovamente le emozioni che le attraversavano il
volto e la bianca presa delle sue dita.
Non avreste dovuto...
Non avrei dovuto?
Non avreste dovuto raccontarmi qualcosa che  un mero
sospetto.
Un sospetto?
Nella mente di un uomo.
Nella mera mente di un uomo. Grange non pot evitare il
breve sorriso fugace che gli attravers il viso. Era propenso a
meravigliarsi di fronte all'autosufficienza di quelle donne. Ma
invece disse: Cosa vi  di assolutamente certo a questo mondo?
Ma lei si era gi voltata, improvvisamente preda di pensieri
intimi, ed egli pot osservarne la posa decisa del collo, delle
spalle e della schiena, come se nella sua mente lei avesse gi
deciso che cosa fare.
Con lo sguardo rivolto altrove, domand: Cosa farete se mia
madre scopre che me l'avete detto?
Lo scoprir senz'altro.
Perch?
Perch glielo dir io. Ho riflettuto chiedendomi se dovessi
parlare con lei delle mie intenzioni prima di informarvi. Ma in
questa faccenda non sto dalla parte di nessuno. Siete adulta.
Credo di avere il dovere di informarvi direttamente sull'identit
di vostro padre, incurante dei desideri di chiunque altro.
 tutto?
Suppongo di tener conto anche delle speranze di vostro
padre, delle paure.
Le sue speranze ripet lei. Le sue paure.
Riguardo una questione che gli sta cos a cuore...
Anche se insistette lei con una certa pazienza irrequieta, 
un mero sospetto.
 pi di un mero sospetto. Vostra madre lo lasci portando
in grembo suo figlio.
E se decidessi di non curarmene?
Sarebbe una vostra scelta. Anche voi agite liberamente. Io
ho fatto ci che considero il mio dovere.
Il vostro dovere. Accenn un sorriso. S, voi avete fatto il
vostro dovere. Gli uomini hanno uno strano concetto del dovere,
talvolta.
Non posso parlare per gli uomini. Credo che voi ora vi
troviate in uno stato di costernazione e che la mia presenza
non faccia che aggravare la vostra condizione. Sono in ritardo
per la diligenza. Devo partire.
Le rivolse un cenno di saluto con il capo e fece per andarsene,
ma lei si volt verso di lui e gli tocc il braccio. Perch...?
Dovete capire che io non mi vergogno di nessun aspetto del
passato di vostra madre. Non lo urler ai quattro venti, ma non
ho intenzione di nasconderlo a me stesso, n a sua figlia.
Dovremmo vivere in modo diverso, ora.
La perdonate?
Perdonare? Grange rimase sorpreso. Non vi  nulla da
perdonare.
Estraendo nuovamente l'orologio dal taschino, si accorse che
erano gi passati molti minuti dall'ora della partenza. Di solito
l'imbarco prevedeva dei rinvii e il guidatore tratteneva per un po'
i cavalli in caso uno dei passeggeri fosse in ritardo. Ma ora era
proprio obbligato a lasciarla.
Addio, signore.
Lei lo baci castamente sulla guancia e guard la sua alta
figura farsi strada verso St Margaret Street, la strada principale
del mercato, per poi svoltare repentinamente a destra e scomparire
in mezzo alla folla che si spintonava.
...
108.

Mio caro Leman,
ho vissuto il giorno pi strano e sconcertante della mia vita.
Stavo assistendo allo stivaggio dei miei effetti personali eseguito
dall'assistente di bordo, un certo signor Haldane, nei pi profondi
recessi della nave che mi porter a Gibilterra e poi ad Alessandria.
Il mio bagaglio, composto da molti bauli pesanti, era stato scaricato
dalla diligenza e disposto lungo la riva. Stavo supervisionandone il
trasporto per mano di molti marinai a bordo del vascello in attesa.
Il caso volle che la mia sistemazione fosse raggiungibile solo attraverso
numerosi corridoi angusti e un tale numero di curve a gomito,
che per manovrare il pi grosso dei bauli ci volle mezza dozzina
di uomini. Ero cos intento, come vi ho gi detto, in tali faccende
che, nel ritornare sulla costa a prendere i pacchi rimanenti, notai a
malapena l'arrivo e la sosta di una carrozza. Poi da essa vidi
scendere una ragazza che riconobbi come Jane, la figlia della signora
Quill.
All'inizio ne fui cos sorpreso che pensai che gli di del caso mi
avessero giocato un brutto tiro. Tuttavia, mentre la osservavo
scendere dalla carrozza, lei si guard intorno e parve distinguermi
tra gli altri uomini sulla banchina. Poi inizi ad avvicinarsi, esitante.
Tuttavia, nonostante le distanze si stessero accorciando, lei
mi era lontana, come se un terribile abisso ci separasse. Per dissimulare
la mia confusione e le emozioni che si erano mosse dentro
di me, liquidai con molte monete i miei aiutanti per il lavoro
compiuto e li convinsi a trasportare ancora qualche pacco in cabina,
dicendo loro che mi sarei occupato io stesso della loro collocazione
finale. I marinai, essendosi fermati essi stessi ad assistere alla scena,
ercepirono forse le mie emozioni e procedettero con il trasporto del
resto del bagaglio nella mia cabina, lasciandomi l di fronte a lei.
Rimanemmo in piedi lontani, entrambi esitanti, e ci esaminammo
a vicenda. Quando vide la mia emozione e l'espressione titubante,
avanz di uno, due, tre passi, nervosa come un cervo, e mi
abbracci con slancio. Piansi tutte le lacrime copiose che non avevo
mai versato prima e credo che l'avrei affogata, se lei stessa non
fosse stata intenta ad affogarmi con le sue.
Ci fu un momento, dopo il nostro abbraccio, in cui non riuscimmo
a parlare e rimanemmo separati, lei con un fazzoletto in
mano, rdendo e piangendo alternativamente, mentre io tentavo di
parlare e parlare ancora, signore, per sconfiggere l'emozione e nascondere
la mia misera gioia. Poi, essendoci sufficientemente sconvolti
a vicenda, ci voltammo e ci incamminammo verso la mia
locanda tenendoci sottobraccio e, nel salottino che funge da luogo
d'incontro tra agenti marittimi e in cui si sbrigano altre faccende
nautiche, iniziammo quelle discussioni che sono fatto normale tra
padri e figli, ma che lei e io non avevamo mai sperimentato.
Trascorsi molte ore con lei, e ora non posso ricordare gran parte di
ci che ci siamo detti, ma di certo ricordo che furono le ore pi
felici della mia vita e che ci che accadde tra noi in quei momenti
preziosi mi ha illuminato l'anima.
Ho saputo da lei che il mio collega, una volta messo al corrente
della mia partenza, si rec a Winchester dove, non conoscendo
l'esatto indirizzo della donna, gironzol per molte ore nel
mercato sperando di vederla. Dio gli fece un favore, perch egli la
intravide solo pochi minuti prima di dover ripartire. Cos accadde
che il dottor Silas Grange, famoso ateo e ora, ne deduco, medico
pi autorevole di Lymington, come ultimo regalo si  preso la
briga di mandarmi mia figlia. Quando lo seppi il mio viso mi
trad di nuovo, signore, e lei pianse con me. Inoltre, poich a
quanto pare non c' nulla che ci piaccia di pi, come padre e
figlia, di sconvolgerci a vicenda, ci abbracciammo nuovamente e
piangemmo.
Invero, mi lasci dopo parecchie ore e io ritornai al mio vascello,
che dovrebbe partire a mezzogiorno e quindi tra solo mezz'ora.
Scrivo questa lettera di gran fretta prima di lasciare il molo e nel
poco tempo che rimane prima della partenza la consegner a un
facchino perch la spedisca.
Mio caro Leman, non mi rimane che esprimervi la mia pi
profonda gratitudine per la vostra pazienza nel leggere le mie
lettere e la vostra preveggenza nel non rispondermi. Infatti la
vostra saggezza mi ha arrecato beneficio e il vostro silenzio  stato
il mio costante compagno.
Grazie per la vostra indulgenza, signore.
Sinceramente vostro
Hargood.
...
109.

Caro Silas,
sono arrivato ad Alessandria.
Il vascello ha attraccato nella parte sud del porto alle dodici e
mezza di notte, nel calore e nell'oscurit.
Dopo lo sbarco due facchini hanno trasportato i miei averi
attraverso la zona portuale. Ho dormito presso una locanda della
zona, vicina ad un lungo tratto di terra desolata. Attraverso le
stecche della finestra potevo sentire le capre che tossivano tra i
mucchi di terra e macerie che un tempo erano le residenze
invernali.
Mi trovo qui ormai da qualche giorno, preso dai preparativi per
il mio viaggio verso l'entroterra, e ho iniziato a conoscere e persino
ad amare questi luoghi. Il caldo vento del nord soffia dal Mediterraneo
orientale. Di notte fievoli candele creano macchie di luci
gialle e la morbida brezza ne fa danzare le ombre. Fuori il muezzin
grida e una moltitudine di grilli strepita sommessamente.
Di sera si pu percepire l'odore dei fuochi di carbone, del caldo,
dolce aroma del caff, di cannella, d'incenso e legno di sandalo.
Ovunque ardano i grandi bracieri del porto, vi sono turbini di
falene che danzano nella luce feroce, simili a banchi di pesci argentei.
Camminando nelle pi fresche ore della sera si possono
udire le risa dei bambini tra le rovine di vecchie moschee e sinagoghe
e chiese cristiane, poich qui la religione giace profonda come il
limo.
Alla mia locanda questa sera ho mangiato un pasto a base di
piccoli pesci alla griglia detti lantekou. Il proprietario, un musulmano
Hirudati, ha messo un braciere d'incenso su dei carboni
ardenti da posare sul tavolo, ha posato il piatto davanti a me, ha
fatto un inchino e se n' andato. Dopo aver fatto abitudine alla
dieta di bordo a base di carne di maiale salata e gallette, ho consumato
il pi fresco dei pesci in una stanza in cui le blatte salivano
e scendevano lungo le pareti, inseguite da piccoli gechi.
In sguito il proprietario mi ha portato del t dolce e si 
garbatamente informato circa la mia provenienza. Lo ho reso edotto
del fatto che provenivo da Londra ed egli ha annuito, anche se
credo che non fosse a conoscenza di quel luogo. Non mi ha chiesto
nulla circa la mia destinazione. Qui  d'uso non fare domande sulla
fine del viaggio, almeno ai pallidi stranieri, poich i costumi degli
europei sono visti come assurdi o ineffabili.
Tutte le mattine, prima di mettermi di buona lena ad organizzare
il viaggio nell'entroterra,  divenuta mia abitudine camminare sul
lungomare. Si pu sentire l'odore del legno consunto dei vecchi
relitti che giacciono fianco a fianco nel porto, con le assi principali
distrutte dal verme toredo, il sartiame disarmato o marcio, gli
alberi e le assi del ponte gi segati e usati per le costruzioni e i
magazzini del litorale allineati lungo le mura del porto. Le navi
appartengono a dodici nazionalit e civilt diverse: sono vecchi
brigantini e navi mercantili, sambuchi, galee e persino trireme
legati tra loro con corde o catene, silenziosi e impassibili nei loro
ultimi giorni. Mentre l'acqua sale lentamente nelle stive, si inclinano
l'uno verso l'altro, come se nella morte si sentissero pi
socievoli.
Nella parte ovest della citt vi  Gabbari, un luogo industrioso
che produce olio, riso e carta, cotone, lana, zucchero e grano. In
quella zona le case sono parzialmente occupate da negozianti greci
e levantini che commerciano in datteri, avorio e altre ricchezze
dell' entroterra africano.
Questo grande magazzino del Mediterraneo orientale  l'ideale
punto di partenza verso l'entroterra, verso il deserto, perch mi
sembra un perfetto e promiscuo miscuglio della civilt europea
con quella orientale.  una citt costituita di molti strati. Ciascuno
 segno e testimone della transitoriet degli insediamenti umani.
In gran parte del delta vi  un avvallamento del terreno, tanto che
nei giorni calmi si possono vedere le fondamenta di antichi edifici
emergere dal mare.
Ho trovato un agente che mi ha portato da un altro e da un
altro ancora che conosce delle guide della trib degli Ahar, i pi
temuti girovaghi del deserto. D'altra parte ogni cosa ha il suo
prezzo. Ma le guide Ahar sembrano uomini validi, reticenti e dal
portamento orgoglioso. Nel rispetto dei loro costumi, ma anche per
il mio agio e la mia comodit, indosser la veste bianca che sono
soliti portare loro. Nel frattempo ho lasciato parte del mio bagaglio
dal console inglese e porter con me solo ci che mi  necessario per
la sopravvivenza.
Ma prima di terminare questa lettera vi  un'altra questione a
cui voglio fare riferimento e che  il motivo principale per cui vi ho
scritto prima di dedicarmi al deserto e al sole cocente.  con la pi
profonda gratitudine che vi porgo i miei ringraziamenti per il
regalo fattomi, che  giunto alla banchina di Greenwich poche
ore prima della mia partenza e che ha provocato in me pi felicit
di quanta ne possa esprimere. So che nel cercare la signora e
informarla circa la mia identit avete corso il rischio di incorrere
nella feroce censura della madre. E tuttavia credo che da voi ci si
debba aspettare che facciate ci che ritenete giusto e legittimo e che
non vi lasciate deviare da alcunch, incurante delle conseguenze
che possono ripercuotersi su di voi.
Spero, signore, che il nostro garbato Dio inglese, la cui esistenza
voi screditate, vi perdoni per essere al tempo stesso la vittima e lo
strumento delle universit scozzesi. Prego perch Egli spanda su di
voi tante lacrime quante ne ha elargite su di me, se non altro per
ammonirvi della vostra deplorevole mancanza di piet e per dimostrarvi
l'essenziale erroneit delle vostre radicate credenze.
Con questi pensieri vi saluto e spero di potervi scrivere nuovamente
una volta raggiunta la mia destinazione nell'entroterra.
Nel frattempo, rimango come sempre vostro
Hargood.
...
110.

Grange si alz nell'aria grigia e si tir sulle spalle la camicia di
cotone. Poi infil i calzini di lana, seguiti dai calzoni e dagli stivali
di pelle di vitello. Raggiunse la porta ove stavano appesi il pastrano
e la sciarpa. Lev la sciarpa dal gancio e se l'avvolse
attorno al collo. In quel fervente silenzio afferr e rote il pesante
pastrano facendoselo ricadere sulle spalle, lo abbotton attorno
al collo come un mantello e lasci penzolare le maniche vuote.
Cos corazzato contro il freddo apr lentamente la porta della
stanza da letto, sgusci gi per le scale, evitando lo scricchiolio
delle assi di quercia, e raggiunse il piano inferiore.
Non erano ancora le cinque del mattino e non vi era ancora
traccia della signora Thompson. Disinser le spranghe della porta
d'entrata e, sollevando il catenaccio, tese ancora una volta l'orecchio
per percepire l'eventuale segno dei movimenti della signora
Thompson. Non udendo nulla, apr cautamente la porta con la
mano posata sulla fredda guida della spranga di metallo e usc
lentamente. Si chiuse la porta alle spalle ed usc nell'alba sotto la
debole presenza della luna, l'ultima delle stelle mattutine.
Procedendo lungo il corso, a un certo punto giunse alla strada
acciottolata e la attravers, per poi svoltare sul sentiero che passava
accanto alla locanda Hope and Anchor e attraversare i
candidi declivi di Flushards, alcuni dei quali, rivolti a nord,
risplendevano argentei di brina, accompagnato solo dal fruscio
dell'erba contro gli stivali. Segu la pista di fango verso la strada
che costeggiava la sponda per poi giungere alla riva dell'acqua.
Nel grigiore mattutino il vasto silenzio della terra lo raggiunse
per toccarlo, come se egli si trovasse in piedi sopra al proprio
riflesso. Sull'orlo di quell'ignoto non sentiva alcuna costrizione o
impellenza di parlare o esprimersi. Nulla si muoveva. Allung lo
sguardo sull'immobile superficie dell'acqua fino al punto in cui
una leggera nebbiolina sovrastava l'erba palustre sulla sponda di
Walhampton.
Presso lo stagno di una radura alimentato da un ruscelletto,
egli si ferm e s'inginocchi presso la superficie fredda e trasparente.
Con le mani a coppa si port l'acqua fredda sul viso. Il suo
riflesso pareva quello di un altro se stesso con un'espressione
deformata da un sorriso teso, finch il movimento dell'acqua
rivel la netta fermezza delle labbra sottili.
Rimase in quella posizione per molti minuti, aspettando che
quell'intimo dolore cessasse. Dopo un po' riabbass le mani
nell'acqua e si spruzz la tagliente freddezza sul viso. L'immagine
si dissolse e poi ricompose. Sentiva l'acqua che gli avvolgeva e
rinfrescava la bocca suturata. Per parecchi minuti si perse nei
propri pensieri. Poi si sollev e fiss la superficie palustre.
Un'egretta bianca si muoveva con estrema grazia sugli stagni
di un litorale pi lontano, levandosi in volo per cacciare dei
grandi insetti. Era cos impegnata, cos presa dalle proprie azioni,
che riusc a tenerlo avvinto.
Riguardo l'assenza della signora Quill Hargood aveva detto:
 come un romanzo, signore, che vi deve lasciare una presenza
di s, un qualche sapore in bocca che rimarr vedovo nell'anima.
Era la prima volta, pens, che aveva sentito Hargood fare
riferimento diretto al romanzo, anche se solo in funzione di
un'analogia.
Grange prese a camminare lungo la spiaggia verso le due
fornaci sopravvissute che continuavano ad ardere lungo la riva
di Pennington. Una bassa nebbiolina toccava la superficie dell'acqua,
che sembrava raccogliere parte del riflesso del fuoco.
Erano ormai trascorsi molti mesi da quando Hargood era partito,
e i compiti di Grange rappresentavano ora l'unico antidoto contro
la speranza di ricevere un'altra comunicazione scritta dalla
signora Quill. Si era buttato a capofitto nel lavoro con l'intenzione
di affogarvi, e il suo progetto era in gran parte riuscito. Ogni
singolo giorno si dedicava ad un'attivit costante e concentrata.
Ogni notte riusciva ad addormentarsi per lo sfinimento. Purtuttavia,
mentre lavorava, una parte di lui rimaneva in attesa.
Attendeva l'arrivo della posta con occhio distaccato e bramoso.
Cos accadde che quando finalmente arriv una lettera, tutta
goffrata e pesantemente sigillata, nonch danneggiata per il lungo
viaggio, la sua mente era talmente focalizzata sulla signora
Quill che all'inizio fu incapace di pensare a qualsiasi altro corrispondente.
La signora Thompson gliela porse nell'atrio. L'aveva
tra le mani e stava gi salendo le scale per raggiungere lo studio
quando si accorse che era stata mandata da Hargood. I suoi
sentimenti di speranza e terrore si tramutarono in un certo sollievo,
se non addirittura nell'inizio di una piacevole pregustazione.
Era solo la seconda lettera che Hargood spediva dall'Africa.
In effetti, aveva iniziato a chiedersi se avrebbe scritto ancora o se
il deserto lo avesse assorbito completamente. Concedendosi
qualche secondo per riprendersi da quelle emozioni contrastanti,
Grange ruppe il sigillo con un tagliacarte e stese la missiva sulla
scrivania davanti a s. Si trattava di quindici facciate coperte da
una scrittura chiara e scarna. Proteso sulla scrivania, inizi a
leggere con attenzione le prime pagine.
...
111.

Caro Silas,
vi scrivo queste annotazioni dal mio letto, ove giaccio dolorante
per riprendermi dal viaggio. La febbre sta lentamente scendendo e
la mia vista ora  abbastanza buona da permettermi di riprendere
la penna in mano, anche se la mente continua a vagabondare.
Nei pochi mesi trascorsi il deserto  stato il mio unico testimone.
In queste calme distese mi sono imposto un autoesame, il cui
obiettivo e proposito e il castigo della mia anima.
In questo territorio vuoto ho scoperto che la mia mente si 
rischiarata, tanto da permettermi di analizzarmi da una prospettiva
distaccata. Di fatto abitavo in un mondo di cui ero il fulcro, ero
una creatura viziata, che passava da un piacere momentaneo all'altro.
Potrebbe darsi che tutti noi conduciamo questo tipo di esistenza,
intrappolati nei nostri obblighi, passando da un giorno a un
altro con la sola certezza di un animale spinto dall'istinto.
Negli ultimi mesi trascorsi sono stato guidato da un senso di
vuoto. Non  facile da spiegare. Il mio stato mi lascia perplesso. 
proprio la mia mancanza di determinazione che, per cos dire, mi
stimola. Ho tentato di sezionarla, usando quel poco che conosco
degli strumenti del ragionamento e della filosofia, ma non sono
giunto a nulla. Talvolta l'ho persino attaccata con una rabbia cieca,
nella speranza che grazie alla forza di un'emozione pi potente
l'avrei eliminata dai miei pensieri, nello stesso modo in cui la luce
di una candela si dissolve nel fulgore della luce solare. Ma il
sollievo  sempre stato temporaneo.
E cos, in tutti questi mesi, ho viaggiato da un luogo all'altro,
qui e l, stabilendomi per breve tempo in una localit come una
mosca su una foglia, aspettando solo di abituarmi a ci che mi
circondava per poi procedere nel viaggio.
Ci sono altri aspetti di me stesso che devo constatare. Verr
giudicato e quindi confesso. Ver ragioni che non mi sono del tutto
chiare, mi sono reso conto che, proprio come fisicamente sono un
viaggiatore, interiormente posso essere considerato un profugo delle
emozioni. Inoltre ho il sospetto che le due cose siano aspetti
complementari di un solo carattere. Ma forse nei confronti dei miei
sentimenti sono sia la vittima che l'esecutore. Qualsiasi colpa mi
cada addosso, tenter di esporvi, attraverso le mie parole imperfette,
l'essenza della mia condizione.
Scrivo il mio diario di viaggio accanto a un esile fuoco di legno
di cedro, in una stanza punteggiata di mosche che fa parte dell'abitazione
di un mercante. Di sottofondo sento la mia governante,
una donna della trib dei Kore (conosciute per la loro scontrosit,
le pesanti cosce e la lealt) che fa un gran trambusto nell'intento di
prepararmi il pasto mattutino. Non so da quanto tempo sono qui,
n quanto mi fermer. Vi basti sapere che in questo momento ho
un rifugio in cui posso scrivere questi brevi e incompleti appunti.
Perch sono giunto a questa citt? Suppongo che tutto ebbe
inizio, come in gran parte dei miei vagabondaggi, con quello strano
senso di disagio che mi colpisce quando vi  il rischio di una
condizione di permanenza. Ne ho sentito parlare anche nelle storie
di viaggiatori, storie che nella gran parte dei casi sono estremamente
indicative non tanto delle cose viste quanto del carattere del
viaggiatore stesso. Cos viaggiai a cavallo, a dorso d'asino, di dromedario
e, alla fine, a piedi lungo le rocciose montagne che giacciono
sotto l'altipiano, unicamente in compagnia di due guide. Un
giorno, dopo il passaggio di una di quelle fredde notti desertiche in
cui il calore si disperde come un fantasma negli spazi vuoti, emergemmo
da una valle e l, dietro a un boschetto di alberi che da
lontano mi parvero limoni, si estendeva la periferia della citt. A
quella distanza si poteva distinguere solo un gruppo di costruzioni
bianche disperse su un lato del freddissimo bagliore. Vu l che udii
voci provenienti dall'altipiano superiore ed il suono di campanacci
di capre. Ma nonostante l'esempio di distacco ascetico che  necessario
coltivare con le mie guide Ahar, avrei voluto correre avanti
con le braccia levate in aria.
Ma torniamo ora agli aspetti pi essenziali del viaggio.
Una volta che ebbi abbandonato tutti gli ornamenti della civilizzazione,
le guide dell'ultimo tratto del viaggio verso la citt
furono due uomini della trib Ahar, uno dei popoli pi selvaggi
delle colline e del deserto. Erano uomini silenziosi, smilzi, con i
volti segnati dalle intemperie ed i nasi aquilini e la cui pelle bruna
pareva ancor pi scura nel contrasto con le ampie vesti bianche che
indossavano.  difficile descrivere il carattere di un Ahar perch,
almeno per il significato che noi attribuiamo alla parola, non ne ha
uno. Non lascia trasparire alcuna emozione, sorride raramente, non
gesticola n mostra entusiasmo, non ride n piange mai apertamente,
perch ci significherebbe perdere la dignit. In questa
regione ce un detto che forse riassume il loro carattere: qual  la
differenza tra un Ahar e uno scorpione? Lo scorpione ha otto
zampe. Ho detto abbastanza. Per tre settimane di viaggio i miei
soli compagni sono stati due uomini duri e inflessibili come pezzi
di legno secco. Osservavano i miei gesti grotteschi, i lavacri, le
sciacquature della bocca e l'insistenza sul mio rudimentale letto
da campo senza tradire alcuna espressione, perch nella tradizione
Ahar  proibito persino mostrare disprezzo. Dormivano sulla fredda
terra desertica dopo aver spostato alcune delle pietre pi grandi,
con le teste sollevate di qualche pollice dal terreno da duri guanciali
di legno al fine di proteggersi dalla larva dell'ashorga, che altrimenti
si sarebbe potuta insinuare nelle loro orecchie per scavare un
cunicolo fino al cervello. Mentre loro se ne stavano distesi a gambe
e braccia aperte, con i nasi sigillati da tappi in caso lo sprito volesse
scappare, io mi facevo spesso ingannare dal loro respiro silenzioso,
che mi portava a credere di essere scortato da due uomini morti.
Da parte mia cercai di trarre quanto pi conforto potessi dalla
consapevolezza che, finch stavano con me, almeno ero al sicuro
dagli altri della loro razza. Indossavo la loro stessa ampia veste
bianca. Presto il sole mi bruci la pelle rendendola bruna come una
bacca tanto che, non fosse per il fatto che di tanto in tanto io
parlavo, sorridevo o ridevo e mostravo altri segni della mia natura
umana, mi avreste scambiato per un Ahar.
Se la prima parte del viaggio era stata difficile, nella seconda
quelli che in precedenza erano stati problemi si potevano considerare
delle vere comodit. Viaggiammo per molti giorni lungo
il perimetro del deserto e poi, in sguito a un'inaspettata decisione
delle mie guide, ci addentrammo nella regione selvaggia di
Waj-Aresh. Mi sembr che ci fossimo addentrati nel cuore della
fiamma stessa, come una falena che sbatte contro il vetro di una
lanterna in una notte buia.
Persino nella desolazione c' lo splendore. Ci trovammo in un
luogo di tremenda bellezza. Le superfici della roccia sembravano
rilucere dei toni rossi e porpora del fuoco. Ver uno come me,
abituato a un paesaggio mite e curato, una tale asprezza sembr
screditare gli stessi presupposti che stavano alla base del mio mondo
interiore. Iniziavo a comprendere perch, per un Ahar, il concetto
di un dio dei fiori, della primavera e dell'infinito ciclo di nascita e
morte non fosse altro che un'assurda aberrazione. Qui l'essere
supremo, se esisteva, era un dio assoluto e spietato, un dio degli
scorpioni.
Avevamo una riserva d'acqua a malapena sufficiente per quattro
giorni. Tuttavia ogni giorno iniziava espandendosi nel grande sole
feroce che ci sospingeva a proseguire. Il sole pareva bruciare ogni
cosa sul suo percorso, tranne la pietosa e inadeguata forza di volont
che albergava in ciascuno di noi. La notte non era altro che
un intervallo durante il quale la pervasiva fiamma desisteva per
qualche ora. Ci accampavamo sulla roccia oppure direttamente
sulla sabbia, preferendo gli spazi aperti. Le guide giacevano su
un fianco, come in trance, con le teste distanti dal terreno di
qualche fondamentale pollice. Dormire in quella posizione senza
cadere dal guanciale richiede un'immobilit assoluta, sia corporea
che mentale. Nondimeno, si destavano balzando in piedi al pi
leggero accenno di un suono, persino quello di un ciottolo smosso,
furono molte le occasioni in cui mi svegliai e li vidi in piedi, in
silenzio, a fissare l'oscurit. In tali occasioni non mi mossi, sapendo
che il silenzio era la mia miglior protezione. Gradualmente, una
volta passato qualche pericolo nascosto, si rimettevano a terra. Le
loro membra scarne avrebbero nuovamente conferito loro l'aspetto
di cadaveri. E cosi trascorreva la notte.
Al mattino, prima che il sole ritornasse al suo biancore fiammeggiante,
mangiavamo qualche pezzetto di carne secca di capra,
bevevamo un po' d'acqua e riprendevamo il cammino.
Non sono in grado di descrivere il paesaggio desertico.  gi
stato osservato in precedenza, da viaggiatori pi importanti di me e
da scrittori ben pi eloquenti. Vi menziono solo qualche dettaglio,
cos, tra parentesi, qualche particolare che non  nient'altro che una
breve divagazione dalle mosche, le rocce sterili e il cielo verticale.
Quando si vive all'interno dell'esplosione del sole, i sensi sembrano
mutare. Si raggiunge uno stadio in cui il sole non brucia, in cui
il calore non  pi una presenza bens un'assenza. Avvolge la
materia e l'assorbe.  un vuoto che fa fuoriuscire lo spirito dal
corpo e lo disperde.
Il processo di perdita dello spirito  stranamente semplice,
naturale come lo e, in altre circostanze, l'acqua che scorre. Non c' da
stupirsi se gli uomini delle trib siano taciturni: persino aprendo la
bocca si rischia che lo spirito fugga. Si parla di uomini che impazziscono
con gran facilit, come se la salute mentale non fosse pi che
una parola sfuggita loro dalla bocca. Perci nel deserto si cammina
cautamente, in presenza dell'ineffabilit.
Trascorso un certo periodo i sensi si fanno incavati e percepiscono
ci che non c'. Durante il cammino, ogni passo nella sabbia
produceva un rumore simile a una debole melodia. Ma quando a
mezzogiorno ci fermavamo a riposare per qualche minuto, mi inginocchiavo
e mi facevo scorrere la sabbia tra le dita solo per udirne
i cristalli che si urtavano l'un l'altro sul terreno. Ogni suono era
purificato, era lo scheletro di un suono. Immagino che il mio
cammino verso la morte sar simile a questo deserto vuoto e
musicale.
Tutto cess di esistere, eccetto la necessit di continuare a camminare.
Le uniche tregue dagli spazi aperti, in cui persino le rocce
brillavano per il calore, erano rappresentate dalle sporadiche gole e,
talvolta, solo dal tronco secco di un albero spinoso. In una particolare
occasione me ne stavo immobile addosso al bastone a cui ero
solito appoggiarmi, con una gamba sollevata al riparo dal calore del
terreno, come facevano gli stessi Ahar. A circa cinquanta metri di
distanza vi era un albero del tipo che vi ho detto. Non appena lo
scorsi, il calore lo invase come una maligna polvere bianca e vorticosa.
Ne vidi sparire met e poi, con il cuore prosciugato dalla
paura, anche l'altra met. Il calore lo aveva inghiottito in due
bocconi. Non mi stupisce che questa sia la terra dei miracoli. Un
uomo i cui tessuti sono ormai inariditi non pu che essere preda di
tali visioni.
Le mie guide vi erano abituate. O, forse, pur essendo soggette
alle visioni, non ne parlavano. Sapevano meglio di me, forse, che la
mente disidratata rilascia i suoi djinns e spiriti proprio come un
pezzo di stoffa che si asciuga emanando odore. Con le parole e le
azioni ridotte al minimo proseguivano sul loro sentiero. Curiosamente,
era solo di sera che sembravano perdere parte del loro cupo
spirito di sopravvivenza. Al crepuscolo gli esseri umani, e tra questi
persino gli Ahar, si fanno prendere dalle ansie. Mi pare che in
passato (ricordando le opere che lessi sulle trib antiche, in cui si
ricercava un qualche accenno del loro carattere umano) per gli
antenati di questi uomini l'arrivo della notte coincidesse con la
presenza di eventuali pericoli. Le grandi bestie iniziano ad aggirarsi
furtivamente in cerca di preda. E gli uomini si fanno apprensivi,
impauriti e morbosi. Forse era proprio l'ansia a liberare le due
guide, o almeno a dare luogo a una forma di attivit di compensazione.
Infatti di sera i loro movimenti, di solito cos pratici ed
economici, iniziavano ad assumere un aspetto quasi allegro. Una
o due volte mi sembr di sentire uno dei due emettere una risatina
secca, un suono non molto diverso dal rumore metallico dei cristalli
di sabbia. Quando ridevano, mostravano dei denti affilati.
Raccontavano storie e gesticolavano per illustrarle mentre raccoglievano
qualche ramo per il fuoco e ripulivano una piccola area
dalle rocce e dagli scorpioni nel punto in cui ci saremmo accampati
per la notte. Solo pi tardi compresi che essi davano il benvenuto
alla notte per ragioni che non erano di natura spirituale. I loro
grandi nemici, gli uomini della trib Wijarra, non si muovevano
nell'oscurit, a causa della loro religiosa paura delle ombre. Mi fu
chiaro che essi consideravano i Wijarra come un'estensione delle
proprie paure, un prodotto della loro immaginazione. Ciononostante,
molte cose rimanevano ancora irrisolte. Perch si levavano
come spettri nella notte per ascoltare? Quali paure facevano levare
i loro corpi, accovacciati come punti di domanda, ad attendere in
silenzio?
Allora, come vi ho detto, non comprendevo la ragione della loro
vespertina perdita di sobriet. Ma mi ero ormai abituato alla loro
guida e a seguirli attraverso quelle ardenti lande desolate a tal
punto che ritenni che ci doveva essere una buona spiegazione delle
loro azioni e che me l'avrebbero comunicata a tempo debito. Nel
deserto anche la speculazione  uno spreco di forze. Sapevo che
avevano ridotto le proprie azioni al minimo per conservare mente e
corpo per l'attraversamento.
Il secondo giorno trascorso nelle distese desolate vedemmo, in
lontananza, un gruppo di sagome. O, meglio, le guide avevano
visto qualcosa che indicarono con un fischio silenzioso, il loro
segnale di esclamazione ed avvertimento, e con rapidi e abili movimenti
delle mani. Sembravano dei ceppi d'albero che si stagliavano
nella bianca distesa. I miei compagni non si mossero. Rimasero cos
per molti minuti, come pietrificati. Mi venne in mente che tuttavia
gli oggetti che stavamo osservando potevano essere umani, un
gruppetto di non pi di tre o quattro persone, immobili in piedi
nell'intenso calore. Ma l'inquietudine delle guide inizi a influire
su di me. Rimanemmo immobili a guardarli, finch uno dei miei
compagni os parlare. Fu chiaro, dai suoi fischi nervosi, che questi
non erano uomini, bens Achi-madi, mezzi-uomini, esseri demoniaci
che divorano i cadaveri.
Il gruppo si trovava ad una distanza di circa un miglio, in una
posizione leggermente obliqua rispetto al nostro percorso, tanto che
il sentiero ci avrebbe fatti avvicinare fino a solo pochi metri da
loro. Le mie guide iniziarono a deviare, tenendosi a distanza. Ma
poich la mia curiosit sopraffaceva la mia paura e io non ero preda
delle superstizioni di questi uomini, insistetti perch procedessimo
verso quelle figure. Fu la prima volta che osservai la vera natura
della mia dipendenza nel deserto. Essi si girarono e mi guardarono
con particolare e fissa intensit. Sapevo che se avessi insistito oltre,
mi avrebbero lasciato. Forse, per salvarmi dal divenire come "quelli",
mi avrebbero persino ucciso per piet. Ecco i semplici fatti della
mia condizione. Dalla loro espressione mi fu chiaro che non avrei
incontrato questi Ach-madi o mezzi-uomini. Scrollai le spalle e
proseguii con loro su una lunga deviazione che aggirava il gruppo
di figure. Molte ore dopo ce l'eravamo lasciate alle spalle. Ammetto
che persino durante la deviazione avevo sentito in me un senso di
gelo, localizzato tra le scapole.
Col passare dei giorni iniziammo a scorgere, all'orizzonte,
piccole nuvole delicate come i boccioli di un mandorlo. Si disperdevano
nel calore quasi appena spuntate. A parte queste, il cielo era
di un blu intenso che tendeva al violetto. Le rocce e gli alberi
producevano ombre dure e spinose. Camminavamo in mezzo a
tutto ci, io e gli Ahar, ciascuno racchiuso nel proprio silenzio.
Mentre attraversavamo le rocce si poteva udire solo il ritmo secco
delle suole dei miei sandali e delle parti callose dei loro piedi. Un
Ahar non metter mai il piede in un'ombra o in un posto in cui
non riesce a vedere, se pu evitarlo, perch proprio su quel pezzo di
terra potrebbe nascondersi un serpente, un ragno od uno scorpione,
oppure una delle spine a tre punte del cespuglio sibuna con le sue
estremit velenose. Erano queste le considerazioni che dettavano la
bizzarra natura del loro incedere.
Ma la paura di mettere il piede in un'ombra era qualcosa di pi
di una reazione pratica ad una circostanza fisica. Vi aleggiava, ne
sono convinto, la primitiva autorit delle antiche usanze. Chiesi a
uno dei due uomini, il pi vecchio, Sajim, di spiegarmi il perch.
Mi rispose, in maniera velata, che un uomo dovrebbe limitarsi a
produrre la propria ombra e non fidarsi di quella di un'altra persona
od oggetto. In un'altra occasione mi spieg che a un uomo non
era permesso nemmeno di giacere nell'ombra della propria donna,
a meno che questa non fosse sua moglie. Infatti secondo la tradizione
antica un uomo e sua moglie si appartenevano a vicenda,
corpo e anima. E quando, per esempio, un figlio aveva usurpato
l'autorit del padre ormai in et, si diceva che ora il padre viveva
nell'ombra del figlio.
Cos ricomposi, frammento dopo frammento, qualcosa della
cultura Ahar. Queste lezioni rafforzarono il mio desiderio di essere
un Ahar nella mia prossima vita, se non altro perch credo che
vorrei vivere una vita dalla chiarezza spietata.
Mentre attraversavamo il deserto, le nuvole davanti a noi si
facevano ogni giorno pi dense. Alla fine ci trovammo sul bordo
di un altipiano che sorgeva quasi perpendicolare al deserto, faccia a
faccia con la citt. La guida pi anziana inizi a parlare. Il loro
linguaggio non  che uno strano flusso di suoni acuti e gutturali. A
uno straniero sembra un insieme di schiocchi della lingua e aspre
sibilanti. Queste si alternavano con una serie di note profonde
ottenute premendo la lingua contro il palato inferiore ed emettendo
un suono che  sospettosamente simile a quello del processo di
raschiarsi la gola, tant' vero che ho visto degli Ahar i quali, dopo
aver accumulato in gola un grumo di muco nel corso di uno scambio
di opinioni particolarmente acceso, espellono un lungo getto di
catarro attraverso l'affilato spazio tra i primi incisivi. Se il francese
 la lingua del corteggiamento romantico, allora bisogna constatare
che l'ahar  pi adatto a sgridare una lucertola arrabbiata o a
conversare con un cammello miscredente.
Comunque, ho un buon orecchio per le loro espressioni e presto,
con la provvidenziale aggiunta di un linguaggio di segni, mi  parso
evidente che le guide mi avrebbero lasciato in quel punto perch
erano intimorite dalla citt. Come d'accordo, avevo gi dato loro
300 dahel per il servizio e loro sapevano che ne avrebbero potuti
ottenere altri 200 dal mio agente, Selim Abir, quando avessero
fatto ritorno al nostro ultimo punto di partenza. Se Selim credeva
a ci che raccontava sulle terribili vendette degli Ahar nei confronti
di coloro che non mantengono la parola data, ero sicuro che avrebbe
obbedito alle mie disposizioni e non sarebbe scappato con i
soldi, come invece faceva spesso il suo sciocco e grasso fratello di
citt. Le due guide si congedarono con l'addio caratteristico della
loro trib, picchiettandosi il dorso del naso con l'indice destro,
un'allusione gestuale a un'antica espressione che significa, credo,
"Stai attento a dove metti il naso".
Le guide mi avevano lasciato due piccoli involti con i miei
averi, la mia branda da accampamento ripiegata e una scatola
contenente qualche libro e strumenti medici. Salutai con la mano
le loro schiene che vedevo scomparire piano piano e poi, una volta
caricati sulle spalle i miei fardelli, iniziai a camminare verso il
gruppo di edifici che si ergevano sul fianco della collina. Potevo
vedere o forse, a quella distanza, solo immaginare, della gente:
uomini, donne e bambini, i primi umani che vedevo dopo molti
giorni. Attraversai ci che sembrava una piantagione di arbusti:
una macchia di alberi dai piccoli fiori blu. Poi il sentiero mi condusse
attraverso un boschetto di cedri enormi. Il primo umano che
vidi abbastanza da vicino per distinguerlo da un mezzo-uomo o da
un pezzo di stoffa era un muratore che riparava le pietre angolari di
una fontana asciutta. Si gir, mi vide e scapp via. Improvvisamente
mi accorsi che con le mie vesti e il mio portamento - il lungo
abito diritto e sciolto e il cappuccio come copricapo - assomigliavo
a quegli Ahar da cui mi ero appena separato. Rimasi perplesso per
qualche istante, poich mi aspettavo che l'uomo tornasse con i
rinforzi. Cos mi tirai gi il cappuccio per rivelare la faccia e il
collo europeo ed entrai nella citt, con un misto di meraviglia e
trepidazione.
Una volta superata la periferia la gente non sembrava pi spaventata,
anche se mi indicava e fissava. Ma io, dopo il mio lungo
viaggio, non ero altro che un uomo in un'oasi. Guardai rapito le
linee regolari delle bianche costruzioni, le grandi porte di legno,
ornate di rame ed ottone, che portavano a cortili e frutteti. L'acqua
stillava nelle fontane dietro le porte chiuse. Fui raggiunto da insolite
fragranze, da sottili profumi che non conoscevo. Ero stanco e
assetato, ma mi sentivo delirante dalla gioia.
All'angolo di un incrocio trovai un venditore di vino. Intuendo
il mio bisogno, slacci una piccola coppa di metallo da una cinghia
di cuoio, tolse un grande otre da sotto il braccio e vers la pi pura
delle acque nel ricettacolo di metallo. Ne bevvi tre tazze, sfrontato
e avido, ma quando gli porsi due dahel, pagamento pi che abbondante
per un intero pasto nella citt da cui venivo, l'uomo esamin
le monete con distacco, mi chiuse la mano che le conteneva, volt
la faccia e sput precisamente nel canale di scolo. Vedendo uno
straniero stanco e assetato, gli aveva offerto il proprio aiuto gratuitamente.
Appese la tazza di metallo a un laccio sciolto, si rimise
l'otre sotto il braccio e se ne and via lentamente.
Quel piccolo atto di compassione era il primo segno del fatto che
avevo raggiunto la mia destinazione. Vagavo per le strade, come se
fossi stato colpito da una febbre. Si lev un vento brioso, pieno di
polvere. Per proteggermi mi sedetti contro un muro e mi portai il
cappuccio sulla testa. L mi addormentai, o forse svenni per la
spossatezza.
Mi svegliai pi tardi, un po' ristorato per la bevanda e il breve
riposo. Trascorsi la prima sera esplorando le strade ed i mercati e
sbirciando di tanto in tanto in qualche cortile non appena una
porta veniva aperta e richiusa. Seguii per qualche momento delle
donne ondeggianti e voluttuose che portavano brocche o balle di
tessuti. Dentro di me qualcosa si smosse, una specie di allarme,
poich sapevo che avevo trovato ci che cercavo: un luogo di pace e
d'incanto, di giardini segreti e conversazioni non udite, di risa e
canto d'uccelli. Persino gli smilzi cani che gironzolavano per le
strade da un ammasso di rifiuti all'altro agli angoli dei mercati
di strada mi sembravano ottimisti, sereni, come se avessero una
loro vita interiore. Temevo che il mio denaro non valesse, ma
avevo gi fatto provvista di un cambio di moneta e in petto avevo
un doppio fondo in cui conservare due pacchetti di pietre preziose
perch l'oro, ahim, rivela la propria presenza per il suo peso
evidente.
Dopo aver camminato per strade e bazar il mio bagaglio si
faceva sempre pi pesante. Spinsi da parte i campanelli tintinnanti
dell'ufficio di un cambiavalute, posi tre piccoli diamanti sul basso
tavolo di legno duro che mi separava dal padrone di casa e feci
segno con le mani che avevo intenzione di venderli. Tingendo di
non capire i suoi termini, scossi la testa ad ogni offerta finch, con
rabbia, egli piazz sul tavolo quindici piccole monete d'oro, guard
il soffitto con un gesto d'impazienza e attese la mia decisione.
Raccolsi le monete una a una e le misi nella mia resistente tasca
interna, raccolsi i miei involti e mi accinsi a cercare una stanza
dove trascorrere la notte. Prima, per, volsi lo sguardo indietro
attraverso l'apertura e vidi il mio compratore farsi scorrere i diamanti
nella mano e introdurli in un sacchetto.
Qui, nella casa di un mercante, ho trovato alloggio e un posto
dove i miei averi saranno ragionevolmente al sicuro quando mi
avventurer oltre. La donna Kore mi lava i vestiti e cucina i miei
frugali pasti. Dopo qualche settimana di recupero delle forze, sono
nuovamente in procinto di sfidare il mondo selvaggio. Ho scoperto
che nelle regioni desolate la mia mente  pi libera.
Mio caro Silas, questi sono i pochi appunti che ho raccolto nel
mio viaggio. Non sono altro che impressioni, con cui spero di non
avervi annoiato troppo.
Vi auguro di stare bene e spero ardentemente che a tempo
debito la persona che attendete sar con voi.
Vi prego di accettare, dunque, i pi onesti auguri del vostro
amico.
Sinceramente,
Hargood.
...
112.

La luce solare del primo mattino primaverile inond il
pavimento.
La signora Thompson ud Grange scendere le scale e lo osserv
entrare nella sala da pranzo. Lui ripose sul tavolo la lettera
che aveva letto nello studio e si avvicin alla finestra. Ne sollev il
telaio, permettendo ai rumori della strada di invadere la stanza.
Lei sgombrava il tavolo mentre egli se ne stava in piedi a
guardare, immobile e pensoso. La signora si muoveva affaccendata
qua e l con la solita efficienza silenziosa, quando egli si
volt e le disse: Ho ricevuto una lettera del dottor Hargood.
La signora Thompson si ferm, con una pila di piatti tra le
mani.
Credo che quando ne avrete l'opportunit dobbiate leggerla,
signora Thompson.  un documento davvero notevole.
Davvero, signore?
Gli rivolse la domanda in modo diretto e in assoluta buonafede,
tanto che per un momento egli tard a rispondere, per
analizzarla. Una volta certo della sua sincerit, disse:  la lettera
di un uomo eccezionale.
Lei continu a guardarlo senza muoversi. La legger pi
tardi, se riesco, signore, come avete suggerito voi. Sono sicura
che stia bene.
A quanto pare. Vive in ristrettezze, ma sembra contento
della sua condizione.
Lei non smise di osservarlo. Non era pi pallido, n soggetto a
svenimenti. Gli era ritornato un certo colorito sulle guance. Una
curiosa caratteristica della sua guarigione era che la dieta a base
di pesce e verdure gli aveva permesso di ingrassare un po'. Era
forse ancora troppo magro e i suoi arti sembravano troppo lunghi
per il corpo, ma di certo non lo si poteva pi definire emaciato.
Parte della sua forza ed energia era lentamente riemersa,
non c'era dubbio. Evidentemente il ritorno alla professione era
stato una cura. L'aggiunta dei pazienti del dottor Hargood non
l'aveva stancato ma, al contrario, gli aveva dato modo di fare
appello a ulteriori risorse del suo carattere.
Indugi ancora un po' a esaminarlo. Quando torna? chiese.
Non sono sicuro che intenda ritornare, signora Thompson.
Temo che ci abbia lasciato per sempre.
Rimasero l in silenzio per un momento, ciascuno perso nei
propri pensieri. Poi fu Grange ad andarsene, dirigendosi nell'atrio
per salire le scale verso lo studio e lasciando lei in piedi,
immobile a pensare.
Quando se ne fu andato, lei si chiese quale sottile cambiamento
avesse subto il suo padrone in sguito alla partenza della signora
Quill. Prima del suo coinvolgimento con la signora sembrava che
egli galleggiasse o fluttuasse nella propria esistenza, guidato da
un distacco remoto, se non ascetico. Nel rimpinguarsi sembrava
aver preso un peso indescrivibile, come se una parte del carattere
del collega anziano fosse ricaduta su di lui, forse in eredit.
La signora Thompson sospettava che sotto gli auspici della
loro amicizia i due uomini fossero entrati in una competizione
feroce, anche se presumibilmente secondo regole concordate, e
che il pi anziano avesse perso. Supponeva che, nel perdere o
concedere, Hargood avesse mostrato una speciale magnanimit,
una sottile grandiosit di indole e carattere che continuava a
conquistare il suo padrone. Quella, almeno, era l'impressione
che si era fatta dopo la partenza di Hargood e dal breve scambio
di vedute con il proprio padrone dopo che questo aveva letto la
lettera del dottor Hargood.
Riconobbe parte di questo effetto nella riverenza di Grange
nei confronti del collega anziano. Le sembrava che si trattasse
ancora di un altro degli strani casi che erano accaduti, e cio che
mentre prima egli aveva costantemente resistito al dominio di
Hargood nei propri affari, ora che il collega se n'era andato
iniziava ad accettare apertamente l'influenza dell'amico anziano.
Da quando il suo padrone era divenuto il medico pi autorevole
di Lymington, l'erede della professione del dottor Hargood,
vi erano stati altri cambiamenti. Freddezza e reticenza si
erano lentamente trasformate in qualcos'altro, qualcosa di pi
vicino, forse, all'autorit. Aveva visto emergere una nuova relazione
con i pazienti, difficile da esprimere in modo diretto, ma ai
suoi occhi non meno degna di nota. Nel carattere del dottore vi
era qualcosa di nuovo, qualcosa che non c'era stato prima. Non
era pi il calmo esempio di ragionevolezza, distaccato e distante.
I suoi pazienti si trovarono di fronte a un medico sempre pi alle
prese con le loro lamentele, in grado di esibire - quando i sintomi
erano cronici e sembravano causati dal comportamento del
paziente - un certo impegno emotivo e talvolta impazienza. Essi
gli riconoscevano, forse, una forza superiore a quella del Grange
precedente, anche se questa portava con s una particolare onest
e schiettezza che talvolta si rivelava scomoda.
Un giorno egli aveva cercato di spiegarle che non era molto
propenso a curare i sintomi di una malattia, ma molto interessato
a ricercarne le cause. Un certo signor Ruddersley, che si era
recato da lui per molti anni lamentando dolori intermittenti al
torace, tensione alle articolazioni e affanno nel salire le scale, non
si aspettava certo una rapida lezione sulla necessit di ridurre i
suoi oltre cento chili di peso. La signora Hartstone, una ricca
invalida il cui unico conforto e sostegno era la nipote, non aveva
certo previsto che il proprio medico le avrebbe detto che non
c'era nulla che non andasse nella sua salute, affermando inoltre
che lei era una delle pazienti sessantasettenni pi sane che egli
avesse avuto la fortuna di incontrare. Ma se questa sorpresa le
era sgradita, si aspettava ancor di meno che il dottore asserisse di
essere pi preoccupato per la salute della nipote, che soffriva di
anemia e di irregolari accessi emorragici e che, secondo la sua
opinione, avrebbe dovuto essere sollevata dai propri compiti
onerosi per molti mesi, se non per un anno.
I pazienti erano gi abbastanza irritati a causa della reputazione
di Grange senza che a ci si aggiungesse il fatto che egli
era erede del dottor Hargood e che Hargood aveva scritto ai
propri pazienti pi influenti avvisandoli del suo pieno sostegno
nei confronti del successore. Di certo sarebbero stati pi propensi
a mettere in discussione i rimedi proposti se nelle sue
lettere il dottor Hargood non avesse anche affermato, con loro
somma sorpresa, la propria adesione ai "nuovi metodi" praticati
dall'erede.
Quel pomeriggio, nella pausa tra il bucato e la preparazione
della cena, la signora Thompson lesse attentamente la lettera di
Hargood e, pi tardi, dopo averla finita e aver avuto modo di
analizzarne pi accuratamente i contenuti, ritenne fosse importante
ringraziare il padrone per il privilegio di averla letta.
Durante le due settimane che seguirono nessuno dei due fece
alcun ulteriore riferimento alla lettera di Hargood. Ciascuno
sembrava propenso a pensarci per conto proprio. Segu poi
un'altra lettera, pi breve della prima, scritta su della carta
probabilmente ricavata dall'interno di una copertina o dalle pagine
finali di un vecchio libro. Grange, come aveva fatto con la prima,
la mostr alla signora Thompson, anche se questa volta non la
comment in modo diretto.
...
113.

Caro Silas,
ho preso gusto a vivere nel deserto.
Anche se le mie guide temono l'arrivo della sera, vi  un momento,
verso mezzanotte, in cui si svegliano, dopo quattro o cinque
ore di sonno, e mi scuotono la spalla. Non parlano, poich questa 
un'altra delle loro antiche paure nei confronti del buio e della loro
stravagante dottrina sugli spettri. In certi casi viaggiamo di notte,
ma dobbiamo entrare nell'oscurit con la stessa purezza d'intenti
degli altri suoi residenti. Quando stiamo per partire, nessuno guarda
il proprio compagno in faccia, poich ci implicherebbe il "risveglio"
dell'altra persona in un senso pi profondo. Invece ci
prepariamo, muovendoci nella zona dell' accampamento come in
sogno o in trance, raccogliendo le nostre cose. Poi una delle guide
indica con il braccio e partiamo silenziosi, in fila, dirigendoci verso
un punto indeterminato del fioco orizzonte.
Per coloro che come noi hanno vissuto su un'isola di nuvole e
foschie, qui il cielo e cos incorreggibilmente vuoto di qualsiasi cosa
che il mondo stesso si fa celestiale:  come camminare in paradiso.
E anche se ci facciamo guidare da un punto indefinito e distante,
questo non esiste, se non sotto forma di bussola nella mente delle
guide.
Di notte le enormi distese si fanno nitide e le stelle brillano
come la sabbia. Attraversando il deserto sotto la loro fredda luce,
non so quale azione preannunzi la mente, o quali strane reminiscenze
siano suggerite dall'immobilit che raggiunge l'anima, so
solo che la mente stessa si fa vuota, contemplativa, come il terreno.
Penso al nostro Signore non come a un santo o ad un profeta, ma
come a un vagabondo del deserto.
Talvolta di notte passiamo accanto a silenziose abitazioni, evitando
i cani che abbaiano o nervose greggi di capre. Fuggiamo ogni
contatto umano. Talvolta, inoltre, odo la silenziosa musica di quelle
antiche abitazioni, il vento che fa ondeggiare le palme come
fiamme argentee. Non potremmo essere pi vicini al paradiso, le
nostre stesse teste si trovano in mezzo ai corpi celesti, facendoci
attraversare la terra come ombre nel firmamento.
Tuttavia amo pi della mia stessa vita questi momenti, quando
sembra che sulla terra non ci sia nessuno eccetto la nostra piccola
compagnia. Qualche volta, nella distesa, si scorge un timidissimo
scintillio di movimento, forse un gioco di luce o la sagoma girovaga
di un branco di gazzelle.
Il nostro unico pericolo  che di notte serpenti e scorpioni escono
sulla sabbia e tra i ciottoli per cacciare, e quindi ne osserviamo le
deboli tracce con cautela. Di tanto in tanto la mia guida compie una
deviazione. Talvolta con il bastone sospinge una creatura fuori dal
nostro tracciato senza nemmeno cambiare andatura e senza alcun
segno di ostilit, eccetto forse lo schiocco enfatico della lingua, un
blando rimprovero nei confronti della bestiola per aver intralciato il
nostro cammino. Se non ci fossi stato io avrebbe ignorato tali
creature e le avrebbe scavalcate serenamente, ma lo sgombero della
strada  una concessione alla mia goffaggine nel seguirli.
Ho notato un altro aspetto strano. Camminiamo nelle prime ore
del mattino solo quando siamo diretti a est, verso l'alba, verso la
luce predominante.  un'altra delle loro caute abitudini perch,
con l'oscurit alle spalle, possiamo vedere gli altri molto prima che
essi percepiscano la nostra presenza.
A volte all'alba si pu notare una pallida linea di sabbia sollevarsi
all'orizzonte, indice della presenza del vento. In questi casi 
necessario giacere a ridosso di una duna di sabbia o un affioramento
superficiale di roccia, mentre il vento produce strani suoni e
gemiti cantilenanti e i diavoli della polvere avanzano lungo la
linea. Se vi suggerissi che i venti che soffiano attorno a noi sono
gli stessi che hanno perseguitato gli antichi e che i loro respiri
collegano passato e presente, credo che dareste alla mia interprestazione
una dimensione mistica.
Tuttavia ricordo, mio caro Silas, le placide sere in cui eravamo
soliti camminare noi due, con la luce che si spandeva sulla superficie
dell'acqua dei canali e le ombre che si proiettavano ad angoli
diversi, e ricordo pure come la fiamma delle fornaci saline illuminava
il nostro cammino con bagliori ben pi strani di questo caldo
sole imperioso. Il deserto assorbe la mia anima e ripulisce la mia
carne da vecchie paure e visioni.
Credo che i miei viaggi mi rendano vuoto, se non puro. Ho
scritto questa missiva un po' di fretta perch abbiamo fatto una
temporanea sosta in un'oasi per prendere altra acqua prima di
riprendere il viaggio. Nella speranza che vi vengano recapitati,
ho lasciato questi brevi appunti a un funzionario di passaggio in
quest'oasi che mi ha promesso di mandarveli non appena prender
la nave per l'Inghilterra.
Non abbiate alcun timore per me. Ho scoperto ci che desidero
di pi al mondo, ovvero il tempo di considerare il mio passato da
una certa distanza, una prospettiva che non potrei mai trovare
nella mia terra natia.
I miei pensieri possono forse sembrare confusi per gli altri, ma
non per me. Spero che perdonerete le mie divagazioni.
Rimango, come sempre sinceramente vostro,
Hargood.
...
114.

Quella primavera Grange ricevette un'altra lettera, dalla signora
Arabella Pugh, forse altrettanto sorprendente nei contenuti. Per
riserbo la port di sopra, nello studio, e si sedette alla scrivania
per esaminarla.

Caro Silas,
ritorno a voi con le notizie di una persona che nutre il massimo
interesse nei vostri confronti e che chiede informazioni riguardo il
vostro stato e la vostra salute con una tale costanza che davvero mi
porta a chiedermi perch mantenga questo distacco.
Noi, noi donne, siamo sorelle nel profondo.  un principio a cui
forse ci asserviamo in qualche modo. Tuttavia la mia cara amica
Celia Quill lo rispetta con grande risolutezza.
Mi scrive senza darmi alcun indirizzo. Mi chiede di fare visita
alla sua casa di Lymington di tanto in tanto e di passare certe
somme di danaro alla sua cuoca, la signora Chorley, e a suo figlio
Matthew, al cui benessere lei cerca di sovrintendere durante la
propria assenza. Inoltre mi richiede di mandarle un resoconto,
compito che sono ben lieta di eseguire. Devo scriverle, raccontandole
del loro attuale stato, a un indirizzo ove lei possa di volta in
volta andare a ritirare la propria posta.
In diverse occasioni ho avuto modo di parlare con la signora
Chorley, che mi ha riferito della vostra visita prima di Natale e
dell'inaspettato dono che avete recato alla famiglia. La signora Chorley
 estremamente leale nei confronti della signora Quill e, sospettando
che il vostro interesse nei suoi confronti fosse legato alla sua
padrona, da parte sua non era propensa a fornirvi informazioni
sull'argomento. Ma se da una parte continua a nutrire sospetti riguardo
il vostro movente, signore, a quanto pare il vostro atto di
gentilezza ha smosso la signora quanto basta per raccontarmi del
vostro atteggiamento nei suoi confronti. A quanto ho capito ha trattato
la vostra generosit in modo tutt'altro che generoso, anzi, piuttosto
brusco e circospetto, e forse spera di poter riparare in qualche
modo. Dal momento che io faccio le veci della sua padrona e che la
gente di campagna ha il costume di trattare con un certo pratico
rispetto coloro che sostituiscono i padroni, anche se questi ne sono
solo gli intermediari, lei sembra fidarsi di me. Mi ha chiesto un'opinione
su di voi e io, da parte mia, le ho parlato di voi nel migliore dei
modi. Quindi pu darsi che il vostro rapporto con lei possa dare
buoni frutti, anche se non nella direzione che vi aspettavate.
L'indirizzo a cui vi avevo accennato - il 26 di Bastgate Street,
sul Mortlake - non  quello dell'attuale residenza della nostra
amica comune, credo, ma mi sono presa la libert di accluderlo,
in caso desideraste scriverle. Non so esattamente perch rompo il
patto con il suo silenzio per informarvi su questo.  una di quelle
azioni che forse si basano sul sentimento e non si possono spiegare
facilmente, ma che speriamo rendano un bene maggiore delle nostre
misere garanzie di reputazione. E orse, signore, anch'io sono
rimasta colpita dal vostro gesto di generosit verso la signora Chorley
- quello di attraversare molte miglia di neve in una sera glaciale
per consegnare una grassa oca ad una famiglia povera - tanto che
anch'io inizio a prendere atto della sincerit del vostro interesse per
il benessere della sua padrona.
Spero che abbiate almeno la possibilit di comunicare con lei e
qualora lo facciate la signora, da parte sua, avr la possibilit di
decidere se rispondervi o meno.
Se, nel corso del tempo, doveste incontrarla nuovamente, ho
fiducia nel fatto che le porterete i miei pi affettuosi saluti.
Da parte mia vi porgo, signore, i miei pi cordiali ossequi.
Sinceramente vostra,
Arabella Pugh.

Grange pos la lettera capovolta sullo scrittoio e si tir indietro
sulla sedia. Arabella Pugh era una delle pi strette amiche del
circolo della signora Quill e se il suo resoconto era sostanzialmente
corretto nei vari dettagli - ed egli credeva di potersi
fidare, visto il loro rapporto di conoscenza - dimostrava, se
non altro, l'estrema volont di Celia Quill di proteggere la propria
residenza attuale persino dagli amici pi intimi. Era anche
propenso a credere alla sua informatrice riguardo al fatto che
l'indirizzo che la signora Quill le aveva dato per un saltuario
carteggio probabilmente non era altro che un indirizzo postale
presso cui la signora andava a ritirare la corrispondenza.
Ora che Hargood se n'era andato, a Grange sembrava di
dover iniziare tutto daccapo, anche se questa volta era determinato
a ricavare un insegnamento dalle azioni passate. Siccome
egli aveva vissuto una crisi di dubbi riguardo la signora Quill,
forse i sacrifici che aveva imposto alla sua salute ora gli davano
finalmente il diritto di essere onesto con se stesso e con i propri
sentimenti nei confronti della signora.
Pos un foglio di carta sulla scrivania davanti a s, impugn
una penna d'oca, la immerse nell'inchiostro e si accinse a scrivere
quando fu colpito da un pensiero che gli fece posare la penna.
Rimase immobile per parecchi minuti a fissare fuori dalla finestra
la linea costiera e il Solent, bloccato nelle proprie riflessioni.
...
115.

Signora Thompson! grid Grange.
S, signore?
Vado a Londra.
Ma... la signora Thompson si trattenne.
Vi sarei grato se mi preparaste un pasto per il viaggio.
Il cibo era certo lontano dalla sua mente, ma intendeva dare
alla signora Thompson un compito che ne distogliesse l'attenzione
mentre raccoglieva qualche vestito.
Ho esaminato l'agenda della prossima settimana. Credo non
ci siano emergenze. Nel frattempo, forse sarete cos gentile da
mandare un messaggio a coloro che dovevo visitare informandoli
che star via per sette giorni e suggerendo loro un altro appuntamento
la settimana successiva.
Signore.
Grazie, signora Thompson. Se ci dovesse essere un'emergenza,
sappiate che ho scritto al dottor Mansell di Milford
comunicandogli la mia intenzione di assentarmi per una settimana
intera. In caso di bisogno, sar lui a sostituirmi.
La signora Thompson annu, riluttante, poi si volt verso le
scale e si sollev le gonne per scendere. Grange si chiese brevemente
come si facesse a trasmettere una tale idea d'intenso sospetto
con un atteggiamento cos semplice.
Apr i cassetti della stanza da letto e ne estrasse diverse camicie
e due paia di pantaloni da mettere nella valigia a baule. Al
loro fianco pose alcune paia di calzettoni di lana per il freddo che
giungeva da est. L'aria primaverile era leggera e piacevole, ma le
notti trattenevano in s ancora un tocco di gelo. Gli sarebbe
servito anche un altro fazzoletto da collo, un rasoio, una coramella,
una spazzola e della polvere detergente per i denti.
Raccolse rapidamente le sue cose, prendendo come motto l'idea del
collega anziano secondo cui l'essenza del viaggio non consisteva
nel portare il mondo con s, bens nel lasciarsi pi cose possibile
dietro alle spalle.
La diligenza impieg tre giorni per arrivare a Londra. Vi era
molto fango sulla strada, e boschi e prati erano coperti dallo
scintillio dell'acqua corrente prodotta dalle prime piogge di aprile.
Il cocchiere, nell'avvicinarsi alle rare barriere di pedaggio,
strombazzava per avvisare i gabellieri. Una volta giunti alla barriera,
di solito ad attenderli vi era un uomo, destato dal proprio
sonnellino in una qualche villetta di campagna l vicino o in un
rifugio di legno spesso nascosto alla vista dei passanti.
Sulle pianure che portavano a Winchester il cocchiere schiocc
la frusta e la diligenza acceler. Per ovviare al problema del fango,
sul terreno erano stati sparsi ciottoli e ghiaia. La carrozza scricchiolava,
le ruote rombavano e la struttura ondeggiava irrequieta.
Non appena oltrepassarono Winchester attraverso la parte
sud della citt, il terreno si fece pi ripido e collinoso. Talvolta,
salendo una strada di collina dalla parte esterna, la carrozza
s'inclinava pericolosamente. Il vetturino, tenendosi stretto alla
parte interna per aggiungere il proprio peso alla stabilit dell'insieme,
si agganciava alla carrozza con una cintura per potersi
inclinare senza correre il rischio di cadere fuori.
Durante il viaggio Grange, non potendo esprimere i propri
pensieri, se ne rest in disparte. L'interno puzzava di acido carbonico.
Gli altri passeggeri, cinque uomini e due donne, la moglie
di un commesso viaggiatore ed una governante o dama di
compagnia che si recava a vivere presso una famiglia in Rssel
Square, si accorsero del silenzio che sembrava circondarlo. Dopo
qualche esitante scambio di parole non tentarono pi di conversare
con lui. Tra gli altri passeggeri segu una serie di elevate
conversazioni sul tempo e sui prezzi di Londra, cui egli non fu
assolutamente in grado di dare il proprio contributo.
La sua mente era turbata, anche se era difficile definirne con
esattezza il motivo. Era come se il movente della sua ossessione
privata fosse ancora nascosto mentre le manifestazioni esteriori di
questa si fossero concretate nell'improvviso desiderio di fare un
viaggio. Era come trovarsi nella stiva di una nave, e udire il
movimento dei bagli e il cigolio del sartiame, pur essendo inconsapevoli
della precisa destinazione dell'imbarcazione. Mentre rifletteva
su questi aspetti, tenendosi al di fuori delle discussioni
sconnesse tra gli altri passeggeri, un sussulto della carrozza lo
port a volgere lo sguardo fuori dal finestrino. I cavalli si erano
messi a trottare e la carrozza ondeggiava. Diversi cani randagi che
li avevano seguiti iniziarono ad andare al piccolo galoppo e uno o
due di essi balzarono od accennarono un attacco verso le teste dei
cavalli. Questi, allarmati e aizzati, si lanciarono nella corsa. Il
vetturino si mise in piedi sul sedile per controllare l'impeto spontaneo
e, nella sua nuova posizione di comando, con le gambe
divaricate in cerca di un maggior equilibrio e i piedi ben saldi
sul sedile, scopr che la propria sicurezza superava la paura.
L'intera struttura si era ormai scagliata ad estrema velocit gi per il
pendio, sospinta dal proprio peso, con la carrozza che sobbalzava
e si scuoteva sulle balestre, la conversazione rimasta in sospeso, le
donne che si reggevano il cappello e gli uomini che si sorridevano
a vicenda per l'imbarazzo e per la meccanica cortesia che emerge
nelle situazioni che vanno al di l del nostro immediato controllo.
Il pendio si allungava per quasi mezzo miglio sulla grande
collina che declinava verso il paese di Duncton, da cui in lontananza
si poteva scorgere Petersfield. Quando il vetturino inser il
freno, i passeggeri udirono il boato dei cavalli irrequieti, lo stridore
del ferro delle ruote cerchiate che scivolavano sui sassi e
sulla ghiaia, il guaito dei cani randagi, il vetturino che gridava
tanto a se stesso quanto ai suoi animali, la pesante carrozza che si
muoveva lungo la discesa come una slitta mal controllata, il
guizzo delle scintille prodotte dalle ruote bloccate, un rapido e
improvviso spezzarsi di arboscelli, il fragore e lo schianto delle
ruote che colpivano rocce o ciottoli pi grandi. Nella parte finale
della discesa, la carrozza aveva preso una velocit tale da raggiungere
quasi i cavalli e la struttura inizi a scivolare di lato
verso un gruppo di querce che costeggiavano il percorso solcato
dalle ruote. Il guidatore, nervoso ma calmo al centro della propria
paura, ag contro il proprio impulso pi immediato e rilasci
il freno. Una quercia in particolare, dopo essersi isolata dal resto
del gruppo, sembrava andare loro incontro con un'intransigenza
massiccia e statica. Soffocando la propria agitazione, il vetturino
allent ulteriormente il freno, tanto che la carrozza aument la
velocit verso l'imminente ostacolo. Le ruote finalmente libere
fecero presa, accelerarono e si raddrizzarono leggermente. In un
impeto fluido sembrarono quasi curvarsi attorno al tronco.
Dopodich il vetturino tir parzialmente il freno, facendo ondeggiare
di qua e di l la cabina in cui sal, amaro, l'odore di abrasione,
finch finalmente, con un profondo scricchiolio e gemito
delle cinghie, riuscirono a fermarsi ai piedi della collina.
Il silenzio che segu somigliava alla calma che segue una tempesta.
Il vetturino tir il freno, leg le redini, salt gi dal sedile e
raggiunse la porta della carrozza per informare i passeggeri che
erano salvi e per calmare le donne. Grange e gli altri uomini
avevano ripreso vigore e si dimostravano molto cortesi e galanti
nei confronti delle dame. Gli uomini si congratularono con il
vetturino con tutto il loro orgoglio maschile. Il cocchiere si sent
obbligato, ma fu in realt costretto a togliersi il grande cappello e a
inchinarsi di fronte ai passeggeri, in particolar modo davanti alle
donne. Gli uomini applaudirono. Il vetturino salt nuovamente sul
sedile del guidatore, sleg le redini, sollev il freno, incit i cavalli,
schiocc la frusta per aggiungere effetto alla manovra e la carrozza
ripart alla volta di Midhurst, con i passeggeri pienamente soddisfatti
giacch ciascuno aveva recitato bene il proprio ruolo in quel
dramma, e il gruppo pot proseguire il viaggio di buonumore.
Quella sera, Grange lasci la sala da pranzo della locanda non
appena gli fu possibile entro i limiti della buona educazione,
ossia dopo le donne ma prima di condividere del porto con gli
uomini. Appena si alz da tavola e prese a salutare i commensali,
sent o percep la disapprovazione degli uomini diretta alle sue
spalle ed anch'egli, come questi, si ritenne debitore di un po' di
compagnia nei loro confronti, non fosse altro per le ore che
avevano trascorso durante la giornata nel tentativo di interessarlo
a una qualche conversazione.
Raggiunta Londra, Grange scorse i sobborghi pi periferici della
citt, le baracche ed i tetti a falde, donne che portavano secchi
d'acqua, sporadici cavalli malconci, bambini scalzi nel fango tra i
tuguri, maiali, piccioni e altro bestiame sullo spoglio terreno
attorno alle baracche. Ecco i diseredati che si raccoglievano ai
margini della grande citt, dove, diceva Hargood, gli uomini
erano quasi tutti spazzini e le donne prostitute.
Molte baracche erano circondate da piccole strisce di terra
brutalmente abusate, piene di polli e altre bestie che vagavano
tra i rifiuti fangosi. Lev lo sguardo e vide cani affamati, nonch
cavalli e muli smilzi e deperiti impastoiati ai lati delle baracche o
nei campi spogli.
Un altro pensiero inizi a turbarlo. Nell'avvicinarsi a Londra,
aveva deliberatamente allontanato Celia Quill dalla mente,
temendo l'intrusione della propria parte cosciente. In mancanza
della disponibilit della signora, la razionalit gli avrebbe consigliato
di avvicinarsi in modo cauto e di sforzarsi di trovare un
punto d'incontro nella simpatia intercorrente tra i due, prima di
avanzare la causa che era venuto a perorare. Ma era sempre pi
abituato a non fidarsi dei princpi razionali. Pens che se avesse
seguito tali princpi ora non si sarebbe trovato a viaggiare per
Londra nella vaga speranza di un incontro. Siccome l'impatto
della signora Quill nella sua vita l'aveva portato a un importante
cambiamento, doveva iniziare a trattare le questioni di maggior
importanza quasi istintivamente e seguirne la naturale conclusione,
incurante delle ragioni che gli si presentavano sul percorso.
...
116.

Da Rssel Square prese una diligenza diretta al Mortlake, da cui
scese nella tarda mattinata nel tranquillo corso principale.
Nel paese sul Mortlake un labirinto di case fiancheggiava la
strada e un branco di monelli scalzi, magri come zanzare, tentarono
di trasportargli la valigia. L'assistente della posta colp la
carrozza col palmo della mano per segnalare l'imbarco di nuovi
passeggeri, poi il postiglione azion leggermente le redini e i
cavalli trascinarono via il veicolo.
A quell'ora le tracce di una recente pioggia brillavano sul
selciato. Un debole fumo si librava obliquo sui camini.
Una voce disse: C' qualcuno che vi porta i bagagli, signore?
L'attempato assistente stava in piedi poco distante, a osservarlo
con l'occhio strabico.
Grange strinse il manico della valigia con maggior forza.
L'uomo indic un gruppo di monelli. Ve li porter uno di
questi. Sono affidabili, signore.
Grange affid la borsa a uno di essi, pi piccolo degli altri,
che la trasport orgoglioso fino alla locanda Whiteacre Inn.
Sotto l'insegna di due serpenti attorcigliati diede due penny al bambino.
Il ragazzino esamin le monete con interesse professionale
e gli consegn il bagaglio, come se si trattasse di un tipo di
cerimonia o scambio formale. Nessuno dei due parl. Quando
Grange si volt di nuovo il ragazzino se n'era andato.
Al Whiteacre un anziano viandante usc dall'interno del bar.
Nel suo fiato Grange riconobbe l'odore di birra e anche qualcosa
di pi profondo, la stranamente dolce combustione di polmoni
malati. Era un odore che aveva dimenticato, un profumo londinese
di reclusione in scantinati ove artigiani indeboliti lavoravano
in una luce fioca.
Rimase seduto per un'ora nel salottino, perso nei propri pensieri.
Decise di pranzare ed ordin un tortino di carne. In sguito,
dopo aver digerito, fece una passeggiata nel freddo mezzogiorno.
A sud-est vi era una bassa nube bianca, illuminata dal massimo
fulgore solare. Dietro a essa si addensava un temporale, come se
un insieme di forze stesse tramando per determinare il tempo del
pomeriggio. L'oscura massa della nube sorgente pareva galleggiare
sopra un campo inondato di luce. I gabbiani salivano e
scendevano, muovendosi come fiocchi di neve nella calma quasi
limpida.
S'incammin lungo il fiume. Gli edifici lungo l'argine erano
bassi e il comportamento della gente modesto e furtivo, quindi
nel dirigersi verso ovest la sua attenzione fu diretta alla volta
celeste.
Raggiunto un cancello e un ruscelletto secondario, segu un
sentiero verso l'entroterra per molte centinaia di metri, finch
raggiunse una lunga strada lastricata. Questa si estendeva per
circa due miglia prima di raggiungere un incrocio. Grange lo
super e prosegu per un altro quarto d'ora prima di trovare
Eastgate Street.
La piccola casa era arretrata rispetto al sentiero, quasi fosse
intimidita. Grange apr il cancello di legno e sollev il vecchio
battente di ferro. Dall'interno non proveniva alcun suono. Colp
nuovamente la porta con il battente e ne ud lo scricchiolio e il
colpo secco penetrare nella casa.
Perplesso, si volt e incammin in direzione del Mortlake. Il
sentiero lo condusse attraverso un altro gruppo di case dei bassifondi.
Una volta, da giovane, in una strada come quella aveva
udito un grido solitario. Non sapeva se provenisse dalla gola di
un uomo, di una donna o di un bambino. Era un suono curiosamente
calmo, assolutamente privo di speranza, il suono di
un'anima in preda alla disperazione.
Dopo circa un'ora di cammino, ritorn a Eastgate Street e
risollev il battente, ascoltandone la cupa eco, simile al rumore
della fuliggine che cade in un camino. Gli parve di udire qualcosa,
ma si sarebbe potuto trattare di un'imposta che sbatteva
nel vento che andava lentamente levandosi.
Nessuno venne alla porta. Grange rimase in piedi sul portico
d'ingresso per molti minuti, esitante. Quando se ne and, decise
di dirigersi nel senso opposto a quello per il Mortlake.
Si aggir per parecchie ore lungo le strade e nel tardo pomeriggio
ritorn alla casa. Buss nuovamente, non ottenendo risposta.
Quella sera consum un brodo al Whiteacre e s'incammin ancora
una volta verso Eastgate Street. Dalla finestra non fuoriusciva
alcun segno di luce prodotta da lampade o candele. La casa
era deserta.
Trascorsero altri due giorni. Si recava quotidianamente alla porta
della casa e sollevava il battente. Poi vi girava intorno e levava lo
sguardo verso le finestre nella speranza di scorgere una traccia di
presenza umana. Questa volta intu che gli scuri delle finestre del
piano superiore gli avrebbero potuto fornire un qualche indizio
gi in precedenza: erano sprangati all'interno. Il giardino era
desolato e invaso dalla vegetazione. Le erbacce ricoprivano il
vialetto e il cancello pendeva sghembo sui cardini, il pi alto
dei quali era ormai completamente arrugginito.
Lo assal in modo improvviso e orribile l'idea che lei potesse
vivere l dentro, che la sua condizione si fosse ridotta a quella
misera abitazione, priva di calore e persino di luce. La sensazione
gli rimase per qualche istante ma, una volta terminata l'intensit
dell'intuizione iniziale, si fece inconsistente di fronte all'evidenza.
Nella professione di medico gli era capitato di fare visita alle case
delle persone indebolite dalla povert o morenti, e quindi sapeva
che di solito si trovavano tracce rivelatrici di vita. Molto spesso vi
era almeno un sentierino che raggiungeva la porta d'ingresso tra
le erbacce, forse non molto diverso da quello prodotto da un
animale, creato da qualche visitatore occasionale. Ma l non vi era
alcuna traccia di un tale sentiero. Le erbacce si diffondevano
uniformi tra le mattonelle. Di solito, negli edifici al cui interno
la vita vacillava, sulla serratura della porta vi era sempre un'area
liscia e non arrugginita, segno del saltuario uso di una chiave. Ma
quella propriet non rivelava il seppur minimo segno di vita.
Grange fece ritorno al Whiteacre. Gli pareva che non ci fosse
nulla, a parte una certa testardaggine, che lo trattenesse in quel
luogo. Si fece sempre pi distratto. Tentava di leggere un volume
del De Vita Beata di Seneca ma la sua concentrazione tentennava.
Di notte giaceva nel letto della sua stanza a fissare il soffitto.
Man mano che la notte si faceva pi profonda, ascoltava le
zuffe ebbre al piano sottostante, il gran cantare e le baldorie.
Talvolta udiva una banda di uomini turbolenti della conceria
locale che si era fermata a bere birra al bar, talvolta le risa delle
donne. Il Whiteacre Inn si trovava all'incrocio delle correnti
umane che percorrevano l'argine sud del fiume da e per Londra.
Poich la sera vi erano meno possibilit di dispersione a causa del
traffico di carri e cavalli, lungo quella strada intere greggi di
pecore e capre venivano condotte verso i mercati. Grange poteva
distinguere il pesante tonfo degli stivali del pastore, i colpi degli
zoccoli delle pecore, il delicato belato degli agnelli che le accompagnavano,
il suono degli ovini che urinavano sui ciottoli e gli
schiocchi e i fischi dei pastori che richiamavano i cani. Qualche
volta, a tarda notte, l accanto passavano le diligenze ed egli
udiva il rumore degli zoccoli dei cavalli che si allontanavano
producendo un suono simile a quello di un acquazzone.
Quando dormiva, pareva cadere in un'oscurit infinita.
...
117.

Il giorno seguente si fece luminoso. Era un freddo e radioso
mattino primaverile che conservava ancora il rigore dell'inverno.
Un vento silenzioso e permeabile si era levato da oriente. Pareva
oltrepassare i vestiti, anche se faceva a malapena frusciare le
foglie cadute al suolo tra il Whiteacre e il fiume. Dopo colazione
Grange usc verso l'argine e rimase molti minuti a fissare l'acqua
scura. Vi era un placido stagno protetto da una falda di terra, in
cui la corrente e la piena avevano depositato i propri rottami tra
cui l'asse di una ruota, i resti di una carrozzina e alcuni cocci di
vecchi piatti e teiere. Nella parte pi profonda dello stagno vi era
qualcosa di pallido e vagamente cartilagineo. Con un debole
senso di sconvolgimento pens che si potesse trattare della pelle
di un essere umano, forse di un bambino piccolo. Ma concentrandosi
intravide qualcosa di simile alla carcassa di un cane,
forse un qualche tipo di bastardo od un levriero. La prolungata
immersione e l'impregnamento d'acqua avevano staccato la pelliccia
dalla pelle ed il corpo si presentava ora oscenamente nudo.
L'addome era scoppiato e il cadavere era infestato da anguille.
Rincuorato per non essersi inavvertitamente imbattuto in un
essere umano affogato, osserv con maggior attenzione il serico
scintillio delle anguille attorno alla carcassa.
Dopo un po' ritorn alla locanda. Pur sentendosi irrequieto e
preoccupato, non trovava modo di dare sfogo alle proprie energie.
Seduto nell'immobilit astratta del minuscolo salottino, alla
fine si alz dalla sedia, si infil il pastrano e usc.
Si incammin a cauti passi per la strada tra freschi cumuli di
sterco ovino. La curiosa intuizione di una presenza, una strana
sensazione di attesa, sembr spingerlo ancora una volta verso
Eastgate Street. Giunse davanti alla casa e la osserv in silenzio
per molti minuti. Era l per dire addio alle ultime tracce della
signora Quill. Sarebbe ritornato a Lymington senza aver portato
a termine la missione.
Fu solo quando era sul punto di andarsene che not - quasi
per caso, andando in cerca di un luogo dove urinare - che fuori
dalla palizzata in legno vi era un sentiero che costeggiava il lato
della casa. Spinto da un impulso decise di percorrerlo, se non
altro perch gli avrebbe fornito una visione pi completa della
parte posteriore della propriet.
Il sentiero era invaso da erbacce, romice ed erba. I primi
pallidi fiori di cerfoglio ricoprivano la ghiaia. Ma vi erano vaghi
indizi circoscritti che indicavano che era stato percorso. Al centro
del viottolo vi era una linea di vegetazione ridotta. Mentre
analizzava questo elemento vide qualcosa che non aveva notato
prima. In fondo al giardino, quasi sommerso dall'edera rampicante,
si trovava un cancello secondario che portava dal sentiero
al giardino posteriore coperto di vegetazione. Si fece strada tra le
erbacce ed esamin il chiavistello del cancello con un insolito
senso di smania. A un'analisi pi attenta questo rivel le aree di
ferro solcate e grigie che indicavano che la ruggine era stata
rimossa da un uso sporadico. Volse lo sguardo verso il retro
del giardino e not la vaga traccia di un abituale tragitto diretto
alla porta di servizio. Non ebbe bisogno di entrarvi per immaginare
che la porta di servizio avrebbe mostrato ulteriori tracce di
ferro ripulito nel punto in cui vi era entrata una chiave.
Improvvisamente nervoso, con la mente che correva, fredda,
si guard intorno. Il sentiero pubblico in disuso portava ad un'altra
strada dietro a Eastgate Street, e questa a sua volta si allacciava
alla strada che seguiva l'argine del fiume. Cap che la propriet
si sarebbe potuta raggiungere da tutta un'altra direzione,
entrando e uscendo dalla casa senza essere notati dal fronte su
Eastgate Street.
L'aria si era fatta pi fredda. Il sentiero fu attraversato dalle
ombre del vento e delle nubi. Grange segu il viottolo da Eastgate
Street fino all'allacciamento con Cheam Road, a circa cinquanta
metri dal retro della casa. Chiunque si recasse alla propriet da
quella direzione avrebbe dovuto imboccare il sentiero in quel
punto. Raggiunto il punto d'accesso sulla strada, guard in su e
in gi lungo Cheam Road in cerca di un'innocua posizione vantaggiosa.
In cima alla strada vi era un piccolo parco pubblico, con
una panchina di legno, oltre a un tornello in quercia. Cammin
per circa duecento metri, entr nel parco e si sedette. Posando il
bastone accanto a s, individu l'accesso al passaggio pubblico e
si mise a calcolare la distanza tra la panchina e il sentiero. Era
tutto intento in questo calcolo quando inizi a scrosciare la pioggia,
prima sotto forma di qualche isolato gocciolone e poi in un
improvviso acquazzone inaspettato, che lo obblig a cercare riparo
temporaneo sotto una delle grandi querce del parco.
Cessato l'acquazzone, il sole spunt quasi immediatamente. Egli
ritorn alla panchina di quercia, ancora bagnata d'acqua piovana.
Estrasse il grande fazzoletto di cotone che la signora Thompson
gli aveva dato per il viaggio e asciug una zona uniformemente
coperta d'acqua. Poi rimise in tasca il fazzoletto umido e si
sedette sulla panchina nel profumo di erba bagnata che si levava
dal terreno. In giovent, quando non era che un bambino, era
stato incline a sognare a occhi aperti. Ora si tranquillizz e si
abbandon al fluire del tempo.
Attese per molte ore, immobile.
Aveva lasciato il Whiteacre poco dopo colazione e a mano a
mano che si avvicinava mezzogiorno avvertiva un po' di sete e di
fame, ma in generale si sentiva distaccato e stordito. Rimase nel
suo avamposto per tutta l'ora di pranzo, fino al primo pomeriggio.
Il sole percorreva il suo solito arco. Egli vide le proiezioni
delle ombre salire da oriente per poi cadere sul lato occidentale
dei vicini edifici.
Verso il tardo pomeriggio scorse una figura con il mantello
che imboccava tranquilla il sentiero per poi scomparire quasi
subito dietro a un palazzo adiacente. Per qualche momento si
chiese se aveva visto un fantasma. La figura era apparsa improvvisamente,
come se non avesse alcuna origine. Si alz in piedi,
imponendosi di agire in modo ponderato e circospetto, e si rec
verso l'accesso del sentiero in Cheam Road. Una donna alta con
mantello e cappellino ora si era fermata al cancello secondario,
ed egli ne vide la mano che sollevava il paletto. Con il cuore che
gli batteva forte in petto la segu lungo il sentiero.
Lei lo aveva visto avvicinarsi con la coda dell'occhio, ne era
certo, perch una volta giunta al cancello era rimasta impietrita a
guardare davanti a s, aspettando forse che lui se ne andasse
prima di entrare nel giardino. Giuntole accanto disse sottovoce:
Signora! e la donna, come risvegliata da una trance, si volt e
lo fiss sgomenta.
Era una donna anziana, forse sulla sessantina, con i capelli grigi
raccolti in uno chignon e un'ordinata scriminatura centrale.
Scusate. Grange sent la mente incespicare, risollevarsi,
incespicare di nuovo.
Continuava a fissarlo. Egli not, quasi percependola, una corporatura
abbondante, le guance paffute e gli occhi indagatori.
Una volta che nella signora fu cessato il momentaneo spavento
causato dalla sua improvvisa apparizione, Grange si ritrov oggetto
d'analisi di un'intelligenza particolare. Si sent obbligato a
ridurre la tensione esistente tra loro. Sapete forse se la signora
Quill vive qui? Sent la bocca prosciugarsi e, in assenza di
risposta, aggiunse: La signora Celia Quill?
Lei attese parecchi secondi senza rispondere. Alla fine disse:
La conoscete?
Egli emise un silenzioso respiro e tent di tenere sotto controllo
la propria costernazione. Si chiese: che accento era quello?
Del Lancashire? Una dipendente della famiglia o forse una governante.
Era determinato a mantenere una conversazione e tent
di rispondere alla sua domanda meglio che potesse. Ebbi il
privilegio di fare la sua conoscenza durante il suo soggiorno a
Lymington.
Gli acuti occhi castani lo guardarono con un atteggiamento
simile al distacco. La donna gli diede un'impressione di sagacia e
cortesia. Rispose: Non  qui, signore, non ora.
Se n' andata?
La donna sembr esprimere un giudizio sulla natura del suo
interesse. Annu, non per amicizia o acquiescenza, bens perch
intendeva prendere atto della sua domanda.
All'improvviso Grange temette che la signora fosse sul punto
di voltarsi e andarsene. Secondo le comuni leggi del decoro egli
non avrebbe avuto il potere di trattenerla. Invero, mentre parlavano
lei aveva gi parzialmente aperto il cancello. Ora per lo
richiuse facendo scendere attentamente il paletto.
Egli arrischi un'ultima affermazione. Se non sbaglio, di recente
la signora Quill ha fatto visita alla figlia.
La donna aveva gi chiuso il cancello e, proprio quando era
sul punto di andarsene, si ferm. Alla figlia?
Grange decise di correre il rischio finale. La figlia Jane, che
vive a Winchester.
Esitante, se non addirittura riluttante, la donna sorrise, come
se lui le avesse dato almeno una prova iniziale della loro intimit,
poi parve attendere qualche prova ulteriore.
Grange disse: Di recente ho incontrato Jane a Winchester
per fornirle qualche informazione.
La donna annu. Capisco.
Se la signora Quill vi scrive o se la incontrate, sareste cos
gentile da portarle i miei saluti?
Da parte di chi...?
Di Silas Grange.
Se il nome le diceva qualcosa, non lo dava a vedere. Al contrario,
chin la testa, come per porre fine alla conversazione, si
gir e s'incammin nel viottolo. Grange l'accompagn con lo
sguardo mentre camminava tra le erbacce, con il mantello che
sfiorava la romice e i fili d'erba. Appena giunta in Cheam Road,
svolt a destra, poi quasi immediatamente di nuovo a destra
verso il parco aperto. Immobile, lui la guard scomparire.
...
118.

Era un impulso a guidarlo, anche se non l'avrebbe mai ammesso
a se stesso. Una parte di lui era convinta del fatto che se lei non
viveva nella casa in cui andava a prendere la posta, di certo
risiedeva nei dintorni. Perch mai, si chiese, dovrebbe vivere
tanto lontano da rendere scomodo il ritiro delle lettere? La casa
disabitata probabilmente era usata come un modo per ricevere la
posta senza esporre a un rischio diretto il proprio indirizzo. Era
sicuro del fatto che la sua residenza si trovasse nelle immediate
vicinanze.
Persino in questo era guidato da un oscuro senso di decoro,
pur non essendo in grado di formularne le regole con facilit.
Non intendeva bussare alla sua porta n entrare in casa sua,
poich intuitivamente gli sembrava un'invasione della sua intimit.
Se ne avesse conosciuto l'indirizzo, non ne avrebbe fatto alcun
uso e sarebbe partito per Lymington come aveva deciso. Sperava
piuttosto che aggirandosi di continuo nella zona si sarebbe potuto
imbattere nella signora ancora una volta, e che se si fossero
incontrati - pur sperandolo ardentemente - sarebbe stato almeno
in parte per caso.
Dopo tutto era da lei che aveva appreso a vivere secondo
l'intuizione e, se sapeva che lei si trovava nelle vicinanze, allora
era probabile che lei vivesse e respirasse nelle stesse strade che
egli percorreva senza posa. Le stava dando la caccia nello stesso
modo trasversale, forse, di un lupo che caccia un cervo, sperando
di distinguere un odore tra gli altri odori, un'impronta tra altre
false impronte. Cos vag per molti giorni nelle vicinanze del
Mortlake, nella speranza che lei emergesse di nuovo dall'oscurit
dei suoi pensieri.
Non aveva alcuna ragione per trattenersi pi a lungo, tuttavia si
ferm ancora due giorni, seduto nella locanda, rimanendo nella
sua stanza o consumando pasti solitari.
Mentre camminava nella bianca luce solare nei pressi del
Mortlake, Grange osservava piccoli gruppi di persone che prendevano
aria, le famiglie con i bambini, i cavalli e i cani. Le foglie
si gonfiavano di primavera.
Molti bambini facevano rotolare una palla sull'erba con dei
bastoncini, passandosela a turno, sotto lo sguardo delle governanti.
La luce del sole luccicava sulla superficie dell'acqua. Nel
fissare quel luminoso sentiero d'acqua fu toccato dall'intuizione
dell'incompletezza della propria vita, anche se fu un'altra osservazione
pi pressante a colpirlo maggiormente.
Il pomeriggio dell'ultimo giorno vide, dall'altra parte del lago,
su un sentiero diagonale che si inoltrava tra gli alberi, una donna
che camminava, coperta da un pesante mantello blu foderato di
pelliccia. Nervoso per l'identificazione troppo frettolosa, la guard
spuntare dall'oscurit di una fila di olmi e attraversare un
piccolo ponte di legno all'estremit del lago.
Tent di convincersi del proprio distacco, ma scopr che la
sua rotta stava gi cambiando per conto proprio, come una nave
che cambia direzione da sola se non viene guidata con la dovuta
attenzione. Una parte della sua mente era intenta a calcolare in
che modo i loro percorsi potessero incrociarsi. Lei scomparve
per parecchi secondi dietro a un palco dell'orchestra grigio, coperto
da una cupola di rame color verde, per poi riapparire,
allontanandosi rapidamente lungo un sentiero di ghiaia. Da qualche
parte, oltre la linea dei tigli, un orologio batt le tre con i suoi
striduli rintocchi. Egli inizi a sentire il terrore impossessarsi di
lui e cadde preda di quell'inaspettata leggerezza del cuore che ha
luogo quando una verit improvvisa ma importante per caso si
impadronisce della mente.
La figura si dirigeva svelta verso un viottolo che attraversava il
parco. Egli affrett il passo. Guard verso di lei e scopr che non
si trovava pi nel luogo che aveva occupato poco prima. Accompagnato
da una fluttuante sensazione di paura, cerc negli spazi
circostanti. Accanto a un bosco ceduo di larici, un cancello
aperto nella brezza ruotava sui cardini. Grange si diresse verso
di esso e, nell'attraversarlo, la vide svoltare a destra alla fine del
viottolo e scomparire.
Inizi ad aumentare il ritmo del proprio incedere, accompagnato
da una strana eco dei propri passi. Raggiunse la fine del
sentiero e scorse la figura che attraversava la strada a circa cinquanta
iarde di distanza. Camminando rapida ma tranquilla,
sembr averlo distanziato, nonostante il passo accelerato di
Grange. La strada era percorsa da un flusso di traffico, un gruppo
di quattro o cinque persone a cavallo, una carovana di bestie
da soma. Un carro a due cavalli che passava di l la nascose per
un attimo. Egli soffoc il desiderio di gridare e, dimenticando il
decoro, le corse dietro attraverso l'erba.
Fu solo quando le arriv accanto che lei si volt a guardarlo,
quasi riluttante. Egli vide i familiari occhi grigi, ben aperti in
leggero stato di allarme, concentrati su di lui. Si riemp pi volte
i polmoni d'aria, in piedi davanti a lei, e ud se stesso pronunciare:
Signora, spero, credo, che vorrete perdonare la mia
trasgressione.
Lei rimase ferma per molti secondi a osservarlo.
Signora ripet Grange, tentando di aggiungere qualcosa a
ci che aveva appena biascicato, per poi decidere invece di ridurre
la propria supplica e quindi, davanti alla compostezza di
lei, di rimanere in silenzio.
Silas disse lei dopo un lungo momento. Non mi aspettavo di
trovarvi qui.
Lo disse senza emozione, con un tono cos piatto che tocc la
corda della paura in lui.
Ora si trovava in piedi davanti a lei, a bloccarle la strada. I
suoi nervi si tesero all'idea di un'imminente catastrofe. All'improvviso
il buonsenso gli sugger che per nessuna ragione al
mondo avrebbe dovuto minacciarla o fare pressione sulla sua
decisione, non con una donna dal carattere cos ferocemente
indipendente. L'incombente buonsenso, cos come la cortesia,
lo spinsero a farsi da parte per lasciarla passare.
Ora si trovavano di fronte allo stesso spazio, perpendicolari
l'uno all'altra, entrambi immobili. I suoi nervi erano impietriti
per l'apprensione.
Lei guardava fisso davanti a s. Mi avete cercato?
S egli rispose, curiosamente sollevato per la schiettezza
della domanda. Mi sono messo in viaggio da Lymington nella
vaga speranza di potervi vedere.
Vaga?
Conoscevo solo un indirizzo postale.
Vi avevo consigliato di non tentare di trovarmi.
Egli rimase in silenzio e lei parve riflettere. Percep la sua
determinazione nel mantenere il controllo della conversazione.
Un'altra carovana di muli pass dietro a loro e gli zoccoli degli
animali rimbombavano pesanti sui ciottoli. Un esemplare in testa
alla carovana, una piccola femmina, si ferm e ragli forte. Il
mulattiere le colp il garrese con una bacchetta, sgridandola
ferocemente.
Celia Quill attese in silenzio che la carovana passasse. State
nelle vicinanze?
S disse Grange.
Da quanto siete qui?
Che domande strane e ponderate, pens lui. Forse lei stava
tentando di fare una distinzione tra il proprio comportamento e
quello di lui. Sono qui da qualche giorno. Alla locanda. Al
Whiteacre.
E intendete tornare a Lymington?
Immediatamente dopo avervi vista.
Lei si guard intorno nel parco. Bene, signore. Ora mi avete
vista. Il suo tono era privo di calore.
Egli si fece nuovamente nervoso, anche se riusc a controllare
l'emozione. L'atto di farsi da parte aveva liberato una parte di
lui. Pur senza capirsi, sapeva che il suo cuore era finalmente
pronto a permetterle di uscire dalla sua vita. Decise di arrischiare
un'ultima richiesta. Prima di andarmene disse, mi permettete
di trattare con voi una breve faccenda... riguardo il mio
collega, il dottor Hargood?
Era un luogo assurdo per un colloquio. Il traffico era continuo e
il rumore di fondo molto elevato.
Hargood?
In quella confusione di suoni accadde un evento per cui in
sguito egli fu stranamente ma estremamente grato. Accanto a
loro pass un gruppo di cavalli dalla carne soda e dalle zampe
sottili, con un gruppo di persone di buona famiglia. Grange ud
lo scalpiccio degli zoccoli sul selciato, poi l'esitazione di uno solo
dei cavalli che parve dirigersi lateralmente verso di loro. Era un
grande roano, montato da un grasso gentiluomo di et avanzata.
L'animale era irruente, s'impennava e muoveva di lato nella loro
direzione, incurante dell'azione di frustino e sperone. La signora
non era in grado di vedere il cavallo n il cavaliere, che si trovavano
praticamente dietro alle sue spalle. Per un breve momento
Grange sent di dover agire e fu solo quando il cavallo si fu
fermato a meno di un metro da loro - scotendo la testa e tirando
le redini, sempre ballando sulle punte - che egli accanton l'impulso
di gettarsi in avanti per tirarla da una parte. Per scusarsi
della trasgressione del proprio cavallo il gentiluomo sollev il
cappello verso la signora, verso entrambi - anche se lei non pot
vederne il gesto - e poi costrinse il cavallo a girarsi nuovamente
verso il gruppo. Ma non vi riusc prima che il cavallo alzasse la
coda. Nonostante la signora non potesse vedere il cavaliere, il
posteriore e la coda del cavallo si proiettarono direttamente davanti
ai suoi occhi, tanto che lei pot testimoniare in prima
persona, e nelle pi concrete e dirette circostanze, il rapido accumularsi
di uno smoderato ammasso di sterco al lato della
strada. Il roano e il cavaliere si unirono al gruppo principale
che si girava disordinatamente intorno e poi si ud la risata di
una delle donne farsi sempre pi debole man mano che il gruppo
si allontanava.
Finalmente la strada fu sgombra, e nel silenzio che segu
ebbero l'opportunit di continuare la conversazione. Voleva parlarle
di Hargood. Girandosi vide, sotto all'espressione grave, i
lenti inizi di un cambiamento. Osserv come, forse timidamente,
sulle sue gote era apparso un accenno di colore e la debole
traccia di un sorriso che le si allung sul viso, silenziosamente,
come un pesce che sale in superficie lungo una corrente. Disse:
L'inizio del discorso pare forse poco promettente.
Credo, signora, che non ci resti che sfruttare qualsiasi marciapiede
ci venga offerto.
Lei si morse il labbro inferiore. Anche se il marciapiede
puzza un po'.
Egli concluse: Anche se fuma, signora.
...
119.

Pi in l nel tempo, molto pi in l, nel caso in cui avesse avuto la
fortuna di rincontrare il suo collega anziano, Grange pens che
avrebbe ringraziato Hargood per il modo in cui il suo nome,
pronunciato ad alta voce, sembrava aver esercitato uno straordinario
effetto lassativo su un grande e nobile quadrupede. Se lo
spirito di Hargood fosse stato l vicino, Grange era certo che
sarebbe intervenuto esattamente in quel modo sfacciato e poco
ortodosso. Egli ricord, in modo fugace ma vivido, l'immagine di
Hargood in piedi davanti alla propria collezione di dipinti erotici,
mentre svelava un simile esibizionismo nelTattirare l'attenzione
di Grange verso il proprio cambiamento.
Invero si trovavano in uno strano frangente, disposti nello
spazio aperto come una coppia in una stanza, goffamente in
disaccordo, ma nessuno dei due in grado di muoversi per paura
di peggiorare la situazione.
Grange disse: Durante la convalescenza, quando si prendeva
cura del mio recupero, il collega mi inform del fatto che in
passato voi eravate la sua amante.
Us la parola amante con trepidazione, temendo la sua
reazione di fronte a un termine da cui aveva tentato per tutta
la vita di liberarsi. Ma sorprendentemente lei annu enfaticamente
e quasi ferocemente, come se fosse determinata a non evitare il
ricorso a quella parola.
... E che aveste delle divergenze, che vi portarono ad abbandonare
la casa.
Non parl per un lungo lasso di tempo. Dietro a loro, la
strada adesso era priva di traffico, una strana pace regnava tra
gli edifici. Le loro voci sembravano echeggiare. Nell'inaspettato
silenzio lei riprese a parlare. Ne siete rimasto sconvolto?
S. Ma non per il fatto in s. Forse per le circostanze.
Ne foste sorpreso, dunque insistette lei.
Ne fui sorpreso solo perch non lo sapevo prima.
E ora cosa ne pensate?
Mi spiego molte cose.
Era tutto quello che volevate chiedere?
S disse lui.
Lei guard lungo la strada vuota e sembr riflettere per poi
decidersi sull'atteggiamento da adottare. Sapete che cosa accadde
in sguito?
S disse Grange. Credo di s.
Lo ascoltava attentamente, analizzando le sue risposte. Fu il
dottor Hargood a informarvene?
In sguito a molte pressioni da parte mia ammise Grange.
Glielo avete chiesto esplicitamente?
A un certo punto pens fosse meglio darmi dei chiarimenti.
Tent di spostare il discorso su un altro binario. Mi raccont
anche di quanto vi ammirasse...
Ah, s, ammirazione... disse lei, come se si trattasse di
un'intrusione non richiesta.
Ammirazione, signora ripet.
Da quale pulpito, poi conferm lei, rendendo ancor pi
chiara la propria posizione al riguardo.
Rimase sorpreso dal tono della sua voce che era, se non
sarcastico, almeno ironico. Tra le altre cose, mi disse che quando
vi affront voi non negaste il vostro ruolo per ci che mi
riguardava.
Davvero?
Disse che lo affrontaste come una tigre, senza paura.
Come una tigre, certo conferm lei.
In un'altra occasione anch'egli avrebbe sorriso o riso di fronte
al suo tono di voce, che nel ripetere tutto ci che egli diceva
sembrava rimproverare sia Hargood che lui stesso.
La signora guardava fissamente davanti a s. E cos'altro vi
ha riferito il dottor Hargood?
Che sembravate preoccupata per le mie condizioni di
salute.
Esit di nuovo. Un uomo solitario che spingeva un carretto
pass loro vicino, fischiettando chiuso in se stesso. Una volta che
si fu allontanato di cinquanta metri, non trovandosi pi a portata
d'orecchio, lei disse: Mi sono sempre preoccupata per la vostra
salute.
Spost lo sguardo su di lui, come se volesse misurare in modo
diretto il grado del suo benessere. Vedo che vi siete ripreso
bene.
S. Credo di essere guarito, signora.
Lo guardava fissamente, con la solita calma attenzione. L'intensit
di quella concentrazione era snervante.
Grange continu: Credo di essermi ripreso molto bene.
Ecco ci che volevo dirvi. Vi preoccupavate per la mia salute. Ora
che sto bene non vi  pi nulla di sprecato.
Nulla di sprecato?
Se voi in passato, per la vostra gentilezza nei miei confronti,
sentivate di dovermi qualche attenzione, credo che ora non mi
dobbiate pi nulla.
Cos disse lei, mi volete liberare dalla preoccupazione per
voi?
Esattamente, signora.
All'improvviso cap il motivo per cui era andato fin l, anche
se fino ad allora non ne aveva avuto coscienza. Gli era venuto
fuori da solo, come una scheggia dalla pelle. Durante la malattia
si era logorato a causa di esso. Ma era questo ci che voleva dirle,
che non gli doveva pi niente ora che era guarito dalla malattia.
Sapeva che questo era il motivo che lo aveva portato a cercarla.
Non era l per supplicarla, per offrirle o proporle di recuperare la
loro unione, ma per dirle addio. Ebbe bisogno di comunicarlo a
voce, quasi per sentirlo dire a se stesso.
Lei esit ancora, ed era la seconda volta quel giorno. Forse
era stato il semplice gesto di concessione di libert da parte di
Grange a farla indugiare. Cosa provava, si chiese lui, mentre
guardava fisso davanti a s, non avendo nulla che le impedisse
di andarsene? Se voleva essere indipendente da lui, egli le aveva
offerto una porta per la libert. Continu ad attendere che lei
s'incamminasse nello spazio concessole e che sparisse. Percep
che una parte di lei scalpitava per farlo.
E se tra noi non ci fosse stato altro che questo? La mia
preoccupazione per la vostra salute, intendo.
Allora disse Grange, ritengo che siamo liberi entrambi.
...
120.

La signora disse: Prima di andare, c' un altro argomento che
vorrei affrontare con voi.
Grange attese che iniziasse. Accanto a loro nel parco erano
entrate molte persone. A cento metri di distanza da loro passeggiava
una coppia di anziani. Un'istitutrice e due bambini si erano
messi a giocare con una palla di cuoio.
Avete parlato con mia figlia?
Lo guardava fisso.
Grange annu. La vidi a Winchester. A quanto pare vi incontro
sempre nei luoghi pubblici.
Vi siete preso la briga di informare Jane dell'identit di suo
padre.
Davanti al peso della sua attenzione, era deciso a non cedere
alla pressione o al panico. Si guard intorno nel parco e vide la
gente che camminava controvento.  un'adulta, signora. Suo
padre  mio collega e il migliore amico che abbia.
Lei fece una lunga pausa ed egli attese.
Certo.
Grange disse: Stava per lasciare la casa e il paese a causa di
una certa crisi personale, forse per sempre, senza alcuna certezza
circa l'identit della figlia.
Quindi era in procinto di partire per motivi personali.
Anche per altri motivi. Credo che si sentisse d'intralcio...
Non fu in grado di finire la frase.
Gli chiese calma: D'intralcio a chi, signore?
A una possibile riconciliazione tra voi e me, al ristabilirsi
della nostra amicizia.
Celia Quill inspir profondamente, non tanto per frustrazione,
quanto per un'emozione pi profonda. L'ombra di una nuvola
pass sopra di loro e una rapida brezza scompigli le foglie.
Permettetemi di osservare, signore, che gli uomini credono
sempre di poter organizzare tra loro i destini delle donne.
Non si aspettava questa implacabile opposizione. Fu forse per
questo motivo che non registr immediatamente la forza tranquilla
con cui lei si esprimeva. Avreste preferito che non parlassi
a vostra figlia?
Vi chiedo solo di tenere per voi i vostri affari.
Credete che non avesse il diritto di conoscere l'identit di
suo padre?
I "diritti", signore, vengono concessi dagli uomini, per la loro
stessa convenienza e soddisfazione. Noi donne non ci occupiamo
dei diritti con la stessa facilit.
Ci che intendo dire  che un adulto, di qualsiasi sesso sia,
ha il diritto di conoscere i propri genitori.
Genitori? Si volt subito verso di lui. Io ero il suo genitore,
il suo unico genitore. Credete che ci non conceda dei
diritti? O forse questi diritti fanno parte della prerogativa maschile
a tal punto da non essere validi per le donne?
Signora, la vostra opinione  implacabile.
Lo stesso disse tranquilla, si pu dire della vostra.
Non vi era ferocia o malizia in ci che diceva, ma una schiettezza
formale che pareva, proprio per il controllo che esercitava,
inamovibile.
Dietro alle ombre Grange scorse il passaggio della luce solare
attraverso il parco, che illuminava gli alberi sul proprio percorso.
L'osserv brevemente, distrattamente, mentre aspettava che lei
parlasse. La luce del sole sembr ritirarsi per poi farsi di nuovo
avanti, lentamente.
Abbiate piet, signora disse sottovoce Grange. Abbiate
piet di noi tutti.
...
121.

In lei non aveva trovato nessun appoggio, nessun sostegno. Stavano
in piedi fianco a fianco, mezzi voltati l'uno verso l'altra,
ciascuno nel proprio mondo, distanti.
Grange disse: Credo di dover andare, ora.
Lei annu lentamente in un gesto di conferma.
Egli sent il cuore contorcersi. Ecco come ci si sentiva, pens,
pervaso da emozioni sottili e disseccate come un insetto.
Ud se stesso pronunciare: Vi auguro una buona giornata.
Prometto di non disturbarvi pi.
Fece un inchino, si gir e se ne and attraverso il parco
luminoso, percependo le ombre che lo inondavano. Raggiunse
la tribuna coperta dove i bambini giocavano con la palla di cuoio
ed era vicino al cancello d'uscita del parco, quando ud un rumore
che copr il sussurro del vento.
Non era un grido, anche se cap quasi immediatamente che
proveniva da lei. Gli stava andando incontro o forse si dirigeva al
cancello. Vi era qualcosa di astratto in ci che faceva. Quando lo
raggiunse gli occhi di lei gli parvero ciechi, tanto che gli urt
contro come per sbaglio. Egli sent il peso di lei contro il suo.
Non era un perdono. Ma qualsiasi cosa fosse, egli la cinse con le
braccia, la strinse a s ed attese. Le loro tempie si toccarono e lei
chiuse gli occhi, anche se non era un abbraccio. La pelle sottile
della tempia di lei premette contro la sua. Poi lei si divincol
dalle sue braccia con un'insistenza gentile ma ferma e si allontan
un po' per guardarlo ancora una volta.
Anch'egli la osserv attentamente. Vi era un elemento del
pensiero di lei che trovava scoraggiante, era come se lei vivesse
le proprie decisioni in modo assoluto.
Le chiese: Ritornerete?
Davanti alla domanda si era bloccata, non solo in senso fisico,
ma come se fosse stata la mente ad arrestarsi. Accadde qualcosa
che egli non poteva capire bene, anche se intuiva che si trattava
della preoccupazione di lei nei confronti dei suoi sentimenti.
Forse era decisa a non comprometterlo nuovamente. Anche se
non rispose direttamente alla domanda, questa era stata registrata
da qualche parte nella sua mente. Senza alzare il tono di voce,
disse: Ho gi intrapreso questo percorso.
Grange fu colto da una violenta e improvvisa emozione. Lei
faceva senza dubbio riferimento alla sua precedente relazione
con Hargood. Ma perch avrebbe dovuto portare proprio lui
la croce di Hargood? Perch doveva venire bollato da azioni
che non aveva commesso? Questi pensieri lo attraversarono cos
rapidamente e con una tale intensit che si trov inerme davanti
alla loro incursione.
Era sul punto di parlare quando la decisione gli fu sottratta.
Lei disse: Vi auguro buona fortuna, signore. Vi auguro la felicit
che meritate.
Avrebbe voluto lanciare un grido di protesta. Invece la vide
incamminarsi, con lo scialle scuro che ne celava l'espressione, ne
vide il profilo, poi le spalle ed il sicuro movimento della camminata.
Guard la sua gonna che quasi strusciava per terra, la
figura che si inoltrava tra gli alberi e si trasformava in un insieme
di abiti e poi, a loro volta, gli abiti che rimpicciolivano.
...
122.

Trascorse il resto della giornata vagando senza meta per le strade,
finch si sent cos stanco che dovette sedersi su una panchina.
Quella sera non mostr alcun interesse per il cibo che il
locandiere gli mise davanti. Era come un orologio a cui mancava
una molla. Uno scopo primario era stato perduto.
Il giorno successivo decise di fare un'ultima visita all'Old Deer
Park. Si sedette sulla sedia ove si era seduta lei e guard verso il
Tamigi e oltre l'erba ondeggiante fino a dove la lucente maestosit
della Syon House si ergeva tra gli alberi. Dietro a essa stava
una piccola torre di guardia con il tetto appuntito e la bandiera
di San Giorgio che penzolava nella giornata silenziosa.
Quando scese l'oscurit egli fece ritorno alla locanda, estrasse
la sua penna d'oca e l'inchiostro dalla valigetta e si accinse a
scrivere.

Cara signora Thompson,
mi trovo sempre alla locanda Whiteacre Inn, sul Mortlake, a
Londra.
Ho deciso di trattenermi ancora tre giorni oltre il previsto. Il
tempo  tollerabile e generalmente sereno e io ho una discreta
stanza e un buon vitto. Non sono tuttavia riuscito a portare a
termine gli obiettivi che mi ero proposto.
Quando ho lasciato Lymington alla volta di Londra, ho esaminato
l'agenda di molti giorni dopo il ritorno previsto, in caso
desiderassi per qualche ragione prolungare il mio soggiorno qui.
Non ho trovato alcuna emergenza nella lista delle visite che avevo
organizzato. Di conseguenza, siate cos gentile da mandare dei
biglietti per informare coloro che avrei dovuto visitare del fatto
che il mio ritorno a Lymington  rimandato di molti giorni. Cercher
di visitarli non appena far ritorno.
Giacch ho la penna in mano, vi  un altro argomento di cui
vorrei parlarvi. Spero che mi perdonerete per aver sollevato la
questione solo ora. Trovo strano che ci si renda conto molto raramente
di quanto dipendiamo dalle persone che ci sono pi vicine.
Talvolta sembra che sia proprio la vicinanza con un'altra persona ad
indurci alla cecit nei confronti della sua presenza. Quindi potreste
ritenere che sia un ghiribizzo strano ed eccentrico quello che mi
porta ad esprimervi la mia gratitudine per il modo in cui vi siete
presa cura di me durante la malattia e per il fatto che ho scelto di
esprimere questo sentimento quando mi trovo a qualche centinaio
di miglia di distanza. Nonostante la mia necessit di distacco,
vorrei ringraziarvi di tutto cuore per la vostra gentilezza nell'avermi
aiutato a completare la mia guarigione e nell'esservi occupata
del mio benessere.
Ora credo, secondo gli strani modi del caso, di essere giunto alla
fase finale della cura. Voi che siete la persona a me pi vicina
conoscete forse il motivo della mia visita da queste parti. Ho fatto
ci che posso e ora non mi resta che capire quali limitazioni imporre
alle mie speranze per il futuro.
Spero di rivedervi presto e che a Lymington il tempo sia bello.
Qui  instabile, la pioggia cade in modo inaspettato e il sole brucia
violentemente senza preavviso.
Nella pi profonda gratitudine, rimango sinceramente vostro
Silas Grange.
...
123.

Cammin per tutto il giorno seguente per i distretti di Londra,
dove la campagna coesisteva in modo bizzarro con il movimento
scomposto della periferia della citt. Il suo percorso lo port per
le lunghe strade lungo il Mortlake, nei luoghi dell'illegalit. Ma
egli sapeva di essere immune a qualsiasi attacco. Non era solo per
la sua altezza, anche se ci sarebbe potuto essere qualcosa di
ridicolo nella sua corporatura che richiamava quella di una cicogna,
ma poich nella concentrazione della sua mente vi era la
capacit di evitare di riportare un danno. La gente si faceva da
parte come se egli portasse davanti a s un qualche peso.
Quindi cammin per l'intero pomeriggio, accanto a case accalcate
e quartieri di casamenti in sfacelo, attraverso strade costeggiate
da magazzini in rovina e vecchi granai. Qualche volta
incrociava uomini intenti a scaricare dei carri e ne percepiva lo
sguardo ostile non appena passava loro accanto. L'area era famosa
per il contrabbando. Questo si dirigeva a Londra dalle
coste sud ed est, dai luoghi di approdo di tutto il Paese, raggiungendo
qui il magazzinaggio finale prima di insinuarsi tra i beni e
le merci vendute in citt. Gli uffici dei dazi sorvegliavano diligentemente
le rive del fiume a qualche centinaio di metri di
distanza in cerca di trabaccoli in arrivo e perquisivano le ioli
dei mercanti ormeggiate nel fiume. Ma i beni che raggiungevano
questi magazzini venivano trasportati apertamente su carri ed
erano gi accompagnati da documenti prodotti dai mediatori
dei contrabbandieri, e quindi il processo di fusione con l'economia
era gi nella sua fase finale e i beni quasi irreperibili nei paesi
stranieri.
La sera fece ritorno alla lanterna annerita dal fumo che ardeva
fioca sulla porta della locanda e si spinse attraverso i lembi di
cuoio che pendevano sulla porta d'ingresso come grembiuli da
macellaio per poi entrare. L'aria era pesante, l'atmosfera stantia.
La gente pareva bisbigliare, come se si trovasse in una fumeria
d'oppio. Attravers il bar e sal le cupe scale dalla balaustra in
ferro stranamente intricata, lasciandosi alle spalle gli avventori
seduti in silenzio.
Quando rientr nella sua stanza, il sollievo dai rumori della
casa si rivel curiosamente modesto. Durante i molti giorni di
residenza, nella stanza accanto aveva udito le grida di fantasmi,
di gente che litigava in tono grave e feroce, per non aveva mai
visto uscirne nessuno, se non un uomo anziano. Era giunto alla
conclusione che si trattava delle paure e delle interpretazioni
interiori del solitario occupante, della galleria di contendenti e
dei querelanti che ciascuno di noi si porta dentro, ma che forse
solo la pazzia fa emergere.
Il mattino seguente si rimise a camminare. Nel corso delle sue
ossessive meditazioni si trov a fissare la vetrina di un fornaio
con lo sguardo attratto da una confezione particolare, in cui le
forme attorcigliate nel pane somigliavano a due corpi congiunti.
Usc dai propri pensieri, sorrise mestamente a se stesso, si strapp
a forza via da l e prosegu la passeggiata.
Il percorso lo condusse in un lungo vicolo, che presto si
ridusse a un sentierino e poi a poco pi di un viottolo. L se
ne stavano in piedi molti uomini e una donna. Due degli uomini
sembravano discutere o contrattare, ma fu solo quando Grange li
raggiunse e questi sospesero la conversazione che egli intu che
questi stavano negoziando proprio la donna, l paziente accanto a
loro, simile a mercanzia.
Entr in un'area di piccoli appezzamenti di terreno, una zona
selvaggia al lato del fiume, con serre di meloni e cetrioli, un
recinto vuoto per pecore o capre, i paletti mangiati dai vermi e
il cancello adagiato ai cardini arrugginiti. Vecchi viottoli portavano
a vetuste case diroccate.
Attraversando i campi vicini al fiume pass accanto a un
appezzamento di terreno che sembrava distinguersi dagli altri.
Al centro vi erano due grandi maiali. Annus l'abominio di
sangue e merda e cap che il basso edificio era un mattatoio.
Dietro a esso vi era un orticello con sporche file di fagioli, carote
e pomodori, patate e cetrioli. Un po' pi avanti si imbatt in un
gruppo di vagabondi raccolti attorno a un barile di catrame in
cui una pallida luce ardeva nel pallido sole primaverile.
Quel pomeriggio ritorn al Whiteacre per un insolito pasto
fuori orario. Poco dopo gi non ricordava, proprio non sapeva
dire esattamente cosa avesse mangiato, e forse nemmeno se aveva
mangiato qualcosa. Voleva solo uscire ancora una volta dalla
reclusione di quelle stanze buie e gettarsi sulle strade cittadine,
le vie di campagna e i sentieri, seguendo insolite mulattiere e
sentieri coperti di cenere dove, se non altro, il ritmo della camminata
gli dava un senso di equilibrio. Muovendosi costantemente
e seguendo le strette intimit delle strade, sent la necessit di
camminare per il resto della sera. La mappa di quell'area povera
iniziava a far parte della sua mente, quasi come una mappa della
sua inquietudine. Le strade erano una grammatica che conosceva
ma non capiva, una rete vasta e indistinta che egli sentiva quasi di
poter coniugare senza pensare: la sponda del fiume e le sue
corderie, le carcasse di barche che vi giacevano, lo strano hinterland
di vecchie case, magazzini e insoliti appezzamenti fuori
mano con i capannoni che parevano sempre chiusi e sprangati e
le strane persone silenziose che entravano e uscivano con i loro
carri e trasporti. Vag cieco tra di loro, protetto dai loro sospetti,
dalla propria manifesta cecit di fronte alle loro attivit, con la
mente concentrata all'interno, sul buio, mentre cercava di scoprire
i significati delle azioni di Celia Quill.
...
124.

La seconda sera del prolungamento della sua permanenza usc
dal pub con l'intenzione di camminare lungo l'argine del fiume
per raccogliere i pensieri. La piena del fiume era al culmine e
l'acqua era tranquilla. Cammin per molte miglia, rimanendo
sulle strade principali.
Al suo ritorno alla locanda scopr che il locandiere, sempre
premuroso, si era preso la briga di appendere una lanterna al
muro fuori dall'ingresso per guidare il suo percorso attraverso il
campo. Avanz verso la fiamma nella stretta penombra. Quando
aveva quasi raggiunto la tenebrosa massa della locanda e la sua
unica luce, not un leggero movimento a fianco del muro e si
accorse della presenza di una nera figura l nell'oscurit. Cammin
verso di essa per analizzarla pi da vicino e vi era quasi sopra
quando si accorse che era una donna.
Se ne stava in piedi accanto alla lanterna, con il vento nei capelli
e l'oscurit che fluiva dal suo essere. Quando egli si avvicin, la
sent pronunciare: Silas.
Sent il cuore che si riempiva, fremeva, si riempiva nuovamente,
come se stesse respirando.
Ora poteva vederla pi da vicino. Stava in piedi con la schiena
rivolta all'edificio, a qualche centimetro dal muro, di fronte al
fiume. La lanterna le proiettava un'ombra sul viso.
Grange disse: Non vorreste entrare, signora? Almeno l c'
un fuoco.
Ma lei non volle. Si limit a scuotere leggermente la testa.
Era disorientato. Si trovava l, accanto a lei, ad aspettare nella
fredda serata. Guard oltre la linea del suo profilo, oltre i bassi
tetti di quel groviglio di case povere accanto al fiume, verso
Londra, dove poteva vedere le guglie delle chiese, l'ultima sfumata
luce dorata dei pennoni sul Tamigi. Lei si era voltata rispetto
alla lanterna, la cui luce ora le si spandeva sul collo e le
spalle. Incapace di scorgere l'espressione dei suoi occhi, non era
nemmeno in grado di capire se aveva l'intenzione di parlare o se
aspettava che fosse lui a iniziare. Finalmente disse, in modo
chiaro e improvviso: Eravate innamorato di mia figlia?
Grange esit. L'espressione mia figlia era curiosamente
formale. Credo di s.
Lei si gir per trovarsi faccia a faccia con lui. Scelse attentamente
le parole. Perch le vostre attenzioni hanno cambiato
direzione?
Lo hanno fatto? chiese Grange. Credo siate stata voi a
incoraggiare il mio interesse nei suoi confronti.
Ignor le sue rimostranze. Ne siete ancora innamorato?
No, signora.
Allora, forse disse cauta, non siete costante.
Costante? Grange ricord le parole di Hargood, secondo
cui la fiducia che egli nutriva in Celia Quill era cos forte e
ostinata da assomigliare alla venerazione nei confronti di una
divinit femminile. Ora la osserv, intenta a studiarlo con un'espressione
indagatrice. Nella sua mente si smosse qualcosa, un
turbamento. Dentro di s sent un lento movimento di ilarit, lo
scaturire di una sensazione che sembr emergere in un'espressione
divertita.
Non dovreste sorridere, signore, in questo momento.
Non intendevo, signora disse Grange.  solo che il nostro
amico, il dottor Hargood, asseriva esattamente il contrario,
cio che la mia considerazione per voi era talmente irremovibile
da non venire scalfita da alcuna prova contraria.
E il dottor Hargood sosteneva il vostro interesse nei confronti
di mia figlia?
S'accorse che la menzione di Hargood aveva provocato in lei
un'ombra e si affrett a riparare il danno causato. Vi assicuro
che  cambiato molto da quando gli avete parlato l'ultima volta.
Invero, non ho mai chiesto il suo consiglio riguardo vostra figlia.
In quel periodo non sapevo ancora che il suo interesse sarebbe
potuto essere pi... personale.
Forse gli concesse. Ma non avete risposto alla mia domanda.
Sull'incostanza.
Era per voi che provavo... ma mi convinsi diversamente.
Mi diceste, signore, che i vostri sentimenti erano diretti a
mia figlia, che desideravate sposarla.
Faceva di tutto per riuscire a vederla nella luce evanescente.
Vedevo Jane come il vostro riflesso. Forse  naturale amare ci
che ci ricorda l'originale.
 per questo che vi trovaste in un tale subbuglio quando
part per Winchester? Perch eravate cos seccato della sua assenza,
signore, se - come volete farmi credere - l'oggetto del
vostro desiderio stava proprio davanti a voi?
Di fronte alla forza di queste associazioni, egli esit. Credo
che il mio subbuglio fosse causato dal vostro comportamento.
Il mio comportamento?
Mi avevate incoraggiato a nutrire interesse per vostra figlia.
Quando mi dichiarai, diventaste strana, feroce, chiusa in voi
stessa. Mandaste via vostra figlia e mi ordinaste di non seguirla.
Di certo era mio diritto pensare al suo benessere.
Intendevate mettermi alla prova?
In che senso? chiese lei.
Non ricevetti alcun incoraggiamento nei vostri confronti.
Invece mi sollecitaste a dedicarmi a vostra figlia. E poi
l'allontanaste.
Nessun incoraggiamento? continu lei.
Non mi avete dato un segno del vostro affetto neanche una
volta.
Davvero?
Neanche una volta.
Gli stava davanti, un po' di traverso. Poi ruot verso di lui per
trovarglisi proprio di fronte, con un'espressione tranquilla e i
sopraccigli sollevati, ed egli, sotto quel controllo ravvicinato, si
sent obbligato a continuare.
Se ricordate disse Grange, mi avevate fatto capire che,
essendo celibe, avevo bisogno di migliorare la mia educazione in
certe materie e di uscire dai miei aridi studi. Entraste in modo
cos vigoroso nelle mie faccende che non fui capace di riflettere a
sufficienza. Quando lo capii, pensai di stare al di fuori della
vostra pi profonda considerazione. Sentivo - intuivo - che ci
che programmavate per me vi escludeva. Non ebbi mai modo di
notare un segno od indizio di affetto spontaneo da parte vostra e
credevo - davo per scontato - che non ne desideraste alcuno da
parte mia.
Come poteva esprimere sentimenti tanto complessi con il linguaggio
e le sue soluzioni artificiali? Il linguaggio era una specie
di matematica per le emozioni. La parola affetto, per esempio,
in s riuniva una moltitudine di sentimenti inesprimibili. In
passato si sarebbe consolato per la propria inadeguatezza consultando
Hume, ove avrebbe trovato qualche adeguata evocazione
delle imperfezioni della comunicazione verbale. Ora, tuttavia,
desiderava solo un metodo con cui spiegare i propri sentimenti.
Non so spiegarmi facilmente. Avete ragione, signora. Sono
freddo e formale.
Lei continuava a guardarlo e sorrise, forse per la prima volta
quella sera. S, signore, siete formale.
Per un po' sembr persa nei propri pensieri, tanto che egli
temeva di interromperne il flusso. Almeno, quando era assorta
nella riflessione, non dava segno di volersene andare. Dopo un
po' Grange decise di arrischiare un intervento e disse sottovoce:
Vi erano altri aspetti del vostro comportamento che mi lasciavano
perplesso.
Quali aspetti? chiese lei, anche se la sua voce era neutra.
Avevo l'impressione che tentaste di ammaestrarmi o forse
che cercaste qualcosa che non potevate trovare in me.
Ammaestrarvi? Parve sinceramente sorpresa. Non sarei
mai stata cos presuntuosa. Cosa potevo insegnarvi? Sembrava
scossa. Niente, credo. Niente di niente. Non credo che una
persona possa insegnare a un'altra qualcosa sul cuore.
Tuttavia disse lui, vi era un certo metodo in ci che
facevate. Mi chiedevo se steste tentando di spingermi a capire
il mio cuore, i miei sentimenti. E da quando siete partita, e cio
da quasi un anno, le vostre azioni hanno dominato i miei
pensieri.
A quali azioni vi riferite?
Lo disse in modo pi indulgente, almeno, e lo pronunci con
una certa seriet e gentilezza.
Tutte le vostre gentilezze nei miei confronti sembravano
guidate da una persistente benevolenza, che scomparve solo
quando vi proposi il matrimonio con vostra figlia.
Ho una certa visione della vita,  vero disse.
Che a quanto pare include l'idea che non dovessi proporre a
vostra figlia di sposarmi.
Non  lo specifico che conta.  qualcosa di natura pi
astratta.
Allora forse mi permetterete di chiedervi qual  questa
visione...
Lo guard dritto in faccia. Credo che le questioni passionali
siano diverse da quelle del cuore.
Diverse in che senso?
Credo che si presentino insieme solo per caso. Quando
accade,  una gran fortuna, niente di pi.
Pensavate, dunque, che non avrei dovuto confondere la mia
passione per Jane con il sentimento?
Mentre lei continuava a fissarlo, egli non pot scorgere nulla
in quegli occhi grigi che non gli davano altri indizi. Al contrario,
gli parve che lei stesse riflettendo sulla sua risposta nel pi attento
dei modi.
Essendo il punto focale dell'attenzione della signora, egli sent
 fugace vacillare della propria volont. Ma ora che una parte
della questione gli era stata aperta, era determinato a procedere
verso ci che pareva la conclusione decisiva della loro conversazione.
Quando la mandaste via, come potevate sapere esattamente
ci che provavo?
Non lo sapevo disse semplicemente.
Ma eravate abbastanza sicura del fatto che non ci saremmo
pi dovuti vedere.
S. Di questo ero sicura.
Egli inizi a riconoscere qualcosa di simile a uno schema.
Sentivate che dovevamo concederci una tregua... dalle nostre
passioni?
Per riflettere in modo tranquillo sui vostri sentimenti.
Allora, signora, come potevate essere cos certa del fatto che
non provavo nulla?
Lei lo consider per un momento ed egli in lei non vide
divertimento, bens concentrazione ed una traccia di impazienza,
come se lo ritenesse un discente lento che andava incoraggiato.
Perch il vostro cuore  mio.
Lo disse con una convinzione ed una purezza di sentimenti cos
immediate da prenderlo momentaneamente alla sprovvista. Egli
si aspettava certo che lei riducesse la portata di ci che aveva
detto con qualche altra espressione, ma lei non aggiunse altro e
continu a guardarlo e a studiarne la reazione, senza la minima
traccia di imbarazzo. Tuttavia egli non poteva sentirsi a proprio
agio dopo una tale affermazione senza almeno tentare di spingerla
a dare qualche spiegazione. Sotto il peso di questi contrastanti
impulsi sorrise e, non appena intravide le tracce di un
sorriso di risposta, che sembrava diretto al proprio, accentu la
propria espressione ed inizi a fare una silenziosa risatina fra s.
L'ilarit continu finch dur la sua sorpresa per l'asprezza di
quell'affermazione, cio per un certo lasso di tempo. Nel frattempo
lei continuava a guardarlo, sorridendo talvolta quasi timidamente
di fronte alla sua risata, sebbene fosse evidente che non
lo faceva per se stessa o per ci che aveva detto.
Non pot resistere dal chiederle: Queste questioni del cuore...
sono reciproche?
Ma cos' che intendete, ora?
Vi chiedo se la reciprocit di sentimenti tra due persone 
una pura coincidenza...
Certo disse. Una pura coincidenza.
Poi ebbe la strana impressione di un movimento di ombre e la
bocca di lei si pos sulla sua. La prese tra le braccia, la strinse pi
forte che poteva e gli parve che tutti i giorni dell'ultimo anno
trascorsi nell'attesa se ne stessero andando d'un colpo senza
sforzo od alcun senso di distacco. Per un po' di tempo, prima
di allora, non aveva accusato alcuna traccia della vecchia debolezza
causata dalla malattia, ma ora la provava, anche se per
ragioni diverse. La sua mente continuava a girare mentre si tenevano
stretti e il calore del corpo di lei lo attraversava.
...
125.

Il Whiteacre aveva visto tempi migliori. Vi era un indizio di
maestosit nel peso della vecchia carta da parati. Ma almeno,
nel periodo dell'anno in cui l'inverno inizia ad ammorbidirsi
per dare luogo alla primavera, la locanda non era ancora affollata
da altri viaggiatori. Dal momento che la casa era una semplice
locanda per viaggiatori situata in un'area dalla vita piuttosto
dissoluta, il locandiere non era eccessivamente preoccupato per
lo stato coniugale delle sue ospiti. Era invece molto attento a
evitare una condotta turbolenta e la conseguente violenza. Infatti
il limite della reputazione della casa era questo, ed era l che egli
riteneva terminassero le sue responsabilit. A Celia Quill fu assegnata
un'altra stanza, registrata sotto il nome di Grange, di cui lei
risultava ospite. Non molto pi tardi, con un civile cenno della
testa e un Buonanotte, il locandiere li lasci entrambi, accanto
a un bel fuoco che ardeva dietro a una grata nel salotto. Si rec a
casa propria attraverso il parco, certo di aver fatto il proprio
dovere.
Una volta che il locandiere si fu incamminato verso la vicina
dimora, essi si trovarono completamente soli in una casa vuota.
Entrambi gli ospiti ritenevano che egli avesse ammirevolmente
compiuto il proprio dovere e, nella piacevole anonimia del salottino,
si presero due sedie e trascorsero gran parte della notte
parlando.
Quando Grange si svegli fu nell'oscurit, tanto vicino a lei da
schiacciarla, con il calore del viso e della guancia di lei sul proprio.
A un certo punto durante la notte lei grid, come in preda ad
un incubo, e fu svegliata dalle sue stesse grida. Quando il cuore
le si calm, si alz dal letto, infil una sottoveste e si diresse verso
la porta. Rimase in piedi sulle scale cos immobile che egli temeva
di disturbarla. La luce della luna filtrava attraverso il lucernario
sopra la ringhiera intagliata. Preoccupato per la passata agitazione,
rimanendo in piedi dietro alle sue spalle ebbe l'impressione
che la donna stesse esaminando qualcosa nella propria mente.
Per un lungo istante osserv la debole luce che le ricadeva sulla
spalla e le delicate vertebre della schiena. Poi, una volta sicuro di
non essere necessario, si ritir nella stanza ad aspettarla.
La locanda era cos buia che prima di andare a letto Grange
aveva lasciato una piccola fiamma accesa sul tavolino posto sul
lato pi lontano della stanza. Ora afferr il candeliere e ritorn al
suo lato del letto, in modo che lei potesse ritrovare la strada
senza imbattersi nei mobili scuri. Seduto ad aspettarla, si chin
in avanti e guard la fiamma. Sotto l'impulso e la memoria del
movimento questa parve accovacciarsi nervosa tra le sue mani
ossute. Poi, con una fiducia che lo colse di sorpresa, si allung
nell'aria, riempiendo di luce recesso dopo recesso.
Era cos assorto nell'inaspettata illuminazione, che trascorsero
molti secondi prima che si accorgesse che lei era l in piedi
davanti a lui. Lo guard con occhi inespressivi, ma egli ne percep
i significati nascosti, la voluttuosa taciturnit. La luce della
candela sembr allungarsi verso di lei, indugiando delicatamente
sui seni, il ventre, il ciuffo di pelo scuro tra le gambe. Egli
continuava a girare e rigirare i propri pensieri nella mente e
non pot fare a meno di sorridere ancora una volta per quell'idea
sulla natura arbitraria dell'amore reciproco. Presi a tempo debito,
questi e altri pensieri avrebbero schiuso le proprie ricchezze.
Forzandoli, e poi forzandone i significati nascosti, egli sarebbe
giunto alla verit.
Lei si diresse silenziosa al proprio lato del letto ed egli sent il
sussulto del materasso quando si infil tra le lenzuola. Poi soffi
sulla fiamma e si volt verso di lei nell'oscurit.
Il mattino successivo accadde qualcosa che lo avvert nuovamente
di ci che doveva aspettarsi da lei, delle distanze che egli
doveva ancora colmare.
Si erano vestiti e avevano consumato una colazione preparata
dal locandiere per poi ritornare nella stanza. Lei gli dava le spalle
e fissava fuori dalla finestra la gente nel parco, i gruppi di famiglie
che vi camminavano nella luce del mattino. Al lato del parco
si fece strada una piccola processione, con il patriarca in testa su
un grosso stallone e la moglie un po' dietro a lui, seduta all'amazzone.
Dietro a loro vi era un landau aperto in cui stavano
molti bambini e una governante in servizio.
La vedete? chiese lei. Il suo sguardo attraversava il parco
dirigendosi verso la donna con le gonne da equitazione. Dietro
al suo signore e padrone.
Egli rimase in silenzio.
Lei parl, quasi come rivolta a se stessa: Mi augurereste di
essere come lei?
Grange disse: Se posso parlare per me, signora, non vorrei
essere come lui.
Lei rimase in piedi senza muoversi, a fissare il gruppetto.
Scorgeva forse un debole cenno di divertimento in lei? I suoi
sorrisi si erano fatti pi frequenti durante la serata e il mattino
seguente. Ma ora non intravedeva nessun movimento sulla linea
della sua guancia.
Tuttavia sapeva di avere il compito di assicurarsi che lei fosse
consapevole delle sue intenzioni, quanto meno per darle una
buona ragione per un eventuale rifiuto. Si sent stranamente
calmo di fronte a ci che stava per fare. Ci che vi propongo
 semplicemente di ritornare e ristabilirvi a casa vostra. Il vostro
ritorno fermer le malelingue. Ritornerete alla vostra vita precedente,
senza paura, e riprenderete in mano la vostra esistenza.
Ecco ci che spero.
Lei continuava a guardare verso il parco, ai suoi abitanti.
Grange disse: Ritornerete?
Ora si volt e lo guard a lungo. Egli si fece coraggio. Vi
proporrei il matrimonio, ma credo che mi rifiutereste.
Not di nuovo il debole sorriso che le sfiorava a malapena le
labbra. L'aria sembr immobile attorno a lei.
Vi pare una ragione sufficiente per non propormelo?
No. Il cuore gli batteva. No, non lo . Ma non sono
ancora pronto a proporre un matrimonio.
E quando sarete pronto?
Quando vi sarete stabilita a Lymington rispose Grange.
Quando vi sarete ripresa la vostra vecchia vita.
Lei gli fece un calmo cenno col capo, poi si volt per guardare
nuovamente verso il parco. Egli decise di fare ritorno a Lymington
il giorno seguente, non osando sperare.
...
126.

Molti giorni dopo il ritorno di Grange arriv una lettera di
Hargood, inattesa e senza preavviso. La riconobbe dall'indirizzo,
dalla chiara scrittura marcata e inclinata in avanti. Vi era solo
mezzo sigillo. Lo scrivente era riuscito a trovare solo della cera di
scarsa qualit e gran parte di questa era andata perduta durante il
transito.
La port di sopra, nel suo studio, per leggerla nei pochi
minuti di intervallo che restavano prima della visita del primo
paziente. Ruppe il sigillo con un tagliacarte, la apr sulla scrivania
e ne distese le pagine. In tutto erano state riempite cinque facciate,
con le parole ben spaziate e le frasi scritte con un senso di
frugalit e chiarezza. Grange prov un sentimento di nervosa
speranza e un po' di apprensione, come gli capitava con molte
delle missive di Hargood.
Prima di leggerla, sulla carta not numerose sottili tracce
scure di zanzare o piccoli insetti schiacciati dalle dita dello scrivente
durante la composizione, che gli diedero un'indicazione
delle condizioni in cui questo scriveva.
Una volta stabilite tali circostanze, si trov cos coinvolto nella
lettera che il suono della signora Thompson in cucina svan in
sottofondo e la sua mente fluttu libera sulla superficie della
pagina, l sospesa nelle floride stranezze dei pensieri del collega
anziano.
...
127.

Caro Silas,
ho stabilito una piccola base in questa citt, non pi di un
rifugio: un paio di stanze per contenere i bauli e i miei averi e
una serva che mi fa da mangiare. Per gran parte di questo periodo,
avendo riacquistato la salute, mi sono inoltrato ancora una volta
nel deserto ove mi sono messo a girovagare.
Queste pagine sono state scritte la sera, quando il sole  gi
calato, il peggior calore  finito e, per un po', si spande una luce
evanescente.
Vi  poco che possa ostacolarmi, ora, se non l'analisi dei miei
pensieri. Ho imparato a vivere come le mie guide Ahar, che coltivano
la vacuit del distacco. Qui, nella mia vita transitoria, porto
con me solo quanto necessario - una zucca piena d'acqua, qualche
dattero, della carne secca e del materiale da scrittura - per permettermi
di vivere, mangiare e dormire lontano dagli insediamenti dei
miei simili. Anche se sono magro e talvolta soffro per qualche
dolore locale, la mia mente sembra mantenere la propria rotta.
Nel deserto vi  ben poco oltre alla sopravvivenza, la cui prospettiva
favorisce la concentrazione mentale. E se si sopravvive,
non c' molto da fare se non contemplare. Ma la contemplazione
 una parola troppo forte per i processi della mia mente. Permetto
ai miei pensieri di vagare e talvolta tutto a un tratto vengo fermato
nelle regioni in cui vive la mia mente, come se vagasse in un
paesaggio tutto suo.
In realt non penso continuamente alla mia vita passata - perch
sotto certi aspetti non mi sono mai sentito pi felice o tranquillo
di ora - ma piuttosto  la mia mente che, libera di viaggiare
in una propria direzione, talvolta si sofferma sugli eventi del passato.
Penso a voi e a Celia Quill, e alla mia incapacit di mantenere
un'unione duratura con una donna. Questi pensieri non sono tristi,
n malati, bens parte di quella riflessione che  al tempo stesso
nostro privilegio e consolazione quando ci avviciniamo alla fine.
Ciascuno di noi cerca un compagno che appaghi le aspettative
della propria anima. Tuttavia  proprio questa la trappola in cui
cadiamo, una trappola che ci costruiamo da soli. Se gettiamo su
un'altra persona il fardello delle nostre aspettative, garantiamo a
quella stessa anima lo spazio per vivere la propria vita? Non creiamo
forse, proprio nell'aspettativa stessa, le condizioni per cui il
nostro amore sar trattenuto e imprigionato?
Ne so qualcosa io stesso, poich speravo in un'amante che rispecchiasse
il mio carattere, che fosse sufficientemente distaccata da
godersi la mia compagnia e da andare avanti una volta finita la
relazione. Questo  stato, se volete, il mio ideale. Ma  un ideale
solo mio, non  attribuibile a donna alcuna, nemmeno a una del
mio passato. E, secondo il mio grado di comprensione dei criteri
del favore di una donna, questi, se non si basano sempre sulla
perfetta costanza degli uomini, dipendono dalla considerazione
della propria condizione interiore, dall'intimit del proprio cuore.
Rifiutando questa fede nella vera fusione delle anime, un uomo
con il mio particolare carattere sembrer un'ombra, nient'altro che
un cane spinto dai propri desideri.
La verit  che gran parte del nostro dolore  causato da questo
sottile incrocio di aspettative e dal tentativo di imporre il proprio
carattere sull'altro. Gli uomini sono distaccati e galanti e le donne
profonde e fedeli ai propri ideali. Ma non credo al contrario, cio
che un sesso possa incarnare perfettamente le virt pi stimate
dall'altro. Tuttavia esaminiamo le nostre aspettative, ovvero ci
verso cui ci dirigiamo, ci su cui basiamo le nostre vite. In questo
spirito di ricerca, dunque, ammettiamo la verit finale: che nessuno
dei due sessi realizzer mai le speranze nutrite dall'altro. Infatti,
mentre per gli uomini tutte le donne saranno sempre uomini inferiori,
per le donne tutti gli uomini saranno sempre donne inferiori.
Ed  per questo, quindi, che continuiamo a farci la guerra, non
tanto intrappolati nel conflitto con l'altro sesso quanto frustrati
dall'ombra delle nostre aspettative.
Per che diritto ho di formulare questi ragionamenti? Non sono
forse uno di quegli eterni peccatori che ritratta frettolosamente
poich vede l'approssimarsi dei cancelli della morte? Cosa ho da
offrire se non la vacuit, la vacuit del deserto in cui vivo?
Scusate, sono solo concetti generali che potrebbero mettere alla
prova la vostra pazienza. Mi difenderei con pi passione, forse, se
non fossi d'accordo con chiunque abbia osservato o sia stato testimone
della mia vita riguardo le mie evidenti mancanze. Ma rivolgiamoci
allo specifico. Vi parler della signora Quill, la nostra
stimabilissima signora. Mi permetterete, con il beneficio degli anni
e della distanza, di alleggerirmi l'anima davanti a voi, da uomo a
uomo, forse persino da fratello a fratello. Pu darsi che nonostante
i miei errori e fallimenti sia riuscito ad acquisire una certa esperienza
che vi potrebbe essere utile.
Il suo amore per me, se tale poteva definirsi, fondava le sue
radici nel suo carattere, nella sua stessa anima, ed  stata proprio la
profondit del suo legame ad allontanarla da me. Perch ora, da
questa prospettiva, mi sembra che nella sua vita lei sia stata sincera
non con gli uomini che ha avuto bens con la propria virt e il
proprio ideale. Di fronte a questa sua esigenza, per la quale lei non
 pi biasimevole di quanto lo sia io per la mia, non ero altro che
un oggetto passivo. Se quindi manifesto i miei sentimenti, da
questi voi potrete forse dedurre, nella sensibilit del vostro cuore,
che io non ero pi responsabile del suo amore di qualsiasi altro
oggetto che ne abbia percepito il peso e il calore.
Con ci non intendo svilire l'autorit dell'amore. Ciascuno di
noi ha i propri doveri. Quindi, essendoci gi inchinati davanti alla
storia, cerchiamo di non immergerci troppo nel passato. Infatti il
passato  troppo passivo e in esso ciascuno di noi pu leggere ci
che desidera. Preferirei invece trattare un altro aspetto.
Eravamo opposti, lei e io, e l'intimit e amicizia che ottenemmo
fu dovuta pi all'osservanza delle regole esistenti tra avversari che
di quelle che intercorrono tra amici. Non intendo criticare o screditare
ci che avevamo in comune ma voglio attribuirgli il nome
giusto. Vivevamo come un uomo e la sua amante, pur essendo
congiunti come princpi opposti, pi uniti nel confronto che
nell'amore.
Quindi devo umilmente proporvi di non biasimare voi stesso
per un sacrificio che non va attribuito a voi. Sarei dovuto partire
per il mio prolungato viaggio senza l'impulso di lasciare a voi e a lei
un po' di spazio affinch trovaste la vostra strada, ma devo ammettere
che ci ha sostenuto il mio sforzo e ha aggiunto equilibrio
ai miei pensieri. Una volta presa l'autonoma decisione di partire,
pensai fosse meglio ritirarmi dalla scena di buon ordine - una
ritirata  preferibile a una disfatta - per concedere a voi e a lei
nient'altro che una libert d'azione che la mia assenza avrebbe
aumentato.
Mostratele questa lettera se desiderate, poich niente pu separarci
dalla verit ultima che giace nei nostri cuori. Credo che siate
fatti l'uno per l'altra, non ultimo perch avete percorso ciascuno la
propria strada e perch avete sofferto meno per le illusioni. Forse
raggiungerete la migliore delle intese, un amore basato sulla vera
percezione del carattere dell'altro. Alla fine, sarebbe un'unione di
consapevolezza e vera amicizia. Per quanto riguarda me, ho esaminato
la mia anima e da questa enorme distanza non posso che
esprimere la mia stima per entrambi e benedire la vostra unione
con il mio cuore di satiro.
Rimarr, signore, sempre il vostro affezionato amico
Hargood.
...
128.

A Lymington quel tardo aprile il tempo sembr esitare, per poi
farsi decisamente freddo. In quella capricciosa primavera, ghiaccio
e gelo ricoprivano il paesaggio. Il fiume congel. Gli uccelli
marini si raccoglievano in piccoli gruppi sulla sua superficie.
Di prima mattina un'aria gelida, lugubre e rigida come un
cadavere circondava la casa.
La signora Thompson attaccava il freddo con rapida ferocia.
Grange poteva udire il soffio del mantice in cucina. A cominciare
dal fornello, quando le pentole iniziavano a bollire sul focolare la
signora portava una cesta di tronchi in sala da pranzo e l si
accingeva a congegnare una vivace conflagrazione. Avanzava
stanza dopo stanza finch il calore, dopo aver riempito le parti
basse della casa, andava verso l'alto. Le travi soprastanti la bocca
del camino scricchiolavano per la dilatazione e, dopo circa un'ora
di queste pratiche, il calore si presentava al piano superiore
approdando come un ospite benvenuto. Grange apriva la porta
dello studio per farlo entrare e riempire la stanza.
Dal momento che l'acqua era congelata, la signora Thompson
lasciava per tutta la notte molti pentoloni sul fornello a scaldarsi
con il fuoco che andava estinguendosi. Con questi poi cucinava
prosciutto o carne di pecora per la colazione del padrone dal
momento che ora questo, dopo aver fatto le proprie scelte riguardo
alla dieta, sembrava contento di avvicinarsi almeno in
parte alle preferenze ed ai consigli della signora. Lei aveva messo
da parte in cantina una scorta di uova e formaggio. Se egli non
tollerava la carne, lei avrebbe insistito affinch mangiasse
qualcos'altro. Una volta finita la colazione, Grange ritornava nel suo
studio, seguito (come in un'azione di retroguardia) dalla signora
Thompson con il vassoio del t.
Quella mattina, Grange pul la finestra appannata e osserv la
fredda terra ferita.
Qualcosa nel paesaggio attir la sua attenzione, anche se in un
primo momento non fu in grado di identificarne l'origine. Rimase
in piedi a lungo, paralizzato. Fu solo quando port lo sguardo
sulla riva opposta che vide un filo di fumo levarsi su Walhampton.
Non era pi spesso di una matita. Ma egli era sufficientemente
consapevole della posizione della casa di Celia Quill per
sapere che proveniva dal suo camino e, se non erano le sue stesse
mani ad alimentare il fuoco, erano quelle di qualcuno che le
faceva visita.
Riflett per molti secondi, allarmato per il proprio turbamento
e per l'improvvisa volatilit delle sue speranze. Si diresse alla
porta dello studio e grid: Signora Thompson!
S? La voce proveniva dalla cucina.
Dopo il signor Grimshaw, c' nessun altro stamattina?
Ud il rumore di una pentola rimessa sul fornello e dopo
qualche secondo vide la signora Thompson apparire ai piedi
delle scale, con lo sguardo levato verso di lui. C' il signor
Rennie, signore, ma solo a mezzogiorno.
Grazie. Uscir dopo la visita del signor Grimshaw e far
ritorno entro mezzogiorno.
La signora Thompson ferm per un momento lo sguardo su
di lui. Egli pens che fosse sul punto di esprimere il proprio
interesse nei confronti di quel cambiamento di programma, ma
se l'impulso indagatore era effettivamente sorto in lei, ci aveva
ripensato, annuendo frettolosamente ed allontanandosi dalle scale
per ritirarsi nella casa.
Grange torn alla finestra e guard fuori. Era ancora assorto
nella contemplazione, molti minuti pi tardi, quando la signora
Thompson annunci l'arrivo del signor Grimshaw.
Gli parve che per rintracciare il dolore del signor Grimshaw, di
cui egli era consapevole ma non trovava la causa, si dovesse
individuare un senso di disagio.
L'anziano tintore, uno degli ex pazienti di Hargood, sentiva
degli spiriti animali aggirarsi nelle budella, una fitta dolorosa
dalla parte sinistra, sotto al cuore, ma non appena Grange lo
esaminava l, il dolore era migrato dall'altra parte e si era
temporaneamente insediato nella regione al di sotto del polmone
destro. Grange lo ascoltava parlare della famiglia e del passato.
Spostando la propria attenzione da un punto all'altro del
corpo dell'anziano, non era in grado di trovare alcun segno di
malattia. Mentre ne picchiettava il torace e ne ascoltava il respiro,
rifletteva sulla storia del suo paziente, almeno su quanto gli aveva
confidato nella conversazione.
Grimshaw era stato il proprietario della conceria ai piedi della
collina, il cui fetore talvolta pervadeva le strade di Lymington
quando il vento soffiava da est. Molti anni dopo la morte della
moglie, si era ritirato dal lavoro e aveva ceduto il controllo del
patrimonio al figlio maggiore, un uomo dotato di una sicurezza
fuori dal comune, che prosegu l'attivit portandola ad una rapida
perdita nel giro di un anno. Non era tanto la perdita a preoccupare
Grimshaw, quanto piuttosto l'improvvisa mancanza di
comunicazione, sia scritta che verbale, tra lui e il primogenito.
Forse Grimshaw si aspettava di essere consultato per quanto
concerneva le attivit e riteneva che il figlio non avesse dimostrato
la pi elementare cortesia nei suoi confronti. Forse anche
l'indipendenza della famiglia del figlio, con la moglie e tre figlie,
gli fu inaspettata. Di certo Grimshaw si sentiva escluso proprio
dalla famiglia di cui egli aveva cos attentamente accumulato e
amministrato il patrimonio. Il terzo anno di attivit, il ritorno
dell'impresa al profitto gli si era presentato davanti come un
incidente spiacevole, poich ora non vi era proprio alcuna ragione
pressante per cui il figlio comunicasse con lui.
Grange, all'inseguimento di quei fastidi curiosamente mobili e
sfuggenti, rifletteva su questi aspetti del passato del paziente. La
faccia di Grimshaw esibiva una dolorosa risolutezza.
Grange si sollev dalla visita. Non trovo alcun sintomo fisico.
Perci credo che il vostro dolore sia un sintomo del vostro
spirito, signore.
Scusate? Grimshaw era scosso.
Il vostro spirito. Credo che ci che inseguo siano le agitazioni
e i tormenti del vostro spirito.
Grimshaw era ancora perplesso. Allora  fisico, questo
spirito?
Lo spirito ha i suoi sfoghi fisici.
Non credo di capire bene.
Ci che intendo dire  che ovunque si trovi ora il dolore,
questo continuer a muoversi proprio perch  stato localizzato.
Sono sfuggenti... questi spiriti, intendo.
Ma cosa devo fare? Mi sento...
Non ho dubbi circa la veridicit dei dolori. Mi limito a
esprimere un'opinione sulla loro causa.
Per, non capisco...
Un mio ex collega - per cui nutro grande ammirazione e
rispetto - quando sentiva questi dolori o agitazioni interiori, era
solito recarsi a Londra...
Londra?
...E l si affidava alle mani di una donna.
Una donna medico? chiese Grimshaw. Vi pare
decente?
Non mi riferivo a un medico.
A chi, allora?
A una donna, signore.
Mi suggerite...?
Avete chiesto una prescrizione medica? Bene. Vi prescrivo
una prostituta. Una brava prostituta, mi raccomando.
Grimshaw si lev in piedi, come se fosse stato sfiorato dal
fuoco. Scriver una nota di protesta al Collegio dei Medici.
Non appartengo a quel collegio. Forse sarete cos gentile da
spedire la vostra nota al Segretario del Collegio Reale dei Medici
di Edimburgo. Ecco sugger Grange, dirigendosi deciso alla
scrivania e prendendo carta e penna. Vi scrivo l'indirizzo.
Questo  un insulto. Grimshaw volt la schiena a Grange,
al tavolo e alla penna profferta.
Il Segretario  un certo dottor McLachlan insistette Grange,
uomo eccellente, che tratter la vostra protesta con estrema
sicurezza. Spero, anche se ovviamente non posso affermarlo, che
una volta a conoscenza dei dettagli della vostra malattia, possa
confermare la mia diagnosi.
Ma non la cura da voi proposta, credo.
Grimshaw si allacci la camicia, scese le scale e prese il soprabito.
Mentre lo abbottonava, si diresse a ritroso verso la porta.
Credo che siate sopraffatto da una strana leggerezza, signore.
Tenter di perdonarvi. Si ferm sull'uscio, ove sembr riprendersi.
Siete voi, non io, a essere affetto da uno strano
spirito. Credo anche di conoscere l'identit di quello spirito,
signore disse Grimshaw annuendo pi volte, e sono certo
di potervene dire il nome. Il suo nome  Hargood.  uno spirito
interessante, certo, piuttosto turbolento e agitato, e non privo di
virt. Ma fino a ora pensavo che questo spirito se ne fosse andato
da questi luoghi.
Grazie per la vostra diagnosi disse Grange.
Ma Grimshaw non fu placato da quelle parole, caratterizzate
com'erano da una traccia di ironia. Era deciso ad avere l'ultima
parola e ora la pronunci in modo diretto. Data la natura della
vostra afflizione, signore - quella di essere perseguitato da un
tale spirito - forse potrei darvi un consiglio e suggerirvi di applicare
la vostra cura a voi stesso.
Fu una bella risposta e, appena finito di parlare, Grimshaw
annu nuovamente, pi per enfatizzare le proprie parole che in
cenno di saluto e, con portamento rigido ed eretto, attravers il
pianerottolo.
Grange ud i suoi passi sulle scale e poi lo sbattere della porta
d'ingresso. Nel silenzio che segu fu preso dal pensiero, che
soddisfaceva almeno in parte la sua mente, che a tempo debito
l'orgoglio del tintore sarebbe guarito e che forse egli stesso
avrebbe beneficiato dal non dover pi sentire almeno per un
po' di tempo il signor Grimshaw relativamente alle sue misteriose
malattie.
Signora Thompson!
Signore?
Devo uscire.
Ora?
Ora.
Ud la signora Thompson che saliva le scale. Sta iniziando a
piovere, signore.
Lei gli bloccava la strada. Il suo viso era levato verso quello di
lui nella luce delle scale. Il suo petto si alzava e abbassava.
Il mio soprabito disse Grange, se siete cos gentile...
La signora Thompson fece una pausa e lo esamin. Poi annu
una sola volta, riluttante, e ridiscese le scale per permettergli di
passare. Nell'atrio lo aiut a infilare il soprabito e rimase in
silenzio, tanto che egli sent, palpabile, il peso della sua
disapprovazione. Infil un cappello a larghe tese per ripararsi dalla
pioggia.
Gli apr la porta e si fece da parte per farlo uscire. I suoi occhi
erano rivolti al suolo, tuttavia qualcosa sembrava raccogliersi in
lei. Quando egli fu sul punto di passare, lei disse calma: Forse
avete bisogno della stessa cura del signor Grimshaw, signore.
Grange la contempl. Aveva parlato sottovoce, senza alcuna
traccia di insolenza. Ma egli percepiva la forza calma del suo
umorismo. Aveva dato peso alla propria affermazione con forza
semplice, e ora stava l in piedi ad aspettare che egli passasse, lo
sguardo chino.
Egli rimase fermo a lungo finch lo sguardo di lei raggiunse il
suo, finch nei suoi occhi grigi non pot distinguere la debole
traccia della sua soddisfazione.
Credo che abbiate ragione, signora Thompson.
Attese ancora un po' il sorriso della donna, che tardava ad
arrivare ma che valeva l'attesa: il sorriso finale di una donna
determinata che ha accettato la sconfitta. Rimasero faccia a faccia
sulla soglia.
Un giorno disse Grange, credo che mi perdonerete.
L'espressione di lei non cambi. Lo guard con il mento
sollevato e gli occhi evasivi.
Annu, fece un inchino in segno di rispetto e attravers la
soglia.
Fuori, una pioggerella infradiciante faceva defluire i colori dal
corso principale. Stringendosi nel soprabito, Grange inizi a
scendere lungo la collina di Lymington.
Presso la strada rialzata e il ponte di Walhampton fece un
cenno col capo al gabelliere, le cui api parevano domate dalla
leggera pioggia, appese in calma sospensione sopra i loro alveari.
Svoltando a destra lungo la riva, cammin per poco pi di cento
metri per poi imboccare il sentiero che saliva lungo la collina di
Walhampton.
La pioggia aveva smosso la polvere asciutta ai fianchi della
strada, che si stava trasformando in fango. In cima alla collina si
tenne su un lato della strada, camminando con forza rinnovata e
facendo ondeggiare il bastone da passeggio, con gli occhi ignari
di tutto fuorch del sottile filo di fumo che si levava sopra i faggi.
...
.
...
FINE.